Reddito di cittadinanza: il caso Finlandia
di Anton Monti   

Image

Motivazioni sociali, più che economiche, dietro la proposta del governo

Quando un governo di centro-destra propone di sperimentare forme di reddito di cittadinanza è segno che il conflitto sociale si sta spostando su un terreno nuovo e sconosciuto, ricco di possibilità e di rischi.

Le elezioni politiche svoltesi in Finlandia il 19 aprile 2015 hanno avuto come conseguenza la formazione di un governo di centro-destra composto dal partito di centro (Keskusta), dai conservatori (Kokoomus) e dal partito populista (Perussuomalaiset). Il programma di governo ha ribadito i temi tipici degli esecutivi in tempo di recessione economica: contenimento della spesa pubblica, equilibrio di budget, riduzione del debito e riforme strutturali del mercato del lavoro, della sanità e della sicurezza sociale.

Image

Nel programma di governo, che è stato scritto in modo molto dettagliato (ben 74 pagine), probabilmente per la presunta inaffidabilità dei populisti, vi è a pagina 21 una breve frase, un rigo appena, ma è quella che ci interessa: “verrà realizzata una sperimentazione del reddito di cittadinanza”.

Il gruppo di lavoro costituito per definire i termini della sperimentazione del reddito di cittadinanza ha completato il suo lavoro in meno di un anno, a fine marzo 2016. La sperimentazione, avviata nel gennaio del 2017 consiste nel dare 550 euro al mese ad un gruppo di 2000 persone. Queste persone, se disoccupate, potranno usufruire di ulteriori sussidi sociali, peraltro già esistenti, e se invece occupate, saranno soggette ad una tassazione media del 43% su tutti gli introiti che nella sostanza compenserà il reddito di cittadinanza. La montagna ha partorito un topolino piccolo piccolo, ma anche un topolino può crescere...

Terminologia: sussidi sociali e reddito di cittadinanza

A questo punto è importante fare alcune precisazioni terminologiche. In alcuni paesi – per esempio in Italia – le maggiori formazioni politiche – il partito di Renzi e il movimento di Grillo – hanno parlato di reddito di cittadinanza, intendendo con il termine, una forma di sussidio sociale per i cittadini con redditi molto bassi o inesistenti. Non è dato neppure sapere a quali condizioni questo ‘reddito di cittadinanza’ possa essere concesso, per esempio a fronte di un rifiuto dei lavori offerti a colui che dovrebbe percepire il reddito di cittadinanza suddetto. In generale, nel dibattito di coloro che da anni propongono il reddito di cittadinanza, probabilmente la prima volta che di ciò si è parlato in termini di salario garantito era ai tempi di Potere Operaio in Italia intorno al 1971, si è sempre inteso tale reddito come universale (concesso a tutti) e incondizionato (indipendente dunque dall’accettazione dei lavori offerti e da altre fonti di reddito), qualcosa di ben diverso dunque dalle proposte di cui si è parlato in Italia ed in altri paesi, che sono suscettibili a soglie di reddito e condizioni varie.

Torniamo in Finlandia. Qui – così come nei paesi scandinavi - la sicurezza sociale dei cittadini è un diritto costituzionale. Ogni cittadino ha diritto a forme dirette ed indirette di sicurezza sociale che gli permettano di vivere dignitosamente. Nella sostanza oggi ogni cittadino finlandese non occupato ha diritto ad un sussidio minimo garantito che ammonta mediamente a 837 euro e ad una sovvenzione abitativa, che varia a seconda della regione dove egli risiede, e che mediamente ammonta a 330 euro al mese. Nella sostanza ciò significa che ogni cittadino finlandese, a disposizione del mercato del lavoro, ha diritto ad un sussidio sociale che mediamente ammonta a 1.167 euro. Inoltre per ogni figlio a carico c’è un assegno familiare pari a circa 100 euro per figlio e che mediamente ammonta a 207 euro da sommare ai 1.167 euro di cui sopra. Infine il cittadino può rivolgersi per i casi di emergenza agli uffici comunali dell’assistenza sociale per usufruire di aiuti, per esempio per spese sanitarie, di istruzione dei figli e simili.

Image

Essere a disposizione del mercato del lavoro significa che dalla categoria di coloro che usufruiscono dei suddetti sussidi sociali sono esclusi gli studenti – che usufruiscono di altre forme di sussidio specifiche (669 euro al mese più sovvenzione abitativa) -, i pensionati, gli imprenditori (anche free-lancer e micro-imprenditori) e coloro che attivamente rifiutano ogni lavoro assegnato.

Essere a disposizione del mercato del lavoro non significa automaticamente dover accettare ogni lavoro proposto. I lavori proposti devono essere in relazione al titolo di studio ed al percorso professionale del disoccupato. Va inoltre aggiunto che i disoccupati con un percorso lavorativo di oltre sei mesi hanno diritto per due anni ad un sussidio di disoccupazione ben maggiore di quello minimo. Questo sussidio è pari al 60-70% del salario percepito. Mediamente dunque una somma di 1.450 euro.

