Rinascimento a Helsinki?
di Nicola Rainò   

Image

Una mostra sui Lombardi del Cinquecento con tanti capolavori, e qualche dubbio

La ristrutturazione del Palazzo Martinengo a Brescia ha favorito il prestito di 42 opere del Museo Tosio-Martinengo per un tour europeo prima a Varsavia, poi a Helsinki, e che infine si concluderà a Enschede, in Olanda. Un'occasione preziosa per vedere qualcosa della tradizione cinquecentesca lombarda, di Brescia e Bergamo, l'humus ricco in cui maturò, tra gli altri, il giovane Caravaggio.

L'obiettivo dei promotori è di far conoscere a un pubblico europeo i più noti capolavori della Pinacoteca: opere di Lotto, Anguissola, Foppa, Moretto e Romanino, più due piccoli dipinti di Raffaello. Il contesto entro cui operarono gli artisti bresciani è definito grazie ad alcune opere concesse in prestito da altri musei italiani: poche ma significativi dipinti di Bramantino, Giovanni Bellini, Giovan Battista Moroni e Tiziano. Impresa meritoria, tutt'altro che facile, e sostanzialmente portata a buon fine.

ImageAd aprire il percorso della Mostra al Museo Nazionale di Helsinki è il Cristo Benedicente di Raffaello Sanzio, certo l’opera più nota, e per questo diventato l'icona della mostra stessa: raffinato, piccolo e potente, capace di esemplificare la nozione di bellezza sulla base dell’armonia tra i canoni estetici classici e gli ideali della tradizione cristiana, e un utilizzo di colori morbidi e sfumati che sembrano invitare ad una contemplazione superiore.
Le stanze seguenti, al pian terreno del Museo, sono dedicate a Brescia e Bergamo, alla ritrattistica, ad opere di orientamento manieristico, e lì si vede il cuore dell'esposizione, e della stessa Pinacoteca. Si parte dalla fine del Quattrocento con Vincenzo Foppa, il precursore, un bresciano che rappresenta quanto di più antitetico alla cultura rinascimentale toscana. È un grande pittore contadino, che all’orizzonte mentale e formale dei fiorentini oppone deciso la bellezza del “tangibile”. I suoi santi non hanno la carnagione rosea e luminosa dei santi botticelliani.

Image

Hanno i piedi ben piantati per terra; sono reali, concreti, assolutamente imperfetti. Scrive Roberto Longhi che "il racconto di quella preistoria pittorica che ci condurrà sino all'apparizione tonante di Caravaggio" parte proprio da qui: da quel Vincenzo Foppa che a Brescia apre una scuola formidabile in cui crescono il Romanino, amatissimo da Pasolini, il Moretto e il Savoldo. Poco distante, a Bergamo, si muoveva Lorenzo Lotto, di cui in mostra sono presenti due belle opere. E a Bergamo, a cavallo della metà del secolo, si afferma Giovan Battista Moroni, un ritrattista dal sorprendente realismo quasi fotografico.
In Italia c'è voluto il lavoro lungo e determinante di quel grande critico per fare apprezzare artisti per secoli considerati "minori". Ecco perché questa mostra poteva essere un'occasione per trasmettere questa tardiva fortuna critica anche a un pubblico più periferico, come quello finlandese.
Dopo aver visto la Mostra, e letto il Catalogo edito dal Museo Nazionale e sostenuto dall'Istituto Italiano di Cultura di Helsinki, mi pare che si tratti di una occasione in parte perduta. Segnalo alcuni dubbi, per chi li trovi utili.

IL TITOLO - "Rinascimento. Adesso! - Da Raffaello a Tiziano". Che vuol dire adesso? Attualità del Rinascimento? Questo, se mai, è vero sempre. Invano ho cercato nelle sale della mostra e sulle pagine dei catalogo una risposta. Ho chiesto direttamente alla curatrice della mostra, la dr. Minerva Keltanen, la quale con estrema cortesia mi ha spiegato che la mostra coincide anche con una rifondazione del Museo di Helsinki, col suo centenario, e dunque il titolo è stato inteso anche come una "rinascita", oggi, della istituzione ospitante. Risposta eccellente, dal punto di vista istituzionale. Ma io sono parte del pubblico che riceve l'offerta, e continuo ad avere dei dubbi. A proposito del titolo, ma anche del sottotitolo. Perché la mostra è su altro.

