TEATRO FINLANDESE: SOLIPSO
di Laura Ruohonen   

Laura Ruohonen

SOLIPSO

Dramma in 10 scene. Titolo originario "Yksinen" (2007)

Traduzione italiana di Nicola Rainò (2009)

In collaborazione col Teatterin Tiedotuskeskus.

Nella stessa serie, Pirkko Saisio, Insensibilità

Image

Laura Ruohonen

SOLIPSO

Personaggi:
Hilpi K. Korpi-Wikman, oculista in pensione
Juulia Ramona Niva, architetto
Tor Sjölund, giovane marinaio


Buio. Il cono di luce del faro taglia con regolarità la superficie del mare. Lungo, breve breve, lungo, breve.

1. La regata

Regata, Casino. In lontananza le luci di una grossa nave, come un muro, una casa di vetro; una nave spaziale illuminata a festa attraversa la scena, e le sue dimensioni rendono insignificanti, bidimensionali le proporzioni di tutto il resto. Una donna elegante, Hilpi K. Korpi-Wikman, sul pontile con tacchi alti, luci agli attracchi, notte di primavera.

HILPI
È qui che dovresti stare! Qui, con me, su questa riva, dove c'è il Casino, grandi barche a vela, coppie innamorate, risate e rumori, donne con tacchi alti sul pontile, che ridendo fanno attenzione che il tacco non vada a finire nelle fenditure del pontile, ma sempre da qualche parte va a finire, finisce per rompersi, il tacco, così pure la caviglia, ma nemmeno questo è poi tanto pericoloso, non qui, sul pontile, nel conforto di uomini abbronzati in braghe bianche.
E all'orizzonte procede una grande nave – con tutte le finestre illuminate. Oggigiorno si costruiscono case di vetro grandi come navi, ma per noi io faccio una casa, gli faccio costruire una casa nera ed eterna come un sasso sulla riva.

2. Paesaggio

Sull'altra riva una donna più giovane, Juulia, è in attesa sull'acciottolato nella foschia mattutina. Fa freddo.

JUULIA
Questo paesaggio è incredibile – e al tempo stesso estremamente banale: uno scoglio grigio in mezzo a tanti identici del Baltico. Eppure, su scala mondiale, si tratta di un fenomeno eccezionale; un'isola ai confini del mondo, in un mare che, se ci cadi, ti uccide in pochi minuti, col suo gelo. La luce è abbagliante. Strani riflessi e colori dell'acqua, la roccia rossastra, pesci, sassi e l'ampio cielo pieno degli strepiti degli uccelli migratori, voci di uccelli e voci provenienti dio sa da dove. Presto sarà maggio, eppure di notte gela.
(Squilla il telefono)
Ida! Ma è notte! E tu dovresti dormire. Sono le quattro! È notte. Dormi, così domani mattina, quando ti svegli, la mamma sarà lì. Ci vuole poco. No, papà non è cattivo, lui dorme. Sveglialo, se hai paura. La mamma non sta in un posto sbagliato, sta solo in un altro posto. (Pausa) Ida? Ci sei?

3. Viaggio in barca

Primo mattino. Rumore avvolgente di un motore e musica. Juulia e Hilpi stivano al buio la loro roba in una barchetta a motore alla luce lampeggiante delle torce tascabili, quindi prendono il largo nella notte verso l'arcipelago. Hilpi al timone. Tutt'e due indossano un giubbotto arancione. Juulia è seduta a prua.

4. L'isola

Image

Un po' di nebbia, un paio di ontani e un grande pado. Ma i ginepri infestano il terreno ovunque, dove non compaia la nuda roccia. Rovine di un lebbrosario. Juulia s'è portata dietro il teodolite, un'asta graduata, la macchina fotografica, strumenti per prendere appunti e altri arnesi da architetto.

HILPI
Eccola qui. Ecco la mia isola. Mia e di A. Wikman. Tutti quelli che ci venivano una volta dovevano tirarsi dietro anche la bara. Qui ci portavano i lebbrosi a morire, all'epoca non ci crescevano alberi. E nemmeno adesso. Si racconta ancora come i marinai fossero terrorizzati dal vento che da qui levava voci sopra le acque, lamenti e invocazioni d'aiuto.

JUULIA
Questo posto è proprio... proprio... esattamente come me l'ero immaginato. Davvero soprannaturale. Guardando la carta nautica, sulle prime non m'ero resa conto di quante linee ondulate ci fossero. Perturbazioni magnetiche! Perturbazioni magnetiche qui in Finlandia! Non ci avrei mai creduto. I radar vanno in tilt come le bussole e la strumentazione. I cellulari a momenti vanno e a momenti no! Brutta roba per qualsiasi lavoro all'insegna dell'efficienza! Bell'accendino.

HILPI
M'è rimasto in mano in qualche museo. In mezzo a tutti quegli altri oggetti d'arte, mi aveva colpito.

JUULIA
Sono incantata del suo lavoro!

HILPI
Figuriamoci!

JUULIA
Non è da tutti, quel che avete fatto. Grandioso. Un settore davvero speciale. Degenerazione oftalmica delle popolazioni artiche? Com'è che c’è arrivata?

HILPI
Ancora negli anni Cinquanta si credeva che i finlandesi fossero una razza artica; assuefatta a vivere al buio e al gelo. Erano tesi del genere che facevano andare in bestia A. Wikman e me. Abbiamo studiato i popoli nordici dagli Inuit agli Eschimesi e i Saami, e li abbiamo confrontati con le tribù che vivono nei deserti sotto un calore spaventoso, e guarda un po', hanno tutti gli stessi occhi! Ora queste popolazioni sono ovviamente tutte estinte, ma non c'è da rammaricarsi, erano gente simpatica e vivevano in posti splendidi. Fu un piacere fare esperimenti su di loro.

JUULIA
È un grande onore che la sua Fondazione abbia scelto proprio me. Un grande ospedale come questo, per un giovane architetto, giovane o no, insomma professionalmente è una fantastica opportunità...

HILPI
Sono stata io, certo, a sceglierti. Gli altri non capiscono niente di niente. Gli ho detto: adesso chiudete la bocca, per prima cosa finiamo su tutti i giornali, dato che è giovane e donna, e poi farà esattamente come vogliamo noi.

JUULIA
Poi dal punto di vista economico per me è un vero trionfo, per dire le cose come stanno, ero in una situazione davvero catastrofica quando m'è arrivato questo salvagente così, di colpo...

HILPI
Lasciamo perdere per ora la Fondazione e pensiamo a questa mia casa.

JUULIA
Perfetto! Mi dà la possibilità di far evolvere le mie idee su scala più piccola, è una sfida veramente fantastica...

HILPI
Ascolta, l'ho imparato al primo convegno internazionale di medicina, c'erano esperti, specialisti rinomati, che venivano trasportati in pullman all'aeroporto, e sul pullman gli uomini parlavano e le donne stavano sedute piegando la testolina per ascoltare quel che gli uomini dicevano. Le teste ciondolavano in questo modo fin sul corridoio del pullman. A me nessuno rivolgeva la parola. Fu allora che presi la decisione che non mi va di piegare la testa in quel modo fino alla fine dei miei giorni. E così è rimasto del tempo per fare dell'altro. Togliti questo giubbetto, sembra ridicolo.

Juulia si toglie il giubbetto di salvataggio.

HILPI
(Indicando con la mano) È qui che voglio la casa!

JUULIA
È questo il posto?

HILPI
Qui! Su quest'isola. Proprio in questo punto.

JUULIA
Qui?

HILPI
Qui. Me ne sto qui a guardare verso sud quando sei milioni di anatidi voleranno in questa direzione. È da lì che arrivavano i vichinghi, da lì i russi, e su questa isola marcivano i lebbrosi. Ci troviamo esattamente nell'ombelico della storia.

JUULIA
In base a questa carta... Non c'è qualcosa di strano, adesso?

HILPI
Certo. Qualche piccolo cambiamento.

JUULIA
E cosa?

HILPI
Quest'isola un po' è cambiata. L'isola in un certo senso è... in un certo senso è un'altra. Un altro posto. E dunque un'isola diversa da quel che pensavo nel momento in cui t'ho spedito quella carta.

JUULIA
Qual è il nome dell'isola?

HILPI
Solipso.

JUULIA
Solipso?

HILPI
Esatto. Non è bello?

JUULIA
Non c'è su questa carta?

HILPI
Certo che no, visto che è la carta sbagliata!

JUULIA
Ma io ho fatto progetti sulla base di questa...

HILPI
Si possono sempre modificare. Non è mica qualcosa di intoccabile.

JUULIA
La collocazione di una casa? Ma è... è... forse la decisione più importante nella vita di una persona. Forse l'unica che pesa nel suo destino. Qui casca l'asino. O sta in piedi, almeno spero.

HILPI
Allora non hai ancora pronto questo disegno?

JUULIA
No. Per prima cosa bisogna fare conoscenza con l'ambiente. Poi si trova la collocazione della casa.

HILPI
È qui.

JUULIA
Ma non si tratta mica di teoria, non si spaventi, è solo una questione essenziale della tecnica delle costruzioni. Che l'edificio si inserisca nel paesaggio adatto può essere anche una questione di un decimo di millimetro.

HILPI
Senti, adesso la fai troppo complicata. Mi basta che a me vada bene e gli altri schiattino d'invidia.

JUULIA
In questo non c'è necessariamente contraddizione (mentre parla tira su gli strumenti di misurazione). In questo paesaggio la cosa principale è la stabilità. La casa dev'essere così ben costruita da durare trecento o anche cinquecento anni. È compito dell'architetto, compito mio, fornire al cliente quel che gli serve, anche se non sempre lo stesso cliente lo comprende da sé. E allora può vedere il suo sogno segreto che viene su dal nulla, prendendo forma, nella pietra e nel legno e nel vetro. In un edificio del genere, quando vi entra dentro, comprende di essere finalmente giunto a casa.

HILPI
Ma allora mi spieghi perché gli architetti al giorno d'oggi tirano su edifici così brutti?

JUULIA
Mi scusi, un attimo, io preciserei, non è...

HILPI
Ma hai un eczema?

JUULIA
Eczema?

HILPI
Ci pensavo mentre ti andavi grattando in quella maniera. Su quell'isola più grande c'è un ufficio postale, con un chilometro di corridoio e cento porte e solo due impiegati! Tipica mania di grandezza di un architetto. Quell' Aalto avrebbe dovuto dedicarsi solo ai suoi vasetti, e ci avrebbe risparmiato tanta roba.

JUULIA
Era stato certo il cliente, cioè lo Zar, che aveva...

HILPI
Ascolta, in sala d'aspetto ho sfogliato qualche rivista d'architettura, dove si sosteneva che i templi più belli rappresentano il rapporto tra un uomo normale e il cosmo, e la sezione aurea passa proprio per l'ombelico. Può esser vera una roba del genere?

JUULIA
No! O meglio sì, in un certo senso. Si riteneva che il rapporto tra il mondo e l'universo fosse visibile in ciò che costruisce. E siccome l' uomo armonico con le estremità distese si adatta esattamente alle più perfette figure geometriche, all'interno del cerchio e del quadrato, partendo dalle proporzioni umane possiamo misurare quelle dell'universo.

HILPI
Non può esser vero. Ed è questo che si insegna con le tasse che paghiamo? Perché nessuno osa dirlo apertamente che tutti gli edifici sono costruiti per uomini di centottanta centimentri? E allora tutti noi altri, mi domando? E noi altri!? Nessuno sa qual è l'effetto sull'autostima del dover vivere tutto il tempo come un bambino in mezzo ad arnesi troppo grandi, prendere uno sgabello per tirar giù un piatto dall'armadietto, allungarsi sulla punta dei piedi e mangiare col mento sull'orlo del tavolo, sentendosi sempre della misura sbagliata, troppo piccoli e inadeguati a occupare anche le sedie più normali. Ecco perché colleziono cose antiche. Non perché mi piacciano, ma soltanto perché di quando in quando riesco a trovare uno sgabello piccolo o un tavolo sufficientemente basso. Al giorno d'oggi ogni progettista ha in mente una modella che sventola gambe chilometriche sul divano mentre tutti noi affondiamo in mezzo ai cuscini. In questa casa bisogna che ogni scalino e sedia e maniglia siano della mia misura. Ma in modo che sembri bello grande. È per questo che ho scelto te. Perché sei proprio su misura. Be' sul giornale sembravi più giovane. Al giorno d'oggi i quarantenni li chiamiamo giovani e i vecchi non si può chiamarli vecchi, sono maturi o anziani, ma a me non va di girarci intorno, io lo dico chiaramente che sono una vegliarda che non piace a nessuno.

JUULIA
L'Edda l'avrà letto certamente.

HILPI
Leggo solo gialli.

