Modificato il voto degli italiani all'estero
di Redazione   

Lo afferma il viceministro degli Esteri Danieli

Il tempo per una riforma del voto all'estero non c'è stato, ma il via libera ad alcune cruciali modifiche sulle modalità è arrivato in sede del Consiglio dei Ministri. Il testo del Decreto Legge approvato contiene norme riguardanti le prossime elezioni di aprile sia in Italia che all'estero.

Il testo è frutto di ripetute riunioni tra le Amministrazioni interessate oltre che di una riflessione sull'esperienza delle politiche del 2006, dove per cattiva organizzazione del voto all'estero si sono create diverse situazioni caotiche. Quindi allora che le principali modifiche si concentrano su alcuni aspetti tecnici e concreti di piccola entità, ma di grandissima importanza.
Primo: il plico elettorale che dal Consolato viene spedito a tutti gli elettori che entro il 16 febbraio non abbiano optato per il voto in Italia partirà con sistemi di posta raccomandata.
“In tutti quei paesi i cui sistemi postali lo consentono” precisa il vice Ministro Franco Danieli a Gente d'Italia spiegando i dettagli delle modifiche approvate. La legge istitutiva - la "Tremaglia" del 2001 - infatti, non aveva tenuto conto dei diversi sistemi postali che operano nei paesi dove risiedono i nostri connazionali che devono essere comunque messi nelle medesime condizioni per esprimere il voto. Inoltre il sistema della raccomandata garantirebbe che, in caso di mancato recapito, la busta ritorni al Consolato, escludendo la possibilità di utilizzare quel plico per un altro voto come era stato insinuato nel corso delle numerose polemiche scaturite intorno al voto all'estero così come si era svolto nel 2006.
Altra modifica: il contenuto delle buste. “Sarà eliminato dal plico il materiale ridondante, ossia il testo di legge che nel 2006 venne allegato alle schede”, spiega Danieli. Nella busta l'elettore troverà invece delle le indicazioni per esprimere in modo corretto la propria preferenza e, quindi non andare incontro ad un annullamento. “Per una ulteriore semplificazione”, spiega il vice Ministro, “e' stata soppressa la firma del presidente di seggio sul retro della scheda elettorale che aveva creato confusione per molti elettori all'estero”. Quella linea nera su sfondo bianco aveva indotto infatti molti a firmare al posto del presidente di seggio, causando anche in questo caso l'annullamento del voto.
Altra spinosa questione affrontata a palazzo Chigi quella dell'ufficio centrale della circoscrizione estero e del controllo sulle operazioni che vi si svolgono. Nelle passate elezioni solo tre magistrati erano stati impiegati per le operazioni di verifica. Il prossimo aprile saranno sei. Lo scrutinio poi dovrebbe svolgersi in un luogo diverso dal tristemente celebre Castelnuovo di Porto, il centro a circa 40 chilometri da Roma. Lì nel 2006 si concentrò un vero e proprio esercito di presidenti e scrutatori (3825 in tutto), impiegati del Comune (250), vigili urbani (350) e rappresentanti di lista, che, per raggiungere Castelnuovo causarono un gigantesco ingorgo, con code di automobili lunghe chilometri. Alla fine, le operazioni di scrutinio cominciarono con oltre tre ore di ritardo ed in una confusione, che, a detta dei testimoni, era difficilmente sopportabile.
“Stiamo verificando la possibilità di spostare le operazioni alla Fiera di Roma. E' solo un'ipotesi per ora. Dobbiamo aspettare una risposta sulla disponibilità dello spazio. In ogni caso saranno diversamente organizzati gli stand, nel senso di una maggiore tranquillità per lo svolgimento delle operazioni”, sottolinea il sen. Fanco Danieli, ”e tra le modifiche approvate a Palazzo Chigi c'è anche quella di diminuire da 5000 a 3000 il massimo degli elettori per seggio elettorale”. In questo modo verrebbe aumentato il numero dei seggi di un terzo circa rispetto al 2006 e degli scrutatori che dovranno essere reperiti, “ma sarà anche eliminato quell'elemento di distorsione delle operazioni e di lungaggine che ha pesato sulla passata esperienza” sottolinea il Vice Ministro.