Image D.Dossi a Varsavia

Per esempio, c'è stata una maniera diversa di presentare le stesse opere, a Varsavia, dove il Rinascimento è un po' più di casa: si pensi solo a un contributo 'locale' alla mostra come il Giove pittore di Dosso Dossi proveniente da Cracovia. E dove si è andati a vedere, con grande interesse, semplicemente: "Brescia. Il Rinascimento nell'Italia settentrionale". E come sottotitolo: Moretto – Savoldo – Moroni. Raffaello – Tiziano– Lotto.
Chiaro, senza fronzoli. E con gli artisti elencati secondo un ordine logico. Prima il testo, poi il contesto. Perché chi sia andato a Helsinki a cercare Raffaello e Tiziano, e poi anche "il" Rinascimento, sarà rimasto per lo meno deluso.

L'ALLESTIMENTO - Qualche parola su certe scelte dell'allestimento non sempre convincenti. La linea interpretativa della mostra è quella delle due grandi madri, la Milano di fine Quattrocento, più naturalistica, e Venezia, la madre del luminismo, tenendo la Grande Maniera toscana sullo sfondo, come una vecchia e aristocratica zia con cui fare i conti. Ciò spiega, immagino, la collocazione del Cristo benedicente di Raffaello nella saletta d'ingresso, una sorta di anticamera, insieme con una "Madonna dei garofani", attribuita alla sua bottega.

Image

Qui troviamo anche una Madonna del Francia e un'Annunciazione del Moretto: il catalogo ci dice che fanno parte del lascito del Conte Tosio, e dunque sono un po' come un suo studiolo privato: ma niente del genere è detto sul pannello didattico al visitatore privo di catalogo che si domanda le ragioni di quella collocazione, accanto a una cassapanca fiorentina del Quattrocento. A parte questo, lo spazio scelto, invece di dare la sensazione di un luogo privato, raccolto, ha un'aria fin troppo vuota e dispersiva.
Il contrario si prova nelle sale successive. Gli spazi espositivi del Museo dedicati a queste mostre, purtroppo, sono piuttosto ridotti, e succede che tele di grandi dimensioni, pale come la Rovelli del Moretto, finiscano incastrate tra il soffitto e la parete in angolo, privando l'opera di quel respiro che dovrebbe avere per essere fruita adeguatamente.

Image

Sulla presentazione della mostra a Varsavia leggo: "Luci soffuse, musica sacra in sottofondo e un allestimento arioso permettono all’osservatore di passeggiare tra le nove sale del museo". Guardare per credere.

Image Museo Nazionale, Varsavia

La mancanza di spazi porta a "incastrare" anche opere che avrebbero diritto a maggiore autonomia. È il caso di uno dei capolavori della collezione, il Flautista del Savoldo. Finito nella sala dei ritratti di Moroni, con cui non ha niente a che vedere, non essendo di fatto un "ritratto", privo com'è di ambizioni mimetiche, ma finendo per passare in secondo piano davanti agli splendori di un Gentiluomo in rosa.

Image

Si tratta di una meditazione malinconica sulla morte, con una luce rarefatta che se mai fa pensare a illustri successori fiamminghi. Avrebbe meritato uno spazio tutto suo, e invece, confuso tra quelle magnifiche e ruffiane eleganze del Moroni, perde la sua qualità metafisica, e infatti non mi è sembrato tra i più gettonati da parte del pubblico nelle mie tre visite alla Mostra.

I MATERIALI DIDATTICI - Il problema dei pannelli didattici, molto poveri, vale per tutta la mostra, come anche per tante mostre viste qui a Helsinki. Dove la scarsa conoscenza di base del visitatore medio pare condurre i curatori a una sorta di rassegnazione, a una essenzialità che esaspera anche un osservatore meno sprovveduto.