JUULIA
Be', lì ad ogni modo si racconta di un re vichingo che voleva costruire una nave. Chiamò i migliori carpentieri e l'opera risultò perfetta. Ma al momento di calarla in acqua ci si accorse che qualcuno, nel corso della notte, l'aveva spaccata a colpi d'ascia. Un tremenda catastrofe. Fu promessa una cospicua ricompensa a chi avesse rintracciato il colpevole. A questo punto si fece avanti il più vecchio dei carpentieri e disse: "Sono stato io a distruggere la nave. La notte, mentre gli altri facevano festa, sono uscito sulla riva e mi sono accorto che, era vero, la fiancata era un'unghia troppo alta." E il maestro con l'ascia colpì ancora una volta il bordo della nave e allora tutti i presenti si resero conto che era vero, che la nave era di un'unghia troppo alta, e solo adesso era perfetta. E tutti, col re in testa, ringraziarono il maestro, perché gli aveva insegnato a vedere la differenza tra ciò che è buono e ciò che è davvero perfetto.

HILPI
Ascoltami. Sarà meglio che ci atteniamo al "sistema chiavi in mano". Io ti dico che cosa devi fare, tu lo fai, e quando tutto è pronto mi metti le chiavi su questa mano qui.

JUULIA
Volevo soltanto precisare... Io devo prima capire le esigenze di questo luogo e i tuoi desideri, la storia di questo territorio, e la tua storia personale, solo dopo posso mettermi a disegnare.

HILPI
Dio mio come la fai difficile! Va bene, un'esigenza assoluta ce l'avrei!

JUULIA
Splendido! Adesso si va avanti. Splendido! Ma un attimo. Dov’è andata a finire la penna?

HILPI
Eccone una!

JUULIA
Ma io ho la mia...

HILPI
Eccotela! (costringe Juulia a prenderla) La NASA ha investito 20 milioni di dollari per mettere a punto questa penna spaziale. Funziona perfino sulla luna!

JUULIA
Come la matita. I russi usavano quella.

HILPI
Come, scusa?

JUULIA
E allora? Questa tua idea sulla casa?

HILPI
Bisogna costruirla in modo che non ci si accorga della sua costruzione prima che arrivino le autorità, quando sarà troppo tardi per intervenire. Il camino per cominciare non dev'essere visibile venendo da nord. Da sud non importa. Lì ci sono tanti scogli che nessuno si azzarderebbe a passarci. Ho sentito dire che se la casa ha già il colmo e il tetto pronti non si può più abbattere. Ma esiste una legge così, vero?

JUULIA
Mai sentito niente di simile.

HILPI
Ah no? Ma adesso siamo nell'arcipelago, e qui le leggi sono diverse. Qui vigono quelle locali, quelle di Jommala. E poi, prendi anche quest'appunto. Io voglio una casa che sia come... me!

JUULIA
...?

HILPI
Una sberla sul grugno. Un gancio sinistro sotto la cintura! (risata fragorosa) Non prenderti sul serio! L'architettura è una cosa davvero meravigliosa. In quest'ambiente, come puoi farne a meno?

JUULIA
Ecco appunto. Nel venire guardavo il paesaggio, davvero una gran tristezza; l'arcipelago più bello del mondo tutto costellato di chioschi e baracchine primitive. Quel che conta, che costi poco e sia di facile costruzione. E accanto dei bei vecchi casolari stanno a marcire.

HILPI
Non ci vedo nessuna differenza.

JUULIA
Tra un vecchio casolare e una rozza baracchetta?

HILPI
Esatto.

JUULIA
Non vedi la differenza?

HILPI
No.

JUULIA
Non vedi nessuna differenza?

HILPI
Nessuna differenza significativa.

JUULIA
Ma un qualche tipo di differenza la vedi di sicuro. No?

HILPI
Non quel genere di differenza per cui sarei disposta a spendere nemmeno un centesimo. Ma adesso, ragazza mia, comincia a dirmi che cosa hai progettato.

JUULIA
Come ti ho detto: costruire comincia con una presa di coscienza dell'ambiente. (Le mette in mano il regolo, cioè un'asta graduata e dei paletti segnalatori. Sei proprio platicefala. Puoi andare laggiù?

HILPI
Bene, finalmente si comincia a vedere qualcosa di professionale. Stavo già cominciando a pensare... che diavolo mai... E tienilo a mente, non ci provare poi a vendermi dei parquet carissimi.

JUULIA
Qui ci vuole una costruzione anonima, un genere di casa... che l'anno prossimo sembri essere già stata qui per duecent'anni. Che quando ci si passa davanti un'altra volta si abbia l'impressione di ricordarsela sin dall'infanzia, e la terza volta uno non se ne accorga neppure...

HILPI
Anonima? Ma io non sono affatto un'anonima! Ma di che stai parlando? Io son tutto il contrario dell'anonimato. Io voglio che la casa si veda, e da lontano, che da ogni traghetto dalla Svezia puntino i binocoli, che roba sarà mai quella?, ma soltanto quando la costruzione sia così avanzata che non si possa più abbatterla! Fammi una casa come me: uno schiaffo sul grugno!

JUULIA
Volevo dire questo: qui andrebbe bene una casa in cui non ci sia nulla di non necessario, niente oggetti superflui o fatti male: coltellino, bollitore dell'acqua, tazzone, piatto e ascia, un appendiabito per l'impermeabile, una bombola di riserva del gas, acqua e benzina. Di asciugamani ne serviranno due, uno da lavare e uno da usare.

HILPI
Questo spiega perché non ti hanno chiesto di progettare la sede centrale del nostro più grande quotidiano!

JUULIA
Ma sono io che non avrei mai accettato! Quel posto incarna tutto ciò che mi risulta sgradevole; mancanza di originalità, di carattere, imitazione altrui, debolezza concettuale, uso semplicistico di materiali di moda, indifferenza, pretenziosità, grossolanità e arroganza.

HILPI
Ma non te l'hanno nemmeno domandato!

JUULIA
Io mi auguro che tu veda che qui c'è un'enorme potenzialità. Ma pensa: al giorno d'oggi la gente normale ha tante calze e camice e piatti, tanti quanti ne avevano prima i reali, ma mentre questi avevano schiere di servi a metterli a posto e lavarli e impilarli, oggi un'unica persona che cerchi di far fronte alle stesse incombenze è destinata alla rovina, non può farcela, la roba ha inevitabilmente il sopravvento e famiglie intere, nazioni intere impilano, ripiegano e stoccano e canforizzano e spazzolano e stirano e portano alla spazzatura senza posa, da mattina a sera, e nonostante ciò la montagna di cianfrusaglie aumenta, il tempo passa, le forze si esauriscono e la vita finisce, prima che ogni cazzo di ciotola scarpa morsetto sci lampadina tazza chitarra e giornale di ieri sia al suo posto.
L'unica decisione sostenibile è eliminare tutto quanto c'è di superfluo. Da parte mia non getto via mai nulla prima d'aver valutato se posso averne bisogno quando verrà la prossima guerra. Acquisto sempre mobili di legno, mai roba in truciolato, magari qualcosa in legno massello tipo quercia. Puoi sempre gettarla nel camino, quando non t'è rimasto niente altro da bruciare.

HILPI
È a questo genere di cose che pensi?

JUULIA
Sicuro! E anche tutti gli altri dovrebbero farlo. Continuamente. Da mane a sera. È assolutamente irresponsabile che in un clima come questo si costruisca anche un solo edificio che non si possa scaldare con la legna. Ogni casa dovrebbe avere obbligatoriamente un camino. Al momento morirebbe di freddo metà della popolazione se chiudessero i tubi del riscaldamento centrale. Da questo bisognerebbe partire. Se questa fosse la mia isola, io qui non ci porterei nulla. Qui tu saresti libera!

HILPI
Ascolta, ragazzina. Io non voglio essere libera. Io voglio una casa!

JUULIA
...

HILPI
Lo capisci?

Juulia fruga cercando la carta

JUULIA
Dov’è che ci troviamo per l'esattezza...?

HILPI
Direi una decina di centimetri fuori dal bordo di quella carta.

JUULIA
Sulla carta non ci siamo?

HILPI
Non su questa carta.

JUULIA
Perché non mi hai mandato una carta dove ci siamo? Sarebbe stato parecchio più utile avere una carta dove ci siamo. E molto più facile lavorare.

HILPI
Non si riesce sempre a fare tutto, tu stessa sei riuscita nella tua vita a fare tutto sempre in maniera esemplare e in tempo? Adesso basta tirarla per le lunghe, viene freddo. Metti quei paletti, così possiamo ripartire.

JUULIA
Prima voglio dare un'occhiata al terreno.

HILPI
Fallo pure. Da' pure liberamente un'occhiata, basta che non perdiamo tempo.

Juulia nota sul terreno una struttura in pietra.

JUULIA
Cos'è quel mucchio di pietre?

HILPI
Liberiamocene. Facciamolo saltare. È un sistema facile ed economico.

JUULIA
Sono una specie di ruderi?

HILPI
Piazza quei paletti lì, il posto è questo.

JUULIA
Ma no, qui ci sono delle rovine. Queste pietre sono state manipolate. Qui c'era qualche... questa forma... qualche... qui c'è qualche vecchio...

HILPI
Ma sì, ma sì, l'ho già raccontato, delle suore qui, a suo tempo, avevano messo su delle baracche, quando qui c'era questo lazzaretto per lebbrosi.

JUULIA
Non si può costruire sopra delle rovine. Scegliamo un altro posto.

HILPI
Questo è quello giusto! Fu proprio A. Wikman a sceglierlo nel '63, e tu stessa hai detto che questo andava bene.

JUULIA
Non è vero!

HILPI
È vero.

JUULIA
Non avrei potuto dirlo. Si tratta di una posizione assolutamente infelice, un avvallamento. Bisogna salire più su, altrimenti i tronchi sotto marciscono subito. Perché è di tronchi d'albero che si deve fare, o anche al riguardo hai cambiato idea?

HILPI
Non possiamo salire più in alto, l'ho già detto, altrimenti la casa è troppo facilmente visibile dal mare. Mi sono appositamente preoccupata che nessuno sapesse che adesso siamo qui.

JUULIA
Fammi vedere quella licenza edilizia.

HILPI
È qui che a suo tempo guardammo con A. Wikman! Ma non s'è mai avuto il tempo di costruire e poi lui è morto e m'ha lasciata sola. (Accalorata) Stronzo! Il posto è questo. Metti su quei paletti, qui c'à pietra a non finire. (Dai ruderi sposta un sasso usandolo come pietra angolare)

Juulia rimette subito il sasso al suo posto.


HILPI
Ma che fai?

JUULIA
Rimetto il sasso dov'era!

HILPI
Che cosa? (Torna a spostare il sasso)

JUULIA
Non toccarli!

HILPI
Ma che ti prende adesso?

JUULIA
Legge sulla conservazione dei monumenti.

HILPI
Cosa?

JUULIA
Legge sulla conservazione dei monumenti. Questo sasso fa parte di un monumento! In realtá qui non si dovrebbe costruire affatto!

HILPI
Ma perché allora ti sei messa in mezzo?

JUULIA
Ma di questo s'era appena... di quella casa della Fondazione, di un sanatorio oftalmico s'era parlato. La faccenda del tuo cottage era stata appena accennata...

HILPI
La casa della mia via accennata! Meno male che anche questo s'è messo in chiaro! (Hilpi provocatoriamente risposta il sasso dalle rovine a fare da pietra angolare)

JUULIA
Io non sono la persona adatta a farti il progetto di una casa. (Straccia lo schizzo della casa che stava disegnando)

HILPI
Ah, be'! Tu non saresti la persona giusta a progettare nemmeno un fiorellino sulla carta... una carta igienica.

JUULIA
Sarà meglio, forse, che ordini la casa su qualche catalogo, qualche cagata realizzata con legno per stuzzicadenti dove sulla porta c'è un listello tirolese. La prima volta che ti ci fai la sauna, la porta non si richiude più.

HILPI
L'avrei già ordinata più di una volta, ma qui non ci sta, arriva fino all'acqua!

JUULIA
Cristo, adesso andiamocene! pensavo che mi avessero chiesto di progettare un sanatorio, un grande edificio pubblico, ma adesso questo mandato si va riducendo, si restringe, e adesso mi ritrovo in un posto sfigato a disegnare una capanna per una rompiscatole stagionata.

HILPI
Tanto che tu lo sappia: non ti pagherò un centesimo per questo!

JUULIA
Questo cosa?

HILPI
Per questo chiacchiericcio da comare! L'ho sempre detto che anche in un'orchestra ci vuole almeno il sessanta per cento di uomini, se no non si combina niente! Come ho potuto fare un errore del genere. (Osserva lo schizzo strappato di Julia) Linea debole, sgorbi femminili, assenza di linee e visioni in grande. Da una roba del genere non ne verrebbe né carne né pesce. E allora su, in barca! raccogli le tue cianfrusaglie! (Prende a trasportare gli attrezzi di Juulia sulla barca).