Come viene motivato il reddito di cittadinanza

In Finlandia quindi motivi economici per una richiesta di un reddito di cittadinanza da parte dei cittadini non esistono, almeno in teoria. Esistono invece una serie di motivi ben più profondi ed interessanti, se vogliamo, di quelli meramente monetari.

Il reddito di cittadinanza viene fondamentalmente motivato, in particolare dai Verdi, con ragioni legate ai profondi fenomeni di trasformazione che hanno attraversato la società finlandese.

1) La trasformazione dell’apparato produttivo e del mercato del lavoro – vissuta non solo passivamente dai soggetti sociali - fa sì che non esista più una chiara distinzione tra occupati, disoccupati, studenti ed imprenditori. I periodi di occupazione si seguono a quelli disoccupazione con un ritmo sempre più frequente, gli studenti lavorano, i disoccupati studiano e la figura dell’imprenditore comprende al suo interno sempre di più figure di free-lancer e autoimprenditori. Magari anche studenti e disoccupati. L’attuale sistema di sicurezza sociale non riesce più a contenere al suo interno la moltitudine delle figure sociali e lavorative e dei loro tempi di produzione/riproduzione.

Image Disoccupazione in Finlandia 2016-17

 

2) Il sistema della sicurezza sociale è sempre più un apparato di controllo che paradossalmente produce forme di insicurezza. Spiegamoci: ogni decisione in merito ai sussidi, alla loro durata ed ai loro intervalli, è discrezionale, legata ad una interpretazione dello status lavorativo di colui che usufruisce il sussidio. Questo crea una profonda dipendenza del cittadino e produttore dalla decisione. Le prestazioni di lavoro non si danno più in termini che possono essere contabilizzati in modo oggettivo secondo le ore lavorative fordiste e questo da alla discrezionalità, alla decisione, ancora una volta un ruolo centrale. Una persona che lavora su di un progetto digitale per una settimana 20 ore al giorno – festivi compresi – può essere trattata al pari di una persona che ha lavorato sette ore al giorno per un mese, mentre effettivamente è stata disoccupata per 20 giorni. Quali sussidi pagare a questo soggetto? In questo senso un reddito di cittadinanza assumerebbe come presupposto il fatto che il mercato del lavoro ed i soggetti produttivi sono cambiati in modo radicale e che i cittadini produttori non accettano più meccanismi di controllo che sono profondamente biopolitici, che vanno dentro la vita quotidiana – quella vera - dei soggetti.

Perché un governo di centro-destra ha deciso di sperimentare forme di reddito di cittadinanza? I motivi che muovono queste forze sono naturalmente diversi da quelli indicati sopra, ma registrano anch’essi i cambiamente avvenuti a livello di produzione sociale. I motivi che vengono addotti sono i seguenti.

1) Le forme di sicurezza sociale attuali sono talmente rigide che non permettono di impiegare in modo flessibile la forza lavoro a disposizione. Paradossalmente accettare contratti di lavoro a brevissimo termine, può produrre un calo degli introiti totali e non un loro aumento, e quindi un disinteresse ad accettare forme di lavoro flessibile.

2) Le attuali forme di sicurezza sociale escludono i microimprenditori e quindi riducono le possibilità di creare processi di esternalizzazione dei processi produttivi. Va inoltre ricordato che molto spesso i microimprenditori sono parte della base elettorale dei partiti di governo. Nella sostanza il centro-destra vede nel reddito di cittadinanza la possibilità di flessibilizzare ulteriormente il mercato del lavoro, a spese della società intera, e di dare una sicurezza sociale, che oggi non esiste, alla propria base elettorale.

3) il centro-destra vede infine nel reddito di cittadinanza la possibilità di rendere “efficiente” il settore pubblico: con il pagamento automatico di una certa somma di denaro a tutti non vi è più necessità di lavoratori del settore pubblico che valutano in modo discrezionale i casi individuali, come avviene oggi. Il centro-destra vede quindi nel reddito di cittadinanza l’opportunità di ridurre drasticamente il personale statale e comunale impiegato nel settore pubblico, che tra l’altro è importante base elettorale del centro-sinistra. Il reddito di cittadinanza viene visto quindi anche come opportunità di smantellamento dell’apparato pubblico.

I grandi assenti

Il sindacato e la sinistra tradizionale, in particolare di stampo socialdemocratico, si sono sempre opposti al reddito di cittadinanza motivando tale decisione in termini moralistici e socio-economici: con il reddito di cittadinanza si verrebbe a creare una classe sottopagata di persone passive e non interessate a lavorare. Naturalmente secondo l’interpretazione della sinistra tradizionale tale gruppo di persone non sarebbe più interessato ad avere forme di rappresentanza sul luogo di lavoro o nel mondo politico dove la sinistra continua –almeno a proprio parere – a rappresentare i lavoratori.

