Sodankylä per sempre
di Vincenzo Riccardi   

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Un po' circo, e molto sogno, al Festival del cinema di Sodankylä XXV edizione (16-20 giugno 2010)

Il treno notturno che, partendo da Helsinki, penetra l'intero territorio finlandese, addentrandosi fino alle porte della Lapponia a Rovaniemi, è colmo di giovani, i quali, un po' per noia, un po' per deformazione culturale, costringono i controllori a trasformarsi in badanti e ad accompagnare i più ubriachi alle rispettive cabine facendosi strada tra le pile di zaini da escursionismo e sacchi a pelo. Per la prima, e forse unica volta dell'anno, il disordine regna sovrano nei vagoni. È evidente che è arrivato quel periodo dell'anno. Le Sodankylän elokuvajuhlat stanno per iniziare, quest'anno celebrando un anniversario speciale.

 

 

 

 

”Ben venticinque anni fa, tre giovani scapestrati ebbero una delle idee più geniali, ed anche cretine a detta degli stessi, nella storia del cinema finlandese. Anssi (Mänttäri) in una buia notte di Novembre, forse portato all'esasperazione dalla quasi sempiterna oscurità, propose ai fratelli Aki e Mika (Kaurismäki) di andare in Lapponia, montare un tendone da circo e proiettarci film tutta la notte. O per meglio dire per tutte le 24 ore del giorno. I due presero Anssi sul serio e sei mesi dopo, sulle sponde del fiume Kitinen, approdarono anche Samuel Fuller, Bernard Tavernier e Jonathan Demme. Con ospiti di questo livello, l'intera cosa iniziò a prendere i contorni di un festival.” Così, senza abbandonare il suo piglio da studioso della storia cinematografica, sta riassumendo la nascita del Festival Peter von Bagh, il padrino della manifestazione. Nessuno è stato tanto presente quanto lui durante questo ventennio. Gli aneddoti continuano copiosi, accompagnando la presentazione del suo libro Sodankylä ikuisesti (S. per sempre), che ripercorre tutte le precedenti edizioni, tentando di dare una forma scritta allo spirito che ha animato quest'idea.

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La parola passa però ad Anssi Mänttäri, che a celebrazione di questo quarto di secolo trascorso ha ricevuto un riconoscimento da Peter von Bagh e dall'odierno staff organizzativo dell'evento “Di una cosa sono particolarmente contento, è che siamo riusciti nel nostro intento originale. Costruire un festival del cinema. Niente competizioni, premi o passerelle, ma solo un festival il cui punto cardine non sia nient'altro che il cinema e la sua fruizione da parte di tutti, senza alcuna distinzione. Il fatto che sia stato possibile metter su un evento, dove, diciamo, un tassista andando a comprarsi una salsiccia allo stand abbia potuto farsi una chiacchierata con Francis Ford Coppola, è la cosa più significativa ed importante per me” spiega Anssi Mänttäri. ImageMa venticinque anni è un anniversario importante, e per l'occasione sono arrivate le troupe televisive dei maggiori canali finlandesi.

A saziare la loro sete di pomposa ufficialità ci pensa ancora Peter von Bagh: “la missione è quella di promuovere il cinema, insieme all'esperienza che ne deriva, di grande valore sociale ed emotivo. Proiettare film in sale, goderseli senza pressione insieme a decine di altre persone ed avere la possibilità di confrontarsi e parlarne è ciò che in fondo accade a Sodankylä ed è ciò che è sempre più minacciato dalla modernità. Le pellicole sono sostituite da formati digitali, facili da produrre e trasportare, e le sale dai moderni non-luoghi, dato che la maggior parte dei film oggi viene magari vista su un pc in aeroporto.

ImageQuesto facciamo e questo continueremo a fare, sperando di essere cosmicamente meno soli nel nostro intento di onorare la bellezza e la forza, unica, del cinema tradizionale, insieme agli autentici epigoni di questa tradizione.” Parole appropriate, queste di Peter Von Bagh, e condivisibili, ma che stonano con l'ambiente che si incontra al di fuori del tendone addobbato per l'occasione. Per rendersene conto, è sufficiente scambiare qualche opinione con i volontari o i visitatori.