JUULIA
Lasciali stare!

HILPI
Allora stattene pure lì, io prendo la barca. Quando senti che metto in moto il motore salta su, se non vuoi restare qui a mangiare alghe. In queste acque non passa nessuno prima di San Giovanni. Quanto alla Fondazione, non vale la pena nemmeno che ci pensi! È andata, sei fuori del gioco.

JUULIA
Non sei tu a decidere da sola.

HILPI
Stammi a sentire, la Fondazione Aa e Hoo Wikman sono io!

5. Il motore

Hilpi cerca di avviare il motore. Non parte. Hilpi s'aspetta che Juulia chieda qualcosa, ma non succede.

HILPI
Il motore non parte. Hai sentito? Non si avvia! Ma tu, Piia... Saara, ragazzina, dico ragazzina – non riesco a ricordarmi come ti chiami – non potresti venire a vedere che problema c'è? Vieni, dai. Vuoi andartene o no di qua a casa?

JUULIA
Un momento. Rimetto prima a posto questi sassi che hai gettato via.

HILPI
Vieni, su, ho fame e sete. Non ho portato nulla da mangiare con me, pensavo che giovane come sei avresti sbrigato la faccenda in un attimo.

JUULIA
(accennando al motore) Che roba è? Un Mariner?

HILPI
È un motore preso a nolo, non ne comprerei mai uno così caro, non è nel mio stile.

Juulia cerca di avviare il motore. Non ci riesce.

HILPI
Cos'è che vi insegnano lì in quelle vostre scuole se non siete in grado di mettere in moto dei banali motori fuoribordo, due volani e una corda d'avviamento. Non siete più capaci oggigiorno, per dio, di progettare nemmeno forchette che non ti feriscano la guancia.

JUULIA
(mentre parla Juulia solleva il coperchio e ispeziona le candele) Dovevi portarti dietro un ingegnere meccanico per dargli addosso. Non lo sapevi che noi architetti siamo gente stramba di nessuna utilità, senza alcuna responsabilità delle cose reali e del funzionamento finale...

HILPI
Allora?

JUULIA
Almeno le candele sono annerite.

HILPI
Impossibile. Ho appena fatto il tagliando.

JUULIA
Nel fare il tagliando non hanno nemmeno aperto il coperchio.

HILPI
Questo io l'ho sempre sospettato. In autunno lo porti a fare il tagliando e in primavera te lo riportano nelle stesse condizioni. E si son fatti pagare duecento! grazie a dio non ho pagato quei conti dio sa per quanti anni. Tira, tira, tira! Perché non mi sono scelta un architetto maschio grosso e peloso quando ci ho pensato, cristo, che errore.

JUULIA
Adesso c'entrerebbero i peli? Allora dai, accomodati.

HILPI
(Cerca di avviare il motore. Di colpo si accascia per il dolore.) Ahi, aah... adesso mi si rivolta l'utero!

Juulia tenta di accorrere in soccorso. Hilpi la respinge.

Image

HILPI
Perché mai mi trovo qui con una donna. Una natura debole, che non sa nulla di motori. Anche il tuo nome è nient'altro che una pappina molliccia. Zaratustra o Kreutz o Korstokraateri, in un nome così ci trovi spima dorsale, costole. Ho avuto subito dei sospetti quando ho sentito il tuo nome, "Kaunio".

JUULIA
Io non mi chiamo Kaunio.

HILPI
Ma non si chiamava così tuo padre?

JUULIA
Niente affatto. Non conosco nemmeno un Kaunio e non ne ho mai incontrato uno.

HILPI
Ti facevo figlia di quel famoso Kaunio, e invece no. Ah! Non sei nemmeno questo!

JUULIA
Tutta robaccia! (Juulia si infuria e dà uno strappo alla cordicella dell'avviamento tanto che la maniglia si stacca. Lei crolla di schiena sul fondo della barca. Pausa)

HILPI
E ora sei contenta? Che facciamo adesso?

JUULIA
Sei tu quella che comanda.

HILPI
È veramente... una cosa del genere non sarebbe mai successa con Wikman, e di viaggi ne abbiamo sempre fatti. Adesso tocca a te chiedere aiuto! Chiama la guardia costiera! Da' il tuo nome e spiega, che siamo genericamente... niente isterismi... che siamo insomma come non sapessimo... o meglio di'... no, di'... che il servizio assistenza ci ha tradito, se no ci resta il marchio per sempre.

JUULIA
Dirò del tutto semplicemente che sull'isola degli appestati c'è una vecchia con l'utero rivoltato, potete venire? (cerca di telefonare. Non c'è la linea). Niente. Qui c'è sicuramente qualche campo magnetico che disturba, sulla tua isola.

HILPI
Il telefono non funziona di sicuro da qui. In quest'avvallamento. Bisogna spostarsi in un punto più alto e chiamare da lì. Devo far tutto da me... (Afferra con uno strappo il cellulare di Juulia)

JUULIA
Chiama col tuo!

HILPI
È rimasto a casa. Disturbi magnetici, roba da matti! Una cosa inaccettabile, ai giorni nostri! (Sale su un rialzo, cerca di chiamare, non c'è linea)

JUULIA
Io sono stata chiara, prima di partire, che se per la notte non potevo tornare a casa allora qui non ci venivo! Per la notte devo assolutamente rientrare. Ho una bambina piccola, che mi sta aspettando!

HILPI
Calma calma calma. Adesso aspettiamo un'oretta. O due. O magari anche tre. Se a quel punto non riceviamo soccorsi, allora ci mettiamo a remare.

JUULIA
Da qui qualsiasi posto dista decine di chilometri.

HILPI
Non fare l'isterica, non si tratta mica di un naufragio. Peccato soltanto che non ci sia una compagnia migliore.

JUULIA
Chiunque altro andrebbe via di qui a nuoto! L'orso bianco, l'alce, la serpe. Persino il pipistrello nuoterebbe, certo non perfettamente, ma in ogni caso saprebbe farlo, agitando le sue ali membranose resterebbe a galla. Ma l'essere umano, privato dei suoi tanti congegni del cavolo, è nudo come un lombrico. L'aquila se ne sta qui nella tempesta di neve e in una calura di trenta gradi e non fa una piega, mentre l'uomo quando si becca una scheggia in un dito su un terreno sbagliato, è la fine del mondo! Tra l'altro questa, a mio parere, è una faccenda che ti fa incazzare, ma se ne parli con gli altri ti diranno che è una fesseria. Anche la maggior parte degli uccelli sa nuotare! Pappagalli e aquile...

HILPI
Ah, se fossi un'aquila, volerei di certo. Per di più, l'uomo costruito non ha... costruito persino le piramidi.

JUULIA
Certo, e quanto adesso questo ci serve di conforto?

HILPI
Ma è il progresso! Un uomo ebbe un sogno e l'ha realizzato. È merito suo se questa mentina è potuta nascere e finire – così – nella mia bocca. (Mangia la mentina.) Senti...

JUULIA
Questo potrebbe essere un gran bel momento; un panorama stupendo, suoni e animali di cui si può solo fantasticare, e invece c'è chi si tappa le orecchie con schifezze terribili.

HILPI
Oh allora è interessante ascoltare quel che un'altra pensa.

JUULIA
Macché! Le tue opinioni per me sono una vera sofferenza.

HILPI
Ma quanto sei limitata. Bisognerebbe essere sempre aperti alle nuove idee.

JUULIA
Nelle tue faccende non c'è nulla di nuovo. Quanto di più marcio e vetusto


HILPI
Ma questo tu non puoi saperlo prima.

JUULIA
Certo che posso! Una persona capace di ordinare una casa prefabbricata, senza vederci alcuna differenza, potrebbe togliersi di mezzo subito. In una casa tutto si materializza! Quel che sei, quel che vorresti essere, quel che pensi del mondo – se in questo ambiente ti ci vedi come un'ospite o una regina del cazzo. Venire qui è una cosa che ho accettato soltanto perché avevi detto eterno, questo tuo cottage, che potevo costruire una casa per una persona sola per l'eternità. Ma la tua baracca non arriverà a durare più di una decina d'anni. Appena messo la guaina le piastrelle cominciano già a staccarsi dai muri e le intercapedini a fare muffa. È questo genere di degrado che tu vuoi incoraggiare – e tremenda anche questa barca, questa bagnarola di latta, di qualità infima, a questo si è arrivati, è proprio a questo che tu ti presti, proprio questo, tutta roba fatta per durare un anno o due, e poi comprarne di nuova!
Oltre tutto è da qui che è cominciato il degrado, proprio su queste acque. Imbarcazione più bella dei vascelli vichinghi non se n'è mai vista, prendeva il volo, solcava le onde come un uccello, ma poi arrivarono gli olandesi, con traffici in tutti i continenti, e presero a costruire carrette pericolose di legno così poco stagionato che cominciavano a marcire già nei cantieri, ma che vuoi che importasse quando erano veloci e costavano poco!

HILPI
Sarò certamente una zoticona, mi perdoni l'architetto e l'umanista, ma sarei stata di sicuro maledettamente felice se mi fossi trovata a sedere su questo scoglio coi miei mocciosi e avessi visto che quella nave che si avvicina all'orizzonte fosse precisamente quella carretta olandese brutta e marcia, e non quella scialuppa vichinga così magnificamente intagliata piena di pugnaci scannatori. Ma è questione, ovviamente, di gusti.

JUULIA
Ma non è di questo che si tratta. Per non dire che i vichinghi sapevano essere estremamente amorevoli. Si facevano il trucco. E usavano profumarsi.

HILPI
Cosa?

JUULIA
Ma certo! Passavano tutto il tempo libero a occuparsi del loro aspetto. E questo portava sconcerto anche in Persia. Di questo da noi al nord non si parla volentieri. Precisamente per questo il sangue vichingo si è propagato così diffusamente per tutto il mondo, uomini comuni non avevano alcuno scampo quando soldati di questa risma arrivavano col coltello puntato e le ciglia col rimmel a sfilare sulla via principale. Una combinazione davvero micidiale.

HILPI
Che genere di libri hai mai letto?

JUULIA
I più recenti. Laggiù ne sono rimasti grandi branchi, eredi dei vichinghi, a vivere nei dintorni di Milano e generare altri pagliacci alla moda, e le conseguenze si vedono ancora oggi! Tutto chiaro.

HILPI
Come no, e tu hai l'aria di un boscaiolo. Son rimasta inorridita, che razza di animale è quello che mi arrancava davanti. Ti sforzi di fare il maschio, di mostrarti convincente, ma non funziona, scusa eh, tu vesti proprio male. E sai perché non ci riesci? Bisogna destare l'attenzione! Colpire gli altri!

JUULIA
Davvero? Da parte mia mi sono convinta che quelli su cui bisogna far colpo con le apparenze, son quelli che si sforzano di celare in qualche modo il vuoto che hanno dentro.

HILPI
Non serve sforzarti di mostrarti che sei così banale. Lo si vede comunque!

JUULIA
Ma chi credi mai di essere, figlia della natura, un fiore esotico su un'isola deserta, una bellezza mora con un fiore d'ibisco all'orecchio? Macché! Non sei un magnifico frutto dei mari del sud, un mango, in te non c'è nulla di fiori o di frutti – sei sensuale come una rapa, un ortaggio banale secco e triste.

HILPI
Se vai avanti così, con te la smetto di parlare.

JUULIA
Fantastico!

Hilpi prende dalla borsa un giallo, e comincia a leggere. Silenzio.

HILPI
Be' è davvero una cosa speciale che tu possa parlare quanto ti pare e piace e io per niente.

JUULIA
Ma non avevi con te un dittafono? Parla con quello! Così puoi riavvolgere il nastro e stimare che grande piacere sia ascoltare le tue ciance.

HILPI
Senti io non avrei mai fatto tanta strada se non avessi avuto una bella lingua e fossi stata una persona maledettamente in gamba.

JUULIA
Potresti riflettere un poco anche tu se questa sia la maniera migliore di passare quegli ultimi giorni sulla terra.

Lontano si ode uno sparo.

JUULIA
Uno sparo. Qualcuno ha sparato?

HILPI
Il periodo della caccia comincia il primo di maggio. Vengono qui a tirare. Le rive si riempiono di trincee. Ma adesso queste sparatorie sulla mia isola finiranno, le farò finire.

JUULIA
Da quella parte c'è qualcuno. Adesso lanciamo un razzo segnalatore!

HILPI
Con tanta luce non si vede mica. Non capisci davvero niente di niente. Quando quei tipi là sono a caccia d'uccelli vuoi che mandino a monte tutto il loro programmino per delle comari? Sul giornale c'era proprio la lettera della moglie di uno gravemente malato, che lei sperava vivamente che ce la facesse a campare fino a giugno, perché nella tomba non ci sarebbe andato in nessun caso prima della fine della stagione venatoria. È inutile che stai lì a scrutare, sarà certo un pubblico funzionario chi verrà a salvarci, quelli hanno radar e strumenti di osservazione. Per cui te ne stai seduta e aspetti!