La sinistra tradizionale ed il sindacato hanno anche enormi difficoltà ideologiche ad ammettere che la piena occupazione, nelle forme del passato, non è più possibile né forse auspicabile, in una società dove la transizione postfordista è avvenuta da decenni. Ammettere che lo sviluppo sociale si dà per altre vie che non quelle del semplice lavoro e dell’estensione del lavoro aprirebbe il problema di pensare nuovi modelli organizzativi, di partecipazione e naturalmente di sviluppo sociale.

Va anche ricordato, cosa ben più materiale, che in Finlandia e nei paesi scandinavi i sindacati gestiscono parte dei sussidi di disoccupazione elargiti dallo stato. Il disoccupato iscritto al sindacato che percepisce il sussidio di disoccupazione è “cliente” del sindacato. Anche qui il reddito di cittadinanza costituisce un rischio reale di perdita di un ruolo sociale centrale per il sindacato.

Non basta. Le politiche economiche e sociali in Finlandia e nei paesi scandinavi sono contrattate trilateralmente da governo, datori di lavoro e sindacati. Nella sostanza ciò significa al giorno d’oggi che sindacato e datori di lavoro contengono i salari e il governo concede agevolazioni fiscali. Il reddito di cittadinanza potrebbe in teoria essere un meccanismo che indebolisce la posizione sindacale, se il sindacato non cambia radicalmente la propria posizione, iniziando a comprendere che il reddito di cittadinanza può essere sia mezzo per accettare lavori malpagati, come propone il centro-destra, sia mezzo per aumentare tutta la massa salariale, come propongono i settori più avanzati dei movimenti verdi e della sinistra radicale. Tutto dipende – alla fine - dal livello del reddito di cittadinanza.

I molteplici terreni di scontro del reddito di cittadinanza

Le tematiche del reddito di cittadinanza aprono diversi livelli potenziali di scontro per quei soggetti che sono rappresentativi delle nuove figure sociali e produttive. C’è innanzitutto uno scontro politico con la sinistra tradizionale e sindacale che riguarda l’affermazione dell’egemonia all’interno della composizione sociale di figure produttive nuove. Anche qui bisogna essere precisi. Le statistiche sembrano dimostrare che in Finlandia i livelli occupazionali sono rimasti allo stesso livello di venti anni fà. Con una grande differenza però: il numero degli impiegati ultracinquantenni è aumentato notevolmente (aumento dell’età pensionistica), mentre sono calati i livelli occupazionali giovanili. Inoltre sembra che il numero dei contratti di lavoro a tempo determinato non sia aumentato rispetto il passato. Ha dunque senso parlare di precarietà? Certo che ha senso. Per due motivi: innanzitutto le possibilità di licenziare persone con contratto a tempo indeterminato sono aumentate – se non nella legge, nei fatti, nella cultura del management aziendale, e poi – cosa più importante – è aumentata la percezione soggettiva della precarietà, dell’insicurezza. Questa percezione soggettiva è in particolare aumentata tra i giovani. Spesso si tende a sociologizzare la figura del precario dimenticando che la precarietà è un contenuto che tocca tutta la composizione sociale. Le forme tradizionali del welfare non sembrano quindi più dare una sicurezza ai nuovi soggetti del mondo produttivo, e neppure a quelli vecchi, e quindi la ricerca di nuove forme di welfare implica una rottura con la sinistra tradizionale ed il sindacato qualora questi non volessero rinunciare al proprio ruolo rappresentativo di determinazioni obsolete del welfare.

Image

Oltre a questo scontro sull’egemonia interna alla composizione politica, c’è un’altra battaglia molto importante, forse la più importante: quella sul livello del reddito di cittadinanza. Per il centro-destra finlandese il reddito di cittadinanza deve garantire la mera sopravvivenza tra un rapporto di lavoro pagato male e di durata incerta e l’altro. Non è base dunque per la creazione di una società basata sul riconoscimento e la condivisione della ricchezza sociale prodotta in comune, bensì è un semplice strumento per un management snello della forza lavoro, che paradossalmente può addirittura nel complesso rendere più debole economicamente la situazione dei nuovi soggetti produttivi (i 550 euro proposti dal governo come somma del reddito di cittadinanza sono meno addirittura dei 669 euro percepiti oggi dagli studenti).

Nella sostanza il problema oggi è che non c’è una via di ritorno al mondo che c’era in passato, e quindi siamo anche in presenza di uno scontro generazionale, cosa spesso dimenticata. Per quanto riguarda il futuro la questione non è reddito di cittadinanza si o reddito di cittadinanza no. La questione è quanto reddito di cittadinanza. Da qui di dovrebbe partire.

Pubblicazione originale in lingua francese su: http://www.multitudes.net/revenu-universel-le-cas-finlanda…/

(La Rondine – 3.2.2017)