Woodstock ei oo v***u mitää Sodiksee verrattuna” (Woodstock mi fa una s***, paragonato a Sodankylä) è una delle prime frasi che ho sentito pronunciare a Tommi. Tommi è uno studente venticinquenne che per frequentare l'università si è trasferito da quel “tormento laghi-boschi-laghi” che è la Finlandia orientale fino a Turku. Tutto regolare, se non fosse che ebbe l'idea di suggellare questo cambiamento nella sua vita effettuando il viaggio in autostop. Ci mise 10 giorni. Allo stesso modo, per raggiungere Sodankylä e lavorare come volontario, ha deciso di percorrere con un amico l'intero tragitto in bicicletta. Due settimane nella fedifraga estate finlandese ed un totale di 1200 km. Un paio di notti sono stati costretti a dormire in tenda, dato che le condizione meteorologiche non gli permettevano di completare la tappa prestabilita. La stessa tenda che poi hanno utilizzato una volta arrivati alla scuola elementare di Kitisenranta, quartier generale e alloggio dell'organizzazione. Per la gioia delle nostre schiene, la dimora provvisoria per i membri dello staff consisteva in semplici aule scolastiche nelle quali i banchi erano stati velocemente accatastati in un angolo. Le asettiche aule delle tanto invidiate scuole di queste latitudini sono state anch'esse trasformate in disordinati luoghi di riposo, tracimanti di colori, sacchi a pelo e genialità. Infatti, c´è chi ha deciso di mettere tutta la sua creatività a disposizione della necessità di arrangiarsi, e perché no, anche degli altri compagni di fatica. I più banali si sono limitati a parcheggiare l'iconico Volkswagen Transporter in cortile per adibirlo a luogo comune, i più originali, invece, si sono spinti ben oltre, come Ari, che, cercando di racimolare qualche quattrino, ha offerto per tutta la settimana un originale e quantomeno romantico servizio sveglia. Per una manciata di centesimi o qualche sigaretta, il buon uomo, che tanta sfaccendato non è essendosi diplomato dalla prestigiosa Sibelius Academy, viene a svegliare il suo cliente al dolce suono del suo violino.
No, semmostaki tapahtuu” dice Johannes per nulla sorpreso. Qui succede di tutto. Venuto qui circa una settimana prima degli altri, ha un compito molto importante da svolgere, è infatti il responsabile ed il coordinatore delle tecnologie di traduzione audio-visuale. Nonostante l'onere gravoso, non gode di alcun beneficio particolare, anche a lui tocca, esattamente come agli altri volontari, un rimborso spese pari a zero e quattro metri quadrati di pavimento riservati. “È naturale che la domanda poi sorge spontanea - sostiene - tutti mi chiedono quale motivo mi spinge da quasi tre anni a venire fin qui a lavorare. Si, è vero che si dorme poco o nulla e sei sbattuto da una parte all'altra tutta la giornata, ma a certe cose sei preparato, sapendo che è così ogni anno. E poi, è l'atmosfera e la compagnia che sono speciali, ripagano per tutta la fatica. Altre ragioni onestamente non so darle.”
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L'atmosfera. Questo è ciò che più caratterizza l'evento e porta in secondo piano tutti gli altri avvenimenti, più o meno mondani, che un festival di cinema è oggigiorno costretto ad organizzare e per visibilità mediatica e per questioni di prestigio internazionale. Per questo motivo, agli illustri ospiti non sono mancate le cene in lussuosi resort, accompagnate sempre dalle onnipresenti escursioni a qualche fattoria di renne, tanto per tenere vivi gli stereotipi cari a Stubb ed alla sua nuova politica di rilancio e sviluppo del turismo. Così come le conferenze stampa, che hanno puntellato il programma in ogni momento della giornata per accontentare la troupe televisiva di turno che si è avventurata tanto lontano dal Kehä III. Tuttavia, è risultato chiaro che questi avvenimenti, inesorabilmente velati da una patina di artificialitá, hanno avuto poco successo sia con i visitatori che con gli ospiti, i quali invece si sono prestati molto volentieri a tutte le altre attività molto più in armonia con il contesto informale, rilassato e festoso della manifestazione. E così anche quest'anno la visione di Anssi Mänttäri si è avverata.