JUULIA
Quella, cos'è, una barca? O uno scoglio? Là in cima a quell'isolotto basso, dove cresce quel grande ontano.

Hilpi strappa via la pagina del libro che leggeva. Juulia la guarda sconcertata.


JUULIA
Ma che cosa fai?

HILPI
Che cosa? Leggo.

JUULIA
Ma hai strappato una pagina!

HILPI
Ah, quella l'ho già letta.

JUULIA
Ma è bestiale!

HILPI
Devo pur rendermi conto di dove sono arrivata.

JUULIA
Ma io non ci posso credere! Non posso crederci!

HILPI
Un giallo da quattro soldi, cos'è che vai blaterando?

JUULIA
Non mi sono mai sbagliata di tanto, mai come ora! M'immaginavo che fossi in qualche modo una persona in gamba, una conoscenza importante, ero davvero felice di venire qui con te...

HILPI
Adesso basta! Io mi metto ai remi. Non resto qui a rimestare sterco con una sfigata! Quanto a te, fa' come ti pare.

JUULIA
Non ho nessuna voglia di annegare in tua compagnia.

HILPI
Sei davvero una persona così negativa! Allora stattene pure qui a riposare e aspetta la morte. Io vado!

JUULIA
Un rischio troppo alto, un vento di quel genere, su una barca scassata. Su una bagnarola simile è praticamente impossibile remare contro vento, si andrebbe alla deriva sino in Estonia.

HILPI
Il controvento qui l'abbiamo patito da sempre!

JUULIA
Osservo con interesse come ce la farai a remare lì al largo. Solo il motore pesa più di te.

HILPI
Ci penso io a staccarlo. Figuriamoci! (Fa uno sforzo) Ma questo non si stacca mica! È bloccato dalla ruggine. Ovviamente non è il caso di chiederti una mano, vero?

JUULIA
Vuoi che apra quel morsetto a sassate?

HILPI
Neanche per sogno, se si graffia dio sa che sanzioni!

JUULIA
Ma non c'è altro modo di staccarlo.

HILPI
Pure va fatto. (Lo gira, ma non succede nulla). Dannazione. È proprio una tortura, tutto questo viaggio.

JUULIA
Gli do una botta o no?

HILPI
Forse non c'è altro da fare, dannazione!

Juulia sferra un colpo con un sasso, riesce a smuovere i bulloni e stacca via il motore. Insieme trascinano da parte il motore, che è incredibilmente pesante. Di colpo Hilpi molla tutto.

HILPI
Aaah – adesso mi s'è staccata la retina!

JUULIA
Ehi tu, vieni a darmi una mano. Vieni ad aiutarmi. Non ce la faccio a reggerlo da sola.

HILPI
Ahi ahi, il mio occhio...

JUULIA
Allora, vieni a darmi una mano o no?

Il motore si rovescia a terra. Gran fracasso. Cadendo colpisce violentemente la gamba di Juulia.

HILPI
Cos'è che succede di là?

JUULIA
(Infuriata) È caduto!

HILPI
Non è che cade da solo, adesso?

JUULIA
Anche gli alberi cadono. Perché non dovrebbe un motore?

HILPI
Lasciamo perdere, sono mezza cieca e adesso la retina mi spenzola nell'occhio come un asciugamano.

JUULIA
(Saltella reggendosi su una gamba) E quanto prima si stacca la testa. Velocemente s'attacca la lebbra. Allora, è lebbra? È questo che uno si becca sul tuo terreno appestato?

HILPI
Magari non ci crederai, ma si è staccata davvero. Io lo so, sono un'oculista. È un evento del tutto indolore, ma per niente piacevole. E non posso nemmeno remare. Adesso tocca a te.

6. Sirene

Sirena di allarme per la nebbia. Hilpi e Juulia ondeggiano nella barca dentro una nebbia salita all'improvviso. Tutt'e due indossano i giubbotti salvagente.

HILPI
(Si lamenta) Non vedo niente, ho la retina che mi vien giù!

JUULIA
Qui non ci vede niente nessuno. Qui c'è nebbia. Ma com'è possibile che di colpo ci sia nebbia e al tempo stesso vento?

HILPI
Del tutto normale. Nell'arcipelago si alza la nebbia e all'improvviso scompare e poi di colpo tira vento e in un attimo è tutto calmo. Tu semplicemente non lo sai, perché di mare non capisci un bel niente. Ma io lo so!

JUULIA
Adesso s'intravede qualcosa. Ma è un faro, quello? Dai, fa' un piccolo sforzo! È un faro quello là?

HILPI
Se ti saltano i nervi butta giù l'ancora.

JUULIA
Sei tu che vuoi che butti giù l'ancora, adesso?

HILPI
Fa' pure come ti pare.

JUULIA
Macché, io voglio che sia tu a dirmelo, così tutto di certo sarà perfettamente a posto.

Nella nebbia si ode una strana voce, come il vagito di un bambino.

JUULIA
Hai sentito?

HILPI
Che cosa?

JUULIA
Quel lamento! Da dove viene? Come un bambino piccolo, lo senti, un bambino che piange. Che sarà mai? Andiamo a vedere.

HILPI
Io non sento nulla.

JUULIA
Ecco, è laggiù.

HILPI
Ma com'è che io non sento nulla?

JUULIA
Di là c'è qualcuno. Ascolta.

Tendono l'orecchio. Si ode uno strano lamento.

HILPI
Che sia un uccello? O una foca?

JUULIA
No, è un essere umano.

HILPI
Macché. È una voce assolutamente disumana.

JUULIA
Si allontana! Non capisco. Che si tratti di ghiaccio? Una lastra di ghiaccio che si deforma, si consuma contro un'altra in qualche insenatura, e manda lamenti come un cristiano?

HILPI
Era una cane.

JUULIA
Un cane?

HILPI
Certo.

JUULIA
Se era un cane, allora era proprio un cane particolare.

HILPI
Per l'appunto, un whippet. Anch’io ce l’ho un whippet.

JUULIA
Senti quest'odore! È tabacco!

HILPI
È da pipa. Qualcuno fuma la pipa. Una barca nelle vicinanze scivola sull'acqua, proprio sfiorandoci passa una barca a vela, e c'è uno che fuma la pipa. Lui non ci vede, ma il suo cane ci ha sentite. Ehi, aiuto, aiuto!

JUULIA
Aiuto! Aiuto! Aiuto!

Gridano entrambe. Ma non si ode niente. Non arriva nessuno. Poi si sente ancora quella voce strana, una sorta di pianto.

JUULIA
Di nuovo! L'hai sentito? Ma è un cristiano?

Silenzio.

HILPI
Ma perché mai un tizio qualsiasi dovrebbe andare a lamentarsi in mare aperto! E con la pipa in bocca?

Improvvisamente il telefono di Juulia suona.


HILPI
Cos'è stato?

JUULIA
Un succiacapre!

HILPI
M'era sembrato la suoneria del cellulare.

JUULIA
Ma è il cellulare! Come suoneria io c'ho il verso di un succiacapre! (corre al telefonino, felice) La mamma! È la mamma. Perché piangi? Che cosa? No, papà non ti lascia sola. Sicuro che non ti lascia. Che cosa? Ha la giacca? Papà ha messo la giacca? Sant'Iddio! Dai, non piangere. Passa il telefono a papà. Dallo subito a papà!

Fino a questo punto Hilpi ha ascoltato speranzosa, ma adesso si rende conto che non ne vale la pena. Cerca con sforzo rinnovato di richiamare l'attenzione dalla coda della barca.

HILPI
Cerca aiuto! Chiudi! Chiama la Guardia costiera!

Juulia parla mentre tiene lontana Hilpi, ma Hilpi è tenace, cerca di strapparle di mano il cellulare, Juulia s'alza quasi in piedi a prua, e la barca oscilla pericolosamente.


JUULIA
Pronto? Petri? Di che si tratta? Tu non puoi lasciare la bambina da sola. Non puoi! Lo so, sono in ritardo, ma ... Senti! Senti! Petri! Per favore, non lasciarla sola... Non lasciarla... (La linea cade, Juulia pigia i tasti dei numeri) Pronto? Pronto?
Perché non mi dà più la linea?

HILPI
Guarda adesso cosa hai combinato! Perché non hai cercato i soccorsi?

JUULIA
Ma lo capisci che era la mia bambina, che piange. Non puoi sapere che razza di persona è il padre di mia figlia, è capace di qualsiasi cosa.

HILPI
Bene, speriamo che strilli tanto che mandino a cercarci l'intera flotta.

JUULIA
Ma perché questo non prende?

HILPI
Dovevi cercare aiuto!

JUULIA
Maledizione!

HILPI
Ma cos'è che non va in te, che attiri gente del genere?

Juulia comprende solo adesso che cosa è accaduto. Comincia a piangere, abbattuta.

HILPI
Remiamo indietro. Mi senti? Finché ne abbiamo le forze. Questo è pericoloso.

Image


7. Il broncio

È sera tardi. Ritornano all'isola. Juulia se ne sta accovacciata sullo scoglio.

HILPI
Se senti una nave che si avvicina, agita il giubbotto in questo modo. Così e così. Avanti e indietro. Bene in alto. Fammi vedere. (Juulia non reagisce). Adesso è il caso di badare al sodo. Tiriamo su una protezione contro il vento per la notte (Si allestisce un rifugio o un giaciglio per sé.) Datti da fare, architetto. Comincia a dirigere i lavori. Da che parte va orientata l'apertura? Dovrei dire ingegnere, mi correggo: ingegnere laureato hai la forza almeno di dare queste dritte? Se arriviamo a domani allora potremo pescare, raccogliere uova, ce la caviamo. Ho sentito dire che l'uria nera depone le uova negli anfratti tra gli scogli, nascosti sotto i sassi ci sono pingui pulcini. Ci serve soltanto amo e lenza, e un pesciolino, in modo da pescare quelle buche panciute. Una famosa, grassa leccornia. Allora? Potresti almeno rispondere! Cosa c'è di terribile, adesso?

JUULIA
Tu creperai. Una della tua età qui non ce la fa a sopravvivere alla nottata.

HILPI
Non dire cazzate.

JUULIA
Davvero, è scorretto e antipatico che tu mi a guardare uno spettacolo simile.

HILPI
Non fare l'isterica. Se si muore allora si muore. Non ci vedo niente di speciale.

JUULIA
Tu, forse. Ma mia figlia ha esattamente una sola persona al mondo, e quella sono io!

HILPI
Davvero è una grazia di dio, l'ho sempre detto, non avere mocciosi di mezzo. E allora? Qualche assistente la porterà in un asilo e tutto è a posto. Nessuno viene abbandonato per strada.

JUULIA
Certo che no. E di sicuro si trova sempre qualche persona anonima che per conto delle autorità si dà da fare e biascica qualcosa e ti porge la focaccia e la cena e ripete coi nervi tesi non ti preoccupare povera bambina, la mamma non è morta non è affogata non ha abbandonato il paese, dormi, su, tranquilla, finché puoi, nelle lenzuoline di carta. È proprio questo che qui è spaventoso! Che le persone si possono scambiare, e si dice che va tutto bene.
Ida non ha altri che me. Suo padre l'ha mollata. Quando si vedono, qualche volta, lui se ne sta seduto in silenzio in macchina, gonfio di odio, tanto che la bambina, piccola di cinque anni, se ne torna a casa piangendo, e non ce la fa a capire perché quel padre che l'ha amata, che l'ha tenuta sulle ginocchia, all'improvviso non le rivolge lo sguardo, non le parla, ma fissa l'orologio per sapere quando può pigiare l'acceleratore e scappare verso la sua nuova esistenza felice! Oppure chiama e disdice l'appuntamento all'ultimo momento, quando lei è già pronta nell'ingresso, indossando i vestitini più belli, con le trecce in ordine.
Quando Ida nacque, dicevano tutti che non s'era mai visto un padre così interessato alla sua creatura, le intonava canzoncine e la portava con sé, sul sellino della moto e al lavoro, al ristorante la faceva sedere sempre al posto d'onore a capotavola, quando il papà le comprava la porzione di gelato più grande, alla sua principessa.
Ma quando me ne sono andata io, allora ha voluto che se ne andasse anche la bambina, insieme con me, che sparisse dal suo tavolo come dalla sua vita. Ma Ida non riusciva a capirlo, gli si arrampicava in grembo, e ha fatto di tutto perché il papà tornasse a parlare e a guardarla e sorriderle, ma il papà guarda solo l'orologio, non guarda più la piccola, e se ne sta seduto senza dire una parola fino a quando non è stata lei stessa a chiedere di non andarci più, in un'auto al caldo a sedere accanto a uno muto e incazzato, e allora il papà se n'è ripartito per l'ultima volta. Perché non ha intenzione di ferire la nuova moglie, certo che no, desidera amare la nuova moglie e i suoi nuovi bambini di un amore limpido e totale, e non vuole che quei grandi occhi silenziosi della bambina gettino più un'ombra su quella felicità.
E non le dà nemmeno il suo nuovo numero di telefono, promette di chiamarla, e la bambina aspetta due estati e due inverni, tiene d'occhio il telefono e aspetta con tale tensione che i capelli perdono il colore e gli occhi sbiadiscono. Poi la smette di aspettare, la pelle e i capelli riprendono colore , ma quel fondo ombroso, lasciato negli occhi della piccola da quelle estati e quegli inverni, quello non se ne va più. (Si interrompe) Lo capisci, la mia bambina non deve più aspettare invano.