Il testo approvato ieri prevede un settimo punto: la scelta del segretario di seggio da parte del presidente del seggio stesso, fra gli elettori in possesso di un titolo di studio di istruzione secondaria di secondo grado. “E' un'ulteriore garanzia perché sia individuata una persona in grado di scrivere correttamente un rapporto, di interpretare le norme sulle modalità di voto senza approssimazione e di rispondere prontamente a tutti i compiti”, precisa il senatore di centrosinistra. Una "rivoluzione" invece è stata decisa per i seggi che dovranno raccogliere il voto per le tre categorie di connazionali temporaneamente residenti all'estero già individuate in occasione della passata tornata elettorale: dipendenti della Pubblica amministrazione centrale; militari in missione di pace e professori o ricercatori. I dipendenti delle pubbliche amministrazioni ed i professori potranno votare al Senato per il Lazio e alla Camera per il collegio di Roma 1; nelle circoscrizione in cui ricade il reparto di appartenenza voteranno invece i militari impegnati in missione all'estero.
Il passo compiuto dal Consiglio dei Ministri è stato nel senso di un miglioramento della una macchina organizzativa che nel 2006 mostrò molte carenze, aprendo la strada anche a ricorsi, con accuse, oltre che di veri e propri brogli, di improvvisazione. Molto aveva pesato in quell'occasione la strettezza dei tempi tra l'indizione delle elezioni e l'avvio della complessa macchina del voto. Le polemiche vennero in particolar modo dal centro-destra che si era presentato diviso al voto e si concentrarono sulle elezioni per il Senato dove il centrosinistra ha ottenuto la maggioranza, sebbene risicata. Il momento più acceso delle contestazioni arrivò qualche mese dopo con la diffusione da parte di un ex candidato del centro-destra nella ripartizione Asia-Australia di un video in cui si vedeva un uomo che compilava pacchi di schede elettorali esprimendo preferenze per candidati dell'Unione.
Image Non tutte le proposte di modifica sulle modalità del voto all'estero però sono state accolte nel decreto legge. Alcune erano state avanzate dal Comitato per le questioni degli italiani all'estero del Senato, presieduto dal sen. Claudio Micheloni, in una lettera inviata il 9 febbraio scorso al Presidente Prodi e ai Ministri D'Alema e Amato. Nella lettera si richiedeva “l'adozione di alcune misure che favoriscano anzitutto forme di collaborazione tra i rappresentanti delle liste elettorali ed i Consoli nella supervisione degli adempimenti organizzativi, attraverso l'istituzione di veri e propri comitati elettorali presso i Consolati utili a creare un clima di serena e trasparente partecipazione democratica”. Una modifica che i tempi ristretti del voto anticipato non hanno consentito, secondo Danieli. “Siamo ormai in una situazione di emergenza sui tempi. La proposta è arrivata quando gli adempimenti erano già partiti. Necessitava invece di maggior tempo e di una norma di legge che avrebbe dovuto essere approvata con i suoi tempi. Non si possono costituire comitati elettorali con la stessa velocità con la quale si riuniscono degli amici al bar. Il Consolato è una sede istituzionale”.
La Commissione presieduta da Micheloni, istituita nell'estate del 2007 con l'obiettivo di procedere ad una riscrittura del testo della legge, aveva chiesto anche che l'elettore potesse trascrivere sul certificato elettorale gli estremi del proprio documento d'identità e, quindi, la propria firma. All'atto dello spoglio, sottolineava il Comitato, il certificato elettorale sarebbe stato tenuto distinto dalla busta contenente la scheda. “Questa proposta è stata vagliata e infine ritenuta in contrasto con le norme che tutelano la privacy e che sanciscono la assoluta non identificabilità potenziale dell'elettore”, spiega il Vice Ministro con delega per gli Italiani nel mondo.