ImagePietro Marcello, l'unico ospite italiano dell'edizione dell'anno corrente, ha avuto l'occasione di arrostirsi in santa pace la sua makkara discutendo con Pedro Costa, mentre un po' più in là, Javier Rebollo (foto sotto, sbragato) cercava di far comprendere a dei giovani volontari l'importanza della bottiglia di vino che lo ha accompagnato durante tutta la kermesse cinematografica. Il talentuoso e giovane regista spagnolo, presente a Sodankylä con la sua pluripremiata ultima fatica “La mujer sin piano”, racconta con passione e zelo che quella bottiglia gli fu regalata anni fa da Aki Kaurismäki in persona, fra i personaggi più influenti nella sua formazione artistica e tecnica da regista.

ImageMa arduo è il compito di chi si propone di spiegare a dei giovani finlandesi, già abbastanza alticci, che una bottiglia di vino può avere un valore che va ben oltre quello alcolico riportato sull'etichetta. Così, almeno per quella sera la bottiglia è rimasta illibata e i finlandesi esterrefatti. Barriere culturali.

Poche sono state invece le barriere culturali che Pietro Marcello (foto sotto) ha dovuto abbattere presentando per la prima volta in Finlandia il suo ultimo lavoro “La bocca del lupo”, che gli è valso premi sia al Torino Film Festival che alla Berlinale. “La bocca del lupo è un film che parla direttamente ai sentimenti più universali che l'uomo abbia. Una storia poetica che tracima tenerezza e fragilità e cattura immediatamente lo spirito dello spettatore in maniera così efficace da sembrare fiction.

Image (foto S. Happonen)

Invece, Marcello è riuscito a creare questo mondo partendo dalla realtà, e ciò è straordinario non solo perché la realtà dei fatti raccontati rasenta la fantasia, ma anche da un punto di vista tecnico, dato che l'influenza dei suo precedenti documentari è ben riscontrabile in questo film, che è appunto difficilmente classificabile”. Così Timo Malmi, direttore artistico del festival, nella descrizione del docu-film del regista napoletano.

 

 

 

 

ImageIl film, effettivamente, risponde appieno alla generosa presentazione ed è un successo. Il tendone è stracolmo e la ruvida voce di Enzo, il protagonista e narratore, risuona sotto il chiaro cielo lappone in tutta la sua meridionalità. Ed è così che si scopre che il suo imperfetto accento siciliano ha affascinato ed incuriosito gli spettatori, i quali, al termine della proiezione, sommergono Marcello di domande. Tuttavia, nessuno ha alzato il suo ditino per chiedere informazioni tecniche o ulteriori delucidazioni sull'apparecchiatura utilizzata, cosa molto comune in ambienti infestati di addetti ai lavori o appassionati faziosi. Le domande, a ben vedere, sono state tutte incentrate sui protagonisti e le loro vite, segno che il film è riuscito a far breccia negli animi. E quando un distinto finlandssvensk chiede nel suo compìto inglese oxoniense come abbia fatto il regista a scovare dei soggetti talmente interessanti e profondi per un progetto del genere, il buon Marcello, in tutta la sua semplicità partenopea, risponde che l'incontro è avvenuto per caso, davanti ad un negozio. In un attimo tutto coincide e la casuale e caotica perfezione dell'atmosfera del Festival si rivela in tutta la sua malia. Un incontro tanto fortuito quanto straordinario fra un giovane regista napoletano ed un siciliano con una storia d'amore da raccontare ha fatto sì che dei finlandesi si ritrovassero in un tendone buio nella notte luminosa della Lapponia ad assistere ad un film italiano sulla toccante storia d'amore di un siciliano con un travestito fra i carrugi della vecchia Genova. Magari mangiandosi una bella makkara, assecondando il sogno, o la fame, di Mänttäri.

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(La Rondine – 6 luglio 2010)