HILPI
(Con tono consolatorio) I bambini non hanno tanto bisogno del padre quanto si immagina. Mio padre morì quando avevo cinque anni, e questo non ha influenzato la mia vita più di tanto.

JUULIA
E allora decisi che se anche mia figlia facesse cose odiose, fosse quel che fosse, io non la lascerò, non la respingerò, le starò accanto indipendentemente dal mio giudizio. Io non sto dicendo che avrò la forza di amarla, ma so di certo che non la respingo, e farò quest'opera d'amore, la più elementare e più importante, al di là della ragione e della misura, la sceglierò sempre, sia quel che sia. Chi se ne importa dei sentimenti, che oscillano come la fiammella, ma l'amore ha ben poco a che fare coi sentimenti.
HILPI
Pedante e sottile, non c'è che dire! ma ci deve essere una qualche logica. Se non puoi abbandonare tua figlia, non puoi abbandonare nemmeno me. Altrimenti sarebbe lo stesso comportamento del tuo ex marito: sempre quelli che stanno in quel breve momento più vicino a te, che sono tutto per te, all'improvviso li scaraventi fuori bordo, e ne tiri su degli altri. Non c'è logica. O sei una persona che non abbandona l'altro, o non lo sei, chi sia lì in quel momento è un fatto marginale. Scusa sai, ma è a te stessa che stai pensando. Dovresti essere grata che qui non ci sia ancora un mocciosetto che frigna.

Silenzio

JUULIA
Se mia figlia fosse qui, tu saresti in pericolo di vita.

HILPI
Cosa?

JUULIA
Se la mia piccola avesse fame, non ci starei a pensar su un momento. Ti tramortirei dietro quel cespuglio.

HILPI
Davvero?

JUULIA
Davvero.

HILPI
Mi stordiresti dietro quel cespuglio e...? Che cosa? Cosa, dietro quel cespuglio? Rispondimi! Che cosa? Mi apriresti la gola, così, come i vichinghi? È così? Uccidere e mangiare, è questo che hai in mente? Solo sta attenta che io so difendermi. Ho un coltello. (Estrae un coltellino) E cruda mi mangereste?

JUULIA
No. Ti terremmo legata là dietro il cespuglio e a intervalli farei sgocciolare dalle vene sangue in una tazza. Si dovrebbe scegliere qualche vena abbastanza grande ma non pericolosa, da cui venga un flusso regolare e abbondante. Al consultorio lo tirano via dal braccio, potresti dare una mano dato che sei nel settore.

HILPI
Pazza!

JUULIA
Un comportamento del tutto ordinario tra le tribù nomadi, un medico della savana dovrebbe saperlo , per esempio quelle belle stanghe dei Masai nell'Africa Orientale sono gente che il sangue lo beve volentieri.

HILPI
Ma dalle vacche!

JUULIA
Va be', ma adesso non c'è niente di meglio.

HILPI
Io ti avverto, sono vecchia e tosta. (pausa) Ma... e adesso?

JUULIA
Come?

HILPI
E adesso, che la tua bambina non è qui? Allora... vuoi comunque – stordirmi dietro il cespuglio e... roba così. Avrò pure il diritto di esigere che mi dia una risposta.

JUULIA
In questa catastrofe c'è esattamente un'unica cosa che si può mettere a posto, ed è che tu non mi parli mai più.

HILPI
Diritto di parola...

JUULIA
Ma sta zitta.

HILPI
Tu il diritto di parlare...

JUULIA
Sta zitta.

HILPI
Tu il diritto di parlare non me lo puoi togliere!

JUULIA
Ma cosa c'è di tanto difficile da capire? Se cadi, ti rimetto in piedi, e se trovo da mangiare, te lo porto, ma nessuno al mondo mi può costringere a starti a sentire. E allora taci! Per me tu non esisti più. (Prende la sua roba e si allontana.)

Silenzio

HILPI
Guarda, dipendesse da me parlerei volentieri a qualcun altro. Ma adesso non ho alternative! Ce la fai a capirlo? È comunque meglio stare con qualcuno che restare da soli. O no?
Non siamo animali gregari? Tu non devi neanche starmi a sentire, lasciami solo parlare. È cosi che facevamo spesso con Wikman, ce la prendevamo comoda, e non contava di cosa si parlava . (Comincia a piangere) Io parlerò. Parlerò. Parlerò. Questa è la mia isola!

Juulia non replica. Si prepara ad affrontare il freddo della notte e si dispone silenziosa all'attesa. Segna sulla bottiglia delle tacche, tre tacche.

HILPI
Va bene, capisco. Tolgo il disturbo.

Hilpi comincia a svestirsi. Ripiega i vestiti in un mucchio ordinato con vistosi gesti teatrali.

HILPI
Visto che non c'è senso di umanità, tanto vale andarsene a nuoto. (Scompare verso la riva.)

JUULIA
Quattro minuti in quell'acqua, e sei cadavere. Una fine piuttosto imbarazzante per un'esperta dell'artico.

HILPI
(Ritorna. Toglie via il berrettino a Juulia) Posso avere in prestito il berretto della signora? me ne vado ben coperta.

Hilpi scompare in direzione della riva. Entra con le caviglie nell'acqua, si ode lo sciagottio. Riesce di corsa, coi piedi bagnati.

HILPI
Porco dio, se è fredda.

JUULIA
Mi verrebbe proprio voglia di fare a gara a dare di matto, ma non ci riesco, così puoi cullarti a fare tu la diva.

HILPI
Va be', grazie a dio non ho figli! Figurati a ritrovarsi una figlia così... Ce la faresti ad ascoltare per un momento, una cosa soltanto. Una cosetta. Non parlo. Domando.

JUULIA
Allora?

HILPI
E il pipistrello?

JUULIA
Il pipistrello?

HILPI
Sì. Se il pipistrello nuota in acqua fredda, si addormenta. Va in letargo?

JUULIA
Speriamo.

HILPI
... si addormenterebbe per poi ritrovarsi portato dalla corrente versol'Estonia, oltre i pescatori russi alla deriva, e lì si desterebbe, riprendendosi al tepore delle correnti marine, e riprenderebbe il volo verso Saku per poi restarsene lì a penzolare sopra la porta della dispensa di una nonna.

JUULIA
Ma cos'è che ti sei bevuto?

HILPI
Di sicuro qualcosa di costoso, ricevuto in regalo dal comitato malese contro la corruzione. Dovevo bere qualcosa! le medicine per il cuore, come pure le altre, le avevo lasciate a casa. Ne prendo otto diverse. Tra non molto perdo il controllo. Di recente sono svenuta. Mi senti? Ma a te, questa roba, non ti preoccupa in alcun modo?

JUULIA
Forse ho qualcosa d'altro cui pensare! Per esempio, in questo momento ho paura di morire, ho una maledetta paura di morire, di non rivedere più mia figlia, di tradirla nella peggiore maniera possibile, morendo da sciocca troppo presto nel posto sbagliato.

HILPI
(commossa) Adesso tu parli, ragazza mia, adesso parli come si deve! Wikman, perché sei morto? Mi manchi maledettamente! (comincia a piangere, va accanto a Juulia e l'abbraccia). Ragazzina! Sarai tu a progettare la casa mia e di Wikman. Adesso c'è tempo. Tempo di parlare della nostra casa. S'era pensato in questo modo: quel genere di pannelli a incastro, pareti fino a metà color celeste...

JUULIA
Non può essere! Se adesso per esempio ti uccidessi, sarebbe solo colpa tua! Chiunque, vedendo questa scena, penserebbe lo stesso! Avrò anch'io qualche diritto.

HILPI
Ma cos'è che ho detto adesso? Se secondo te queste sono idee sbagliate, ma allora proprio di questo dovremmo discutere. Ascolta! Ora ti arriva una proposta che ti stenderà: guarda, io scrivo un documento, che l'architetto Tizio o Caio, tu ci metti qui il tuo nome, può disegnare la nostra casa! E io lo firmo.

Juulia strappa il foglio.

HILPI
Ma sei proprio scema? È un foglio che vale soldi! Adesso puoi brindare con me! Questa è la mia isola e sono io che ti ho invitata! Sei mia ospite, e ti devi comportare di conseguenza! Ah no? E se quel che offro non ti garba, allora... (afferra la bottiglia di Juulia e la versa sul terreno). Alè! Ecco dove son finite le acque della signora. Giù per terra! Adesso la mia offerta sarà apprezzata!

JUULIA
Tu non lo sai, tu non sai quanto ci sono vicina, non lo sai quanto spererei di vederti rotolare giù dallo scoglio col cranio spaccato in due e il sangue che sprizza dalle orecchie – a questo punto devo dirlo, perché quando mi sento dire roba del genere, mi rendo conto che sarebbe molto, molto meglio, che non accadesse...

HILPI
(Vacilla pericolosamente) Tu non sai vivere, la vita s'è allontanata da te come quella nave laggiù! La luce e la gioia e l'amore t'hanno abbandonata, per fortuna nient'altro. (Sbotta a ridere) Sulla tua tomba scriverò una roba del genere: Nacque stupida, morì stupida, e il tempo in mezzo a leccarsi le dita. Non posso che congratularmi con me, ho vissuto bene, non saprei immaginarmi meglio, né un uomo migliore...

JUULIA
Occhio a non cadere!

HILPI
Io non cado, io non cado, quand'anche avessi i tacchi alti! (Tira fuori dalla borsa un paio di scarpe col tacco e se le infila.) Misuriamoci! Adesso prendiamo le misure alla ragazza! (Cerca di premere la schiena contro quella di Juulia.)

JUULIA
Perché non posso essere un pipistrello, mi lascerei cadere in letargo, e non mi sveglierei prima di un miglioramento decisivo della situazione.

HILPI
Tu, individuo presuntuoso, non farai nessun progetto della mia casa! Mai! Sei pari pari come quelli lì! Non fanno che gridare e implorare, ma non seerve a nulla!

JUULIA
... ?

HILPI
I malati, urlavano implorando di venire da te, ma il pastore ha detto di no! Restate a cento metri, e contro vento. Ma quei malati erano furbi, arroganti, ti strisciavano davanti, protendevano le mani piagate, s'attaccavano ai lembi dei vestiti, s'aggrappavano e si tiravano in grembo... Cos'è che guardi?

JUULIA
Te.

HILPI
Ti fai beffe di me?

JUULIA
Io guardo.

HILPI
Tu non puoi guardare. Non mi puoi guardare! (agita le mani) Vattene via!

JUULIA
Calmati!

HILPI
Va' via. Tu puzzi.

JUULIA
Sei tu che puzzi. E so quel che dico.

HILPI
Aha! Guarda che anche io so essere spietata. (Comincia a far roteare la borsa, dove c'è la fiaschetta, roteando il manico come una fionda). Tu stai aspettando che io mi addormenti, e poi... e poi dietro i cespugli e... aaahhh, non devi dirlo! Non devi non devi dirlo, non dirlo!
(In lontananza si ode la sirena antinebbia di una nave) Chi era?

JUULIA
Che cosa?

HILPI
Là dietro. Ma via! Io non mollo, io non mollo, se anche arrivaste tutti! Io sono più forte di voi tutti perché sono viva!

JUULIA
Senti! Una nave? Hilpi! È una nave? Dove sono i razzi di segnalazione? Hilpi? Dove sono i razzi di segnalazione?

Hilpi afferra per prima un razzo, forse ce l'ha già in mano, e cerca di darsi da fare per accenderlo.

JUULIA
Lascialo stare! Dallo a me! Non accenderlo, no, come si deve, ehi, puntalo! Non tirare verso di me, puntalo!

Hilpi l'accende. Il razzo parte senza controllo, sparisce sfiorando il terreno.

JUULIA
Ma verso terra! Cristo!

HILPI
(Fissa la capsula di sparo in mano, qualcosa, per lei, di incomprensibilmente divertente. Ride piegata in due. La mostra a Juulia.)

JUULIA
(Da' uno schiaffo a Hilpi)


8. Tor

L'altra riva dell'isola. Uno molto giovane, Tor Sjölund, che indossa la divisa di una compagnia navale. Con un fucile da caccia.

