Dai confini dell'impero 56
di Luigi G. de Anna   

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"Promootio" nell'università finlandese: tradizioni e significati alla festa dei neo-dottori

Ho appena letto sulla Homepage dell’università di Turku che il 25 maggio iniziano le cerimonie legate alla Promootio. Ho emesso un sospiro: quest’anno, per la prima volta da tanti anni non parteciperò.

Da tempo infatti ho comprato il biglietto aereo per la Thailandia, proprio per il giorno 24. Il mio era un sospiro di sollievo. Sollievo perché entrare nel frak, abbottonarsi con quegli infernali bottoni inventati da un sadico sarto del Settecento (forse un giacobino) è diventata un’operazione assai laboriosa. La vestizione è complicata dal fatto che col passare degli anni il frak si restringe, il gilè pure, insomma è certamente a causa dell’umidità che regna nella mia casa di legno.

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Dunque non farò parte del corteo dei professori che accompagnano i neo-dottori sia all’entrata nella sala dei concerti, sia al Duomo. Un corteo ben ordinato dalle solerti segretarie. Per primi marciano i professori con maggiore anzianità, seguiti via via da quelli di più recente nomina. Si assiste quindi ad un degradare di sfumature del colore dei capelli, da un bianco quasi canuto a un biondo vivo, da un petto medagliato a d uno in attesa del riconoscimento che prima o poi al professore, fedele servitore della Società intellettuale e scientifica, comunque spetta. Quello che per me è stata una triste sorpresa all’ultima promootio cui ho partecipato, era che non mi trovavo più a capeggiare l’ordinata fila degli Ordinari di ruolo, ma ero al termine di quella che li precede: i professori emeriti. Certo, ritrovo vecchie conoscenze, amici o colleghi del buon tempo accademico passato, ma ad ogni tornata sono sempre meno.

Preso dai malinconici ricordi, ho dimenticato di spiegare che cosa è la promootio. Si tratta dell'evento più solenne che investe una università finlandese, in occasione del quale a chi ha conseguito il dottorato di ricerca negli ultimi anni (la festa si tiene attualmente con un intervallo di tre anni) viene consegnato, oltre al diploma, il cappello da dottore (un cilindro dalla stoffa di raso pieghettata) e la spada. Simbolo una volta del Gentiluomo, e oggi del Sapiente. La sera del primo giorno delle celebrazioni la spada viene affilata dal neo-dottore su una mola, mentre il suo compagno (o la sua compagna) versa sulla pietra dello spumante rigidamente finlandese (cioè fatto di vino di bacche). Il secondo giorno è quello più solenne. La mattina i giovani dottori (ogni anno in media circa 150) entrano in corteo nella sala dei concerti, l'unica in città abbastanza spaziosa per contenere i festeggiati ed i loro parenti. I neo-dottori sono preceduti dall'araldo, dagli studenti in rappresentanza delle corporazioni e dal corpo dei professori, uomini in frak e donne in abito lungo.

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Ha poi inizio la cerimonia della consegna del diploma, del cappello e della spada, la cui formula è pronunciata in latino e viene ripetuta facoltà per facoltà. La qualità della pronuncia latina varia da decano di facoltà a decano. Buona quella degli umanisti, un po’ forzata quella degli scienziati. Alla fine, dottori e professori, vanno in corteo per le vie della città fino alla cattedrale luterana, dove si svolge la cerimonia religiosa. La sera, tutti al castello di Turku, per la cena di rito, sempre in abito da sera e con il cilindro da dottore in testa, che col passare delle ore diventa un orribile strumento di tortura, una specie di garrota a tempie e fronte.

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Verso la mezzanotte si va in una sala delle feste del centro della città per ballare la polonaise, il pas de Spagne e il walzer, che nessuno sa ballare, ma la sala è talmente gremita che basta accennare un passo e il vortice ti trasporta.

In questo modo si tira l'alba (per fortuna, almeno per me che giovanissimo non sono, a fine maggio il sole sorge già alle quattro del mattino) e ascoltare il discorso al sole che nasce, fatto dal rappresentante dei giovani dottori. Insomma, le tradizioni cristiane si confondono con quelle pagane, e quelle accademiche con il sano desiderio di divertirsi. D'altra parte indubbiamente il dottorato di ricerca costa una certa fatica per conseguirlo e quindi è giusto festeggiarlo con tutti gli onori. La prima Promozione dei dottori della moderna università di Turku (quella antica fu fondata nel 1640 da Cristina di Svezia e trasferita a Helsinki dallo zar nel 1828) risale solo al 1927, ma la tradizione scandinava si rifà a quella tedesca in uso nel Rinascimento, quando i neo-laureati ricevevano i segni della loro distinzione accademica, e cioè il cappello, la spada e l'anello. In questo modo si intendeva non solo premiare chi aveva compiuto gli studi universitari, ma anche sottolineare l'appartenenza ai "magistri", e cioè all'élite della società. Dopo la fondazione dell'università di Turku da parte della regina Cristina, fu ovvio seguire il rituale in uso in quella di Uppsala, dove la prima Promozione aveva avuto luogo nel 1600. Nel 1648 quindi per la prima volta i dottori turkuensi sciamarono pacificamente per le vie della città; in effetti gli studenti erano famosi per le risse che provocavano con i "civili" nelle osterie della città, fenomeno comune a tutte le città universitarie nei secoli passati.
Nell'Ottocento (l'università si trova ora nella nuova capitale, Helsinki) la Promozione assume il significato di rafforzare l'identità nazionale, mostrando l'esistenza di una élite intellettuale che non era né svedese né russa. Questa identità viene ancora oggi rimarcata dalle insegne che riceve il neo-dottore. Il cappello da dottore, o meglio il cilindro, era in origine il simbolo dell'uomo libero, poi servirà a distinguere la classe aristocratica da quella borghese (cui è riservata la bombetta o cappello rigido) e da quella proletaria (relegata all'uso della "coppola" o berretto floscio).

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In sostanza si può dire che quanto più alto era il cappello, maggiore era il rilievo sociale della persona che lo portava, come indica anche il termine italiano di berrettone. Alla fine dell'Ottocento gli insegnanti universitari, sul modello russo, vengono rivestiti dell'uniforme del funzionario dello stato. Si aggiunge quindi la spada, oggi interpretata come simbolo della difesa della scienza.Una spada a dire il vero semplicemente da parata, a scanso di equivoci, visto che le discussioni accademiche possono diventare anche qui alquanto vivaci.
Ogni Promozione è accompagnata dalla nomina dei dottori honoris causa. Di solito si tratta di scienziati e professori stranieri che hanno avuto particolari rapporti di collaborazione con l'università. Si possono però nominare anche personaggi di chiara fama e di molti meriti, così quindici anni fa la facoltà umanistica onorò l'arciduca Otto d'Asburgo, figlio dell'ultimo imperatore d'Austria e noto europeista. Da qualche decennio è però entrata in uso l'abitudine di nominare anche politici o esponenti della vita economica. Qualche anno fa proposi il Dalai Lama, ma senza successo. L'università invece nominò al suo posto un noto palazzinaro di Turku, purtroppo di origine italiana, ma molto ben introdotto negli ambienti della finanza universitaria. Qualcosa non funzionare come dovrebbe, anche alle alte latitudini accademiche.

(La Rondine - 17.2.2017)