TOR
Papà ha portato qui la mamma la primavera scorsa, quando gli aveva detto che voleva vedere ancora una volta come volano in alto le squadriglie delle morette. Era stata qui con papà da fidanzata, e lui aveva accettato, non s'era opposto, anche se tutti dicevano, guarda che una donna porta male, una donna, se vai a caccia, porta sfiga. Avevano portato con sé otto uccelli da richiamo, e una femmina solitaria, tra due isole, come è giusto, ma non si prese nemmeno un'anatra. Gliel'avevo detto, al papà: non prendertela con te, non farlo, ma lui, ostinato. Non ha rivisto la primavera seguente. L'hanno ricuperato a novembre sulla nostra spiaggia, annegato nella sua rete. E questo è il suo fucile. È sempre con questo che abbiamo sparato. Su quest'isola.

INTERVALLO

Image

9. Triangolo drammatico


L'isola. Hilpi non ce la fa a svegliarsi. Juulia tenta di farla tornare in sé.

JUULIA
Ehi, mi senti? Rispondi, te ne prego. Hilpi? Mi senti?

Tor arriva tenendo in mano il razzo segnaletico sparato.

TOR
(Infuriato. Parla con accento dialettale locale) Ma che cazzo sparate qui? M' è passato davanti agli occhi, m'è arrivato davanti alla faccia. Questi aggeggi non servono mica per fare buchi! (Resta a bocca aperta, comprendendo che si trova davanti a una sconosciuta). Che cosa?

JUULIA
Scusa?

TOR
Che cosa?

JUULIA
Aiuto! Qui c'è un'emergenza. Emergency.

TOR
Ah, un'emergenza. (Tor comincia a realizzare. Si mette con fare esperto a controllare le condizioni di Hilpi)

JUULIA
Sei proprio sicuro sicuro, che puoi muoverle la testa in quel modo... che non si danneggi la spina dorsale, o...

TOR
Mi passi il giubbotto?

HILPI
No, ma...

TOR
Giubbotto. (Infila il salvagente sotto la testa di Hilpi.)

JUULIA
... si può spostarla in questo modo...?

TOR
Calmati. Queste cose le ho imparate. Mi daresti il giaccone?

Juulia gli passa il suo giaccone. Con quello Tor ricopre Hilpi.

TOR
(Annusa Hilpi) Cosa è accaduto? È scivolata?

Silenzio.

JUULIA
Sì.

TOR
Chiaro! Proprio le scarpe sbagliate! Siete state voi a lanciare il razzo?

JUULIA
Sì, o meglio lei ha acceso...

TOR
Un lancio proprio sballato! Il razzo segnalatore va lanciato verso l'alto! Capisci? Verso l'alto! Voi avete sparato così, a pelo d'acqua. Non lo vede nessuno, in quel modo. Di solito. (Si guarda attorno) Ma adesso dov'è?

JUULIA
Chi?

TOR
L' uomo.

JUULIA
Che uomo?

TOR
Come, non avete un uomo con voi?

JUULIA
No.

TOR
(Totalmente confuso) Certo... no... dunque...? (Si infuria) Voi siete qui in due? Tu e lei...? Ma andate al diavolo! Qui non si combina proprio niente.

JUULIA
Io devo dire... L'ho colpita io. A lei.

TOR
Ma guarda! Allora lei è tua madre?

JUULIA
No, no. È una oculista. Ma dato che quel razzo era l'ultima pagliuzza cui potevamo attaccarci, e lei l'ha semplicemente sprecata ... A parte tutto, dato che molto di rado ci si ritrova in... situazioni come questa, è molto difficile valutare le proprie forze. Non è che io volessi ammazzarla o propriamente farle del male... In precedenza soltanto una volta m'era capitato di colpire qualcuno, ed era stata una cosa disgustosa... che la pelle della guancia è così morbida e flaccida e le ossa facciali di sotto così delicate.

TOR
Non sei stata tu a colpirla.

JUULIA
Come no?

TOR
Tu non l'hai schiaffeggiata, se hai riflettuto a queste cose. È stato un buffetto.

HILPI
Aha? Però io ho cercato di colpirla. Poi in qualche modo è venuto un buffetto.

TOR
Appunto! È proprio questo che intendo. È questo che cerco di ficcare in testa alla gente anche al lavoro. Un buffetto è una cosa del genere... mi permetti?

JUULIA
Allora...

TOR
Ecco, fondamentalmente, immagina che questa sia la testa. Un buffetto parte in questo modo (Glielo fa vedere). Invece così parte uno schiaffo (Glielo mostra). La vedi la differenza? Schiaffo. Buffetto. Schiaffo. Buffetto. A questo serve, per calmare, niente a che vedere col pugilato, di cui non dico nulla non conoscendone le regole.

JUULIA
Okey, capisco. E però io ho sempre cercato di non menare, ho dato pugni in aria, di essere una che lancia la padella contro il muro, tira calci ai termosifoni. Ho pensato che se io, una donna ben istruita di un paese civile non ci riesce a non alzare le mani, chi mai ci può riuscire? Ma è dura, molto dura. Quando una viene da una famiglia dove le donne erano abituate a tirare i piatti in testa agli uomini, a far volare schegge e sangue, e tutte sbronze mordere le figliocce – ecco, a volte è complicato, tremendamente complicato tenersi le mani in tasca e non menare e non lanciare cose e non mordere. E comunque non ho mai voluto altro che starmene in pace, essere gentile, controllata, e porgere l'altra guancia, ma ... arriva sempre qualcuno a pretendere troppo, a umiliarti, a trascinarti oltre quel limite che ... se io non mi allontano allora qualcuno ci rimette la pelle. No, non ce la faccio, non ce la faccio... (Scoppia a piangere)

TOR
Appunto! Ci dovrebbero essere per lo meno circostanze adeguate! Per esempio sulla nostra nave, se in una cabina c'è del disordine, se anche ci fossero diversi uomini intorno, e ce ne sono, devono esserci, be' qualcuno ci deve pur entrare per primo dalla porta. Non aiuta, se anche ci fossero dieci tizi alle tue spalle, in quel momento cruciale ti ritrovì là in piedi da solo. E non hai alcuna idea di quel che ti trovi di fronte. E quelle cabine sono così anguste, che mancando lo spazio accadono incidenti inevitabilmente. Comunque uno non dovrebbe fare fatica a capire che quando il colpo parte come deve, e colpisce dove deve, è per il bene di tutti. Invece no. Si trova sempre qualcuno che ha un casino di opinioni, su ciò che è violenza o non lo è, anche se non s'è mai preso una mazzolata come si deve.

Hilpi piagnucola. Juulia le si accosta.

JUULIA
Hilpi? Hilpi? No, adesso bisogna assolutamente chiamare un elicottero del pronto soccorso.

TOR
Purtroppo però non c'è il telefono.

JUULIA
(sgomenta) Cosa? Tu non hai un cellulare?

TOR
No. Cioè, ce l'avevo, ma ora giace là in fondo al mare. Me l'aveva comprato mia madre, immaginando che sia il telefono che in qualche modo mi tira fuori dalle onde e mi salva. Ma subito la prima volta che mi sarebbe davvero servito, quando la barca si rovesciò, allora fiuuu!, il cellulare fece una piroetta fuori dalla tasca e io m'attaccai al bordo della barca e aspettai la guardia costiera come anche prima (ride). Me ne ha comprato uno nuovo, ma quello non lo porto con me, se no mi chiamerebbe in continuazione.

JUULIA
Non vorrei perdere la calma, ma adesso comincia... Lei è lì per terra e mia figlia è abbandonata chissà dove, e ho una fame bestiale. Adesso non so più...

TOR
Calmati, sta calma. Per prima cosa i bambini se la cavano senza i genitori molto meglio di quanto loro non credano. L'ho sperimentato io.

JUULIA
Ma ha cinque anni!

TOR
Be', forse appunto un bambino sui cinque anni sente il bisogno di mamma e papà, ma dopo le cose vanno in genere diversamente, almeno per me.

JUULIA
Adesso tiriamola sulla tua barca e portiamola a farla curare.

TOR
No! No. Dammi retta. Troppo pericoloso. Queste sono acque infide. Proprio da qui, in mezzo a quelle isole coperte di boschi, partiva il giro postale più pericoloso del mondo. In un inverno dei record del '56 annegarono diciassette addetti. Uno di quelli era rimasto incastrato tra lastre di ghiaccio e mentre tentava di liberare la barca il ghiaccio sotto cedette e lui sprofondò in mare. Un suo amico vide ancora per un attimo la testa che risaliva in superficie, ma in quello stesso secondo due lastre di ghiaccio lo colpirono contemporaneamente come una ghigliottina. Crac, e gli mozzarono la testa. Il corpo riemerse, ma la testa rimase lì immobile sotto le lastre di ghiaccio. A quanto se ne sa, sul viso era rimasta un'espressione di sconcerto... Alla fine la testa fu sepolta. Si chiamava Per Gemensson... (ride)

JUULIA
Scusa... Ma quanti anni hai tu?

TOR
Perché mai? Dillo prima tu. Sei certamente più vecchia di quanto mi immagino, dato che hai una figlia. (Azzarda) Ventiquattro? ventisette? Per altro l'età non ha nessun significato, uno ha l'età che si sente di avere.

JUULIA
O sant'iddio! Te ne prego. Andiamo sulla tua barca. Adesso chiaramente s'è calmato.

TOR
Macché! E poi lei non ha niente di grave. Dorme soltanto. (Pausa) Senti. È meglio che io vada da solo. Così ti mando i soccorsi.

JUULIA
Una brutta idea! Davvero una brutta idea.

Contemporaneamente si avvicina un fragore impressionante dal cielo: passa sopra di loro uno stormo di morette, coprendo l'orizzonte.

JUULIA
Che cos'era?

TOR
Morette!

JUULIA
Incredibile! Si dipanano come un filo nero su tutto il cielo!

TOR
(Fa un conteggio, mormorando fra sé) Hundra, tvåhundra tre fyra fem... tusen... Cento, duecento, tre, quattro cinque... Cinquemila! Com'è che arrivano adesso? Non sono mai arrivate prima del primo maggio! Per sei anni a primavera son sempre venuto qui con mio padre. Ho imparato a sparare in ginocchio quand'ero così piccolo che non riuscivo a vedere al di là del terrapieno. Ma la battuta di caccia migliore fu quella volta che papà sparò a una grossa anatra e quella cadde diritta sul tazzone del caffè del nonno! Non ho mai riso tanto! Plump! Direttamente sulla tazza! (ride) Io avevo del cacao. Non c'è niente di altrettanto bello che starsene sdraiati su quegli scogli lontani in una mattinata placida sotto le coperte di pelle quando arrivano le morette a occupare tutto il cielo. Sono i miei uccelli preferiti. In pentola, soprattutto.

JUULIA
Questo è il posto più bello dove sono mai stata. (pausa) Magari potessi andarmene via al più presto, cristo!

TOR
Mangia qualcosa, così ti senti meglio. Adesso sentirai qualcosa che non hai mai assaggiato. Roba per uomini. Uovo di uria! Appena fatto. (Fa vedere l'uovo, lo rompe, poi se lo butta in gola.) Per te posso cuocerlo. Voglio fare il cuoco. Cuoco e capitano sono quelli che contano sulla nave. È quello che ho imparato. Voglio arruolarmi sulle rotte del grande triangolo. La nave frigorifero Perth – Liverpool – Perù. Quelle che importano agnelli surgelati dalla Nuova Zelanda. Il viaggio più lungo del mondo. Sulle navi viaggiatori non ci vado più. Ci ho sofferto sopra due anni. Sulle navi mercantili tutti vogliono solo lavorare senza tregua. Si lavora e ogni tanto si mangia qualcosa. Niente di speciale. Quando ero a servizio sulla Seawind mi sono letto tutti i libri sullo scaffale, roba che non avrei mai letto sulla terraferma, tipo letteratura. Questa è solo una piccola pozza d'acqua. Non ci resto. Qui non c'è niente. Morette e lucci e associazioni volontarie di pompieri.

JUULIA
Sai che cosa mi stupisce? Perché mi trovo sempre dove non dovrei essere. Perché scelgo sempre i posti sbagliati, le persone sbagliate – non è cosa che riguardi te, questa – perché non un centro pulsante di vita, dove ci sia ciò che conta, che è profondo, pieno di saggezza? Perché non sono una persona radiosa, circonfusa del suo splendore che emana saggezza e calore e amore tutt'attorno, come il profumo di una siepe di gelsomino? Appunto: l'unica volta nella mia vita che ho piantato una siepe si trattò dell'unica varietà di gelsomino che non dà odore.

TOR
Scusa. Hai una scheggia nella mano. (Mostra sulla propria mano dove si trova.) Qui. La tolgo?


JUULIA
Ma guarda. (Si accorge che nell'incavo del palmo della mano destra c'è una scheggia piuttosto infetta.)

TOR
Chiudi gli occhi se non ti va di guardare.

Tor con la punta del coltello estrae con attenzione e garbo la scheggia dal palmo di Juulia. La donna è commossa da tutte quelle attenzioni. Nessuno dei due sa esprimere questo sentimento improvvisamente sbocciato di comprensione reciproca e di vicinanza.
Hilpi apre gli occhi. Dice gemendo qualcosa di incomprensibile.


HILPI
(Si mette a sedere con la testa che le gira) Sono andata in letargo! Lo giuro. Non era un sonno normale. Ma che odore è questo? Ginepro? Che cos'è? E tu, chi sei?

TOR
(Riluttante) Tor Sjölund.

HILPI
Chi?

TOR
Tor Sjölund.

HILPI
(ridendo) Questo è proprio sensazionale. Un vichingo! Avvicinati, così ti vedo. Vieni, vieni. Ecco, così! Hai proprio l'aria del salvatore. (Gli dà la mano, sempre seduta). Hilpi. Hilpi K. Korpi-Wikman. Hai da fumare?

TOR
Non fumo. Fa male.

HILPI
Sarà così! (Di colpo prende a singhiozzare) Scusa – adesso mi viene... in genere non ... sono una vecchia tignosa, no?, ma in qualche modo mi sono spaventata, che adesso casco qui, sotto il cespuglio di ginepro a farmi rosicchiare dalle talpe... È davvero meraviglioso vederti – scusa, sul momento non ricordo il nome – tu qui (Si riassetta. A Juulia, che impacchetta la roba in attesa di partire) Cosa avevo detto? Qui non c'è nessun naufragio! Hai perso il controllo per niente! (Cerca di sollevarsi) Mi date solo una mano, e si parte. Dov'è la tua barca? Accostala a quello spuntone, e andiamo. Certo che ce la faccio! Datemi solo una mano.

TOR
Così non va.

HILPI
Che cosa?

TOR
Non va.

HILPI
Che cosa vuoi dire?

TOR
Non si parte. Vento troppo forte.

HILPI
Che diavolo vai blaterando? Se tu sei arrivato fin qui con quella, anche noi possiamo tornare indietro.

TOR
No.

HILPI
Ma che cavolo dici?

TOR
C'è posto solo per uno.

JUULIA
Uno?

HILPI
Per favore.

TOR
Uno solo. Quando c'è un vento così.

HILPI
Adesso non venirmi a dire che uno dell'arcipelago ha una barca che può portare una sola persona! Per due c’è sempre posto, quanto a me posso magari stendermi sul fondo, a far da zavorra, così ci sta anche quella lì.

TOR
(Comincia a irritarsi) Non va!

JUULIA
Non va?

TOR
Non va!

HILPI
Oh, allora non ci sono alternative: porta prima me, poi vieni a prendere lei quando si calma.

JUULIA
Ah, è così dunque? Sei tu a decidere?

HILPI
Ma qui non c'è proprio nulla da decidere. È tutto chiaro.

JUULIA
E invece secondo me è proprio una decisione pesante lasciare una persona da sola su un'isola deserta!

HILPI
Non ci sono alternative. L'hai sentito che cosa ha detto?

JUULIA
(Rivolta a Tor) Ma non è incredibile?

HILPI
Ma che cosa vuoi dire? Ah, secondo te sarebbe una bella cosa lasciare me qui da sola, vecchia e invalida, e voi due andarvene via giovani e sani, ma certo, capisco bene che vi garberebbe, ma no no e no, qui una qualche logica, qualche regola deve pur esserci!

JUULIA
Quindi è scontato che tu saresti la persona più preziosa qui?

HILPI
(Comincia ad agitarsi) Ma non é questo che ho detto, proprio il contrario, io sono quella più inguaiata, e come si fa nelle situazioni di emergenza, è la persona che fa più pena, l'ultima, che viene per prima... Quando una è così anziana e ... ha ancora da fare... e l'occhio mi peggiora continuamente... Diglielo tu. Ragazzo, ho ragione o no?

JUULIA
Non siamo mica a un'asta, qui.

HILPI
Ma io non intendo niente del genere...

JUULIA
Ma certo! Era proprio così che mettevano la gente in ordine di importanza, quando ero studentessa di scambio in America. Alla lezione di psicologia cercavamo di stabilire quali erano le dieci persone da salvare in caso di catastrofe planetaria, se un prete impotente fosse più prezioso per l'umanità di una fertile fanciulla atea, o il contrario. È una raccolta di punti compassione quel che adesso stai facendo?

HILPI
Non mi mettere in bocca quel che non dico!

JUULIA
Ma è a questo che portano le tue considerazioni. A questo la tua ideologia! Tu di nuovo non accetti di portare i discorsi alle loro conseguenze. Scusa, sai, ma se qui cominciassimo a dare dei punti, non sarei assolutamente certa che saresti tu la prima ad essere portata in salvo. Non c'è nessuno che t'aspetta, nessuno cui manchi. O mi sbaglio? Dimmi almeno una persona per cui rivedere te sia una questione di vita o di morte. Non per dire, ma scommetterei qualcosa che per parecchi, lì nella Fondazione, sarebbe un sollievo se di te non si sentisse parlare più tanto.

HILPI
Ma non è che uno può stabilire così, arbitrariamente, che è oggi quel giorno, quel momento fatale, in cui si decide quanto io valgo. È a una vita intera che bisogna far capo, al saldo complessivo, che cosa hai fatto e realizzato, roba di cui tu non hai la benché minima idea, no..., quanto io sia stata amata, e quanto abbia contato, se questo è adesso il criterio finale. E di questo tu non sai niente di niente!

JUULIA
Certo che lo si dovrebbe notare.

HILPI
(A Tor) Ascoltala adesso questa, è stata così per due giorni, chiacchiere e chiacchiere, deve sempre avere l'ultima parola. Quant'è che riusciresti ad ascoltarla? Avanti, dimmi francamente il tuo parere di uomo!

TOR
(A Juulia) Scusami, adesso vorrei parlare con te di una cosa importante. Se potessi venire di là nella mia barca...

HILPI
Perfetto! Adesso si va! (Allunga la mano a Tor. Il ragazzo resta freddo)

TOR
(A Juulia) Allora puoi venire?

HILPI
Ma guarda un po'... Se nella mia giovinezza ci fosse stata una compagnia di questo genere, roba da impiccarli, m'avrebbero impiccata fin dalla scuola elementare! Ma qual è il problema? Dai, che c'è posto per tutti. Perché non dovremmo starci?

JUULIA
La conoscerà meglio lui, che ha esperienza, uno dell'arcipelago, la propria barca! Non ha nessun senso che andiamo ad annegare tutti e tre. (Si toglie il giubbetto)

HILPI
(A Tor) Ma che razza di idiota sei tu, a venire qui con una barca inadeguata?

JUULIA
Ehi, adesso non è mica colpa sua se tu sei una vecchia spilorcia che non si cura del suo motore!

Tor mugugna qualcosa, e si allontana rapidamente.

HILPI
Adesso è una questione proprio di dignità!

JUULIA
Com'è che tutto d'un tratto la tiri fuori?

HILPI
Adesso dov'è scomparso, quel tizio? Ascolta, e se semplicemente lo tramortiamo e gli prendiamo la barca? Si tratta di gente geneticamente degradata, discendenti di pirati, accendevano segnali fuorvianti e facevano naufragare le navi sugli scogli, quindi depredavano i tesori e uccidevano i superstiti. Lo si vede bene anche in quello lì... non mi ha guardato negli occhi nemmeno una volta. Dobbiamo andargli dietro, perché non se la fili.

JUULIA
Sta' seduta, ci vado io.

HILPI
Non ci vai no! (Corre immediatamente dietro a Tor , seguita da Juulia)

Suona il cellulare di Juulia. La giovane torna indietro a leggere il messaggio della figlia.
Dalla barca di Tor si ode un trambusto. In quel momento arriva Hilpi, portandosi dietro Tor.


HILPI
Questo qui era di là, e stava per... Dillo tu stesso!

Tor non apre bocca.

JUULIA
Che c'è?

HILPI
Dillo adesso.

Tor tace.

HILPI
Se ne stava lì puntandosi contro il fucile.

TOR
(A Juulia) Ma no.

HILPI
Guardalo lì quel tomo. Cercava di spararsi. Gli si vede la colpa in faccia da un chilometro.

JUULIA
Non urlare, te ne prego.

HILPI
Vieni qui e ti ammazzi senza nessuna ragione. Ma è incredibile!

TOR
Be' no.

HILPI
Allora era per sbaglio che t'eri puntato la canna in faccia? Ma almeno uno deve trovare delle ragioni per ammazzarsi. Prego, accomodati! Non lasciarti disturbare! Un giovane in buona salute. Non hai nessun diritto nemmeno di pensarla una cosa del genere. Ti mancano le palle, come si dice. Mi senti? Mi senti che cosa dico?

TOR
(A voce alta) Sì, sì.

HILPI
Ma ci pensi ai tuoi genitori? Cosa direbbero?

TOR
Non lo so.

HILPI
Qualcosa dovrebbero pure dirlo. Dov'è che stanno?

TOR
Là. A Hastersboda. La mamma. Papà è annegato, l'anno scorso.

HILPI
Pensa ora cosa proverebbe tua madre, se morissi anche tu.

TOR
Ma io non morirò!

HILPI
E allora questo cos'è? Getti la custodia del fucile in mare e il cellulare a seguire, e giochi a fare il morto? È così? te ne vieni qui con la tempesta e spaventi tutti! È così? geniale.

TOR
Ho pensato che sarebbe più facile...

HILPI
Più facile? Cosa?

TOR
Se si pensasse che sono sparito. Non partito.

HILPI
Partito per dove?

TOR
Via.

HILPI
Ma vai, vai! Sei un adulto!

TOR
Io ci ho provato! Ci ho provato, e sempre una catastrofe. Voi non avete idea di che tipo sia mia madre. Io non posso. Non posso! Avevo programmato e organizzato tutto. Da qui avrei attraversato il mare in barca, sei ore per Grisslehamn, due ore di pullman per Stoccolma e poi freddamente solo... (Mostra). E poi arrivate voi a rovinare tutto! Perché ho visto quel razzo! Sparato da cani, oltre tutto! Perché sono così buono? Perché non ho semplicemente continuato quel cazzo di viaggio? E adesso, che faccio? Indietro non torno. No! Io vado via, e indietro non torno.

HILPI
Te bisognerebbe prenderti a vergate. Adesso andiamo da tua madre e chiariamo la faccenda. (Afferra Tor)

TOR
(Furibondo, stringendo il fucile) 'sti cazzo di finni! Cos'è che ci fate qui? Non c'é nulla che vi riguardi. Sono mill'anni che degli stormi ci son passati sulla testa, son mill'anni che si sta in agguato tra quegli scogli e si prendono uccelli, prima con le reti, poi con le frecce, quindi col fucile, e poi venite voi, vi piazzate qua in mezzo e vi mettete ad agitare le mani, tanto che qui sopra non ci passa nemmeno un uccello, ma di queste cose che cazzo ne capite, e zampettate sulle scarpe a spillo cascando a terra. Qui non ci avete nulla a che fare! Niente.

HILPI
Questa è la mia isola.

TOR
No che non lo è.

HILPI
Ma io l'ho comprata.

TOR
Nessuno può comprarla. È fuori discussione. E quel che c'è scritto su qualche pezzo di carta non conta nulla.

HILPI
Chissà se è stato tuo padre che me l'ha venduta.

TOR
Per non dire poi che mi fa schifo una donna che beve.

HILPI
Aha, è questa la tua opinione?

TOR
Non è un'opinione. È così!

JUULIA
Dal momento che dovremmo il più presto possibile andarcene di qua, non sarebbe il caso di pensare a un qualche genere di compromesso?

TOR
Sulla mia barca non ci mette piede nessuna vecchia spugna.

HILPI
Un momento! Un momento! Discorsi del genere non voglio nemmeno sentirli. Scemenze, solo scemenze. Tu vieni un po' qui (si tira Tor accanto) Io ho una soluzione splendida! Io ti pago perché mi costruisca una casa! Da' un po' un'occhiata ai modelli sulle riviste, come s'è fatto anche prima, quando non c'erano di mezzo tutti questi cazzo di disegni. Si faceva uno schizzo su un pacchetto di sigarette. Tutta questa professionalità dell'architetto, è tutta una ossessione del secolo scorso. Che ne dici? Oltre a questo, poi, qui avrei bisogno di uno che faccia diciamo da custode, uno come te che dia una mano, che porti l'acqua e faccia un salto al negozio, che faccia quattro chiacchiere e sistemi i nidi degli uccelli. Pensaci su, che ne direbbe tua madre...

TOR
Allora mi sparo davvero.

JUULIA
Hilpi. Andresti un momento a dare un'occhiata a quel cimitero dei lebbrosi?

HILPI
Ma che strano... Qui mi buttano di qua e di là come una pallina. (Va)

JUULIA
Ascolta...

TOR
Io non torno indietro! Non ci vado. Se vado adesso, allora non riuscirò mai a liberarmene! Dovrei passare tutta la mia esistenza come incatenato? Fino a quando non sarà morta, e magari anche oltre. È così? Se appena appena lascio intendere che ho intenzione di partire, allora prende subito qualche pasticca. Fin da piccolo mi sono abituato a star lì in ospedale a guardare come lei giace con le sue sonde e chiede (la imita) "Ehi Tor, perché hai quell'aria così depressa, t'è successo qualcosa di brutto a scuola?" I genitori possono benissimo abbandonare i figli, mentre invece loro non li puoi mai abbandonare, indipendentemente da quel che fanno. Non è così? Non sono stati certo i figli a fissare queste regole! Non ci sono dubbi, anche nella bibbia c'è quel padre dei cieli che impone di onorare i genitori mentre di onorare i figli non si parla da nessuna parte, mai!

JUULIA
Quella Hilpi bisogna comunque portarla via in qualche modo.

TOR
E io, potrò mai pensare a me stesso? Lei ha già vissuto più a lungo di me.

JUULIA
Appunto... Certo... Forse proprio per questo potresti pensare, che hai ancora tempo, sei giovane... mentre Hilpi...

TOR
Giovane! Tu non sai. Forse la mia vita dipende dai minuti, ma... Dentro di me sono un vegliardo esausto! Tu non ci credi. Tu non lo sai di che tipo possono essere le madri. Ogni volta che torno a casa mi tocca temere che cosa mi aspetta. Se adesso devo tornarci, io lo so, avrò di nuovo pietà di lei, non combinerò più nulla di buono. Sarà come a mio padre, ingrasserò fino a cento chili, tutti mi odieranno e alla fine annegherò sbronzo sulla nostra spiaggia. No! È rischioso, è un suicidio, anche annegare nel ghiaccio non è niente al confronto. Ma tu lo capisci? Lasciatemi andare.

JUULIA
Vai.

TOR
Cosa?

JUULIA
Se è questione di vita o di morte, allora va' pure.

Tor sulle prime non si rende conto che Juulia sta parlando sul serio. Accenna ad andare, poi torna indietro.

TOR
Ma io non... posso andarmene? Ne sei sicura? (ritorna) Guarda che di qua ve ne andate di sicuro. Lo prometto. Sistemo tutto io. Ci vorrà un po', ma sistemo tutto. Lo prometto. Sono veramente una persona affidabile e a posto... Posso andare? Ti arrabbi se me ne vado? Non sei arrabbiata?

JUULIA
Non mi fissare come un cagnolino morente! Perché non te ne vai e basta? Non ho nessuna intenzione di trattenerti. Un uomo grande col fucile in mano.

TOR
Ecco..

JUULIA
Ci affidiamo alla tua pietà.

TOR
Quindi...

JUULIA
Certo che le vettovaglie potresti lasciarcele.

TOR
(Passa velocemente il termos nelle mani di Juulia) Ma certo. (pausa) Senti. Se vuoi, potresti venire anche tu con me.

JUULIA
Cosa?

TOR
Certo. In Svezia. È un bel paese.

JUULIA
Be'... certo sarebbe...

TOR
Perché no? La barca ci regge di sicuro.

JUULIA
Lo capirai.

TOR
Sei la persona più gentile che io conosca. Magari ci vediamo qualche volta sulla nave? Ti offro un megapranzo indimenticabile, uova di quaglia, caviale, coregone...

JUULIA
Insomma te ne vai o no?

TOR
Quando... scusa, ma come ti chiami?

JUULIA
Juulia.

TOR
Juulia. (Pronuncia il nome alla svedese, "Jyylia") Non hai un secondo nome?

JUULIA
Sì. Ramona. Ma puoi chiamarmi Juulia.

TOR
Juulia. Essendo io stato fin dai dieci anni membro della associazione volontaria di pompieri ed ora effettivamente presidente, penso che per loro sarebbe un duro colpo, che questa operazione di salvataggio svanisse in questo modo qua. Se poteste in qualche modo ingentilire il mio ruolo, ve ne sarei eternamente grato. E Juulia...

JUULIA
...?

TOR
Posso avere il tuo numero di telefono?

JUULIA
Va' in grazia di dio! (Tor si affretta a partire. Juulia gli urla dietro, lui torna a farsi vedere) Tor! Non voglio leggere sul giornale che hanno ritrovato la tua testa che galleggia in mare.

Tor parte.

Image

10. Sotto i ginepri

HILPI
(Ritorna) Cos'altro è successo qui? Lo hai lasciato andare! ma sei impazzita? Era la nostra salvezza! E tu l'hai lasciato partire!

JUULIA
Scusami, ma adesso devo proprio dirlo. Al mondo ci sono due tipi di persone. Alcuni sono palloni di gomma. Quando la vita li preme, per un attimo si schiacciano, ma poi subito dopo ritornano alla forma originaria e riprendono tranquillamente a rimbalzare. Altri sono delle mele: quando il fianco prende un colpo, allora ne viene una forte ammaccatura, che comincia a marcire e quanto prima metà vita gli parte per una spintarella. Non so dire quale dei due mi faccia più paura, il pallone o la mela.

HILPI
E tu di che tipo sei?

JUULIA
Io sono una pigna. Secca e friabile, un organismo alquanto elementare.

HILPI
Afferro il concetto. Ascolta... Mi prometti che se muoio prima dei soccorsi metterai il mio corpo sulla barca per poi buttarlo in acqua? Come facevano i vichinghi, al capo mettevano la spada in mano, l'elmo sul petto e lo spedivano verso l'ultimo viaggio. Lo prometti? Sarebbe bello.

JUULIA
Ma in mano cosa dovrei metterti? Una fiasca d'acquavite vuota?

HILPI
Un ramo di ginepro. È resistente quanto me. Lo prometti?

JUULIA
Tu non muori mica.

HILPI
Magari io lo so meglio. Anche le mani hanno un aspetto che se dovessero riconoscermi in base a quelle...

JUULIA
Uno che sta per morire non dice tante sciocchezze.

HILPI
Anche Hemingway morì per una piccola ferita.

JUULIA
Ma quando mai, s'è sparato.

HILPI
Cosa sono quelle smorfie?

JUULIA
(Mostra il cellulare) Un messaggio, da mia figlia! (Legge) Mamma sei un mamut! Poso andare in pisina? È un genio! Cinque anni e sa scrivere così splendidamente! Obiettivamente, è un genio o no?

HILPI
Ascolta. Quel ragazzo. Ma è andato almeno nella direzione giusta? Mi pareva. Avrà intenzione o no di lanciare l'allarme?

JUULIA
Lo farà, lo farà. Questo non è più un naufragio. Magari paragonalo a quei due russi, padre e figlio, che furono ritrovati su una barca a vela alla deriva in pieno Pacifico. L'albero maestro s'era spaccato, e il padre per tre mesi raccolse l'acqua piovana e i pesci volanti con la vela, per non morire di fame. Pensa, erano stati alla deriva per tre mesi su quel relitto. Quando alla fine li ritrovarono, il padre aveva perso quasi quaranta chili. Ma il ragazzo non aveva perso nemmeno un solo grammo. Lo capisci tu cosa significa? Cosa deve significare?

HILPI
Mah...

JUULIA
Significa... che esistono persone, che... sanno amare qualcun altro... un bambino o... È così... È ... (si commuove e singhiozza)
Hilpi s'accorge del termos di Tor. Lo apre. Nell'aria un magnifico aroma di caffè. Hilpi ne versa in un bicchiere, beve. Poi si accorge di Juulia. Bevono avidamente a turno dallo stesso bicchiere, il coperchio del termos.

HILPI
Certo è ... impressionante.

JUULIA
Questo posto è la scaturigine del genere umano. Sedere su un pezzo di legno secco, su un ceppo di ginepro, e guardare il mare. Qui sei al centro di tutto.

HILPI
Poi dopo vi siete messi a costruire case.

JUULIA
Per fortuna vengono almeno qualche volta dei momenti quando di mezzo non c'è niente, tra l'uomo e l'universo, c'è solo questo scoglio, il mare, il cielo, dei suoni, e noi...

HILPI
Noi?

JUULIA
Certo. Io dico noi, perché per me tu esisti – importa poco che cosa tu ne pensi. Perché il respiro di un altro essere umano, in mezzo al glogottio delle anatre e tante altre voci sconosciute, è una cosa davvero incredibile. Bella. Fantastica. Verso il cosmo due splendidi mammiferi qui sotto il cielo, dove migliaia di radar e satelliti ci girano intorno e cercano di dirci, col linguaggio delle macchine, qual è il senso. E comunque accanto respira un tuo simile. (Pausa). Cosa?

HILPI
Vorrei solo appoggiarmi a te. Posso?

JUULIA
Devi proprio?

HILPI
No. Ma lo farei proprio volentieri.

JUULIA
Figurati.

HILPI
Figurati sì o figurati no?

JUULIA
Dicevo solo figurati. Ma per me è lo stesso. Non spingere.

HILPI
No, no.

Siedono in silenzio. Profumo di ginepro.

HILPI
Ora lo so!

JUULIA
Non spingere.

HILPI
Ragazza! Adesso lo so come dovrebbe essere questa casa mia e di Wikman.

Pausa.

JUULIA
Dimmelo.


FINE

Image

Le foto sono di Franco Figari

(La Rondine. 12.2009)

 

Image

Laura Ruohonen


Laura Ruohonen (Helsinki 1960- ) diplomata alla scuola di Drammaturgia di Helsinki nel 1997 ha poi lavorato come regista per programmi teatrali alla Radio nazionale nel periodo 1990–1996. Successivamente si é dedicata esclusivamente all'attivitá di scrittrice. Attualmente è anche docente di drammaturgia alla Scuola superiore di teatro.
I suoi drammi sono stati accolti favorevolmente, oltre che in Finlandia, anche in vari paesi esteri, in particolare in Gran Bretagna.
Laura Ruohonen ha anche scritto testi per serie televisive e sceneggiature cinematografiche, come Suolaista ja makeaa (Dolce e salato, 1995) con Kaisa Rastimo.
Con la disegnatrice Erika Kovanen ha poi pubblicato due volumi di poesie per bambini, Allakka pullakka (2004) e Yökyöpelit (2008).


Opere teatrali:

MARIA STUART 2009
Traverse Theatre, Edinburgo e Linz

SOTATURISTIT 2008
Prima al Suomen Kansallisteatteri 26.11.2008

YKSINEN 2006
Prima al Teatteri Jurkka 2006
Mikkelin kaupunginteatteri 2008
Lahden kaupunginteatteri 2008
Jyväskylän kaupunginteatteri 2008
Lappeenrannan kaupunginteatteri 2008

KUNINGATAR K 2003
Prima al Suomen Kansallisteatteri 2003
Oulun kaupunginteatteri 2007
Jyväskylän huoneteatteri 2006
Raision teatteri 2005
Teatro de la Luna Negra, Helsinki 2005
Frankfurt Biennale 2004
Uudenkaupungin teatteri 2005
Tampereen teatterikesä 2003

SAARI KAUKANA TÄÄLTÄ, 2003
Prima al Royal National Theatre, Lontoo 2003
Miniteatteri 2008

SUOMIES EI NUKU 2000
Kantaesitys KOM-teatteri 2000
Järvenpään teatteri 2006

SUURIN ON RAKKAUS 1998
Prima al Suomen Kansallisteatteri 1998
Kuopion kaupunginteatteri 2006
Stadia (Helsingin ammattikorkeakoulu) 2006
Keski-Uusimaan teatteri 2003
Seinäjoen kaupunginteatteri 2002
Jyväskylän huoneteatteri 2002

MINUN HAMPAANI 2001
Prima al Viirus teatteri, 2001

OLGA 1995
Prima al Suomen kansallisteatteri 1995
Rauman kaupunginteatteri, 2009
Lappeenrannan kaupunginteatteri 2007
Jyväskylän huoneteatteri 2006
Kajaanin kaupunginteatteri 2005
Lahden kaupunginteatteri 2004
Salon teatteri 2003
Oulun kaupunginteatteri 2002
Savonlinnan kaupunginteatteri 2001

LINTU VAI KALA 1991
Prima al Suomen Kansallisteatteri 1991

ISO-APINA 1990
Yhdessä Sara Heinämaan kanssa
Helsinki

NOUSUKAS 1987
Prima al Kajaanin Kaupunginteatteri 1987
Mikkelin Tyhjätaskuteatteri 1990

NYRKKIPYYKKI 1986
Prima al Teatterikorkeakoulu 1986
Kemin Kaupunginteatteri 1989