Per esempio, nelle prime due sale, all'entrata troviamo la Pala della Mercanzia di Foppa, da una parte, e una luminosissima Madonna con bambino di Giovanni Bellini dall'altra. Si può intuire che qui ci sono due strade molto diverse, contrapposte, ma non era il caso di suggerire, con apposite didascalie, cosa leghi tra loro i milanesi e i veneti, e perché si incontrino proprio a Brescia?
Mancano, nella mostra e nel Catalogo, rimandi alla condizione storica e culturale della Brescia di quel primo '500: per sommi capi, il "sacco" della città del 1512 ad opera dei francesi, la distruzione e poi la ricostruzione da parte dei veneziani, la successiva "spianata" con la concentrazione di attività urbanistiche e artistiche entro le mura della città, contemporaneamente all'esplodere della questione "luterana", appena al di là delle Alpi, e l'importanza del conflitto con la Controriforma sulle scelte estetiche e morali, alla radice anche di certo "tenebrismo" evidente in Moretto e Romanino, tra gli altri. E un accenno all'arrivo a Brescia, dopo la spianata, di un'opera cruciale come il Polittico Averoldi di Tiziano, le cui tracce si vedono nettamente in certe scelte coloristiche anche in questa mostra, come in un paesaggio del Romanino.

ImageNon sono tutte "istruzioni per l'uso" che una mostra come questa doveva far presenti al visitatore finlandese? (A proposito del Catalogo, avendolo usato per questo articolo, osservo come manchi, in fondo, di un Indice delle opere riprodotte in ordine alfabetico, che aiuti nella consultazione.)

In mostre di questa complessità in genere si trova almeno un video che presenta l'ambiente in cui certe opere sono maturate, anche quando si tratta di ambienti molto noti. Qui, un video dei tanti disponibili, anche in italiano, per far vedere qualcosa dei luoghi, delle chiese, dei palazzi dove questa grande arte è nata, sarebbe stato indubbiamente utile.
Per avere qualche informazione sul contesto storico-culturale bisogna necessariamente sfogliare il Catalogo, dove interessante a questo fine trovo fondamentalmente la scheda dedicata al Tour europeo, in inglese, di Francesco Frangi.

LA LINGUA - Osservando i piedoni degli apostoli sotto il tavolo della Cena di Emmaus del Moretto mi sono ritrovato di colpo dentro Sant'Agostino, a Roma, davanti alla Madonna dei pellegrini. Quella del Caravaggio.

Image

Ecco la "lingua" nata anche grazie a quel "dialetto" lombardo in cui il giovane Merisi era maturato. E di cui non si fa menzione in questa mostra, a parte poche righe nella scheda menzionata di Francesco Frangi nel catalogo.
Ho la sensazione, e magari mi sbaglio, che i curatori della Mostra abbiano avuto paura di affrontare una questione "dialettale" dell'arte italiana, e abbiano preferito puntare alla "lingua", alla Grande Maniera di Raffaello e Tiziano.
Puntare sulla sostanza di quest'arte, avrebbe significato dover ammettere che siamo piuttosto lontani dal Rinascimento, forse da ogni Renessanssi. Che qui c'entra poco Raffaello, e poco anche Tiziano. Che in questa mostra sono poco più che nel titolo. Come la lingua italiana.
Questa è una nota a margine, ma la estendo a varie iniziative culturali in Finlandia. Nelle sale di questa mostra le opere non sono presentate col loro titolo italiano. Capisco l'esigenza degli utenti, ma le opere, come gli autori, hanno un loro nome, e in queste sedi dovrebbe essere comunque conservato.

ImageLa risposta del pubblico è stata più che positiva, all'inaugurazione e nelle prime settimane. Nonostante un indubbio calo di interesse oggi, a più di due mesi dall'inaugurazione, i dati complessivi però restano incoraggianti: al 12 dicembre i visitatori erano 35.400. Ho saputo dal Museo di Varsavia che la stessa mostra, nel periodo 2 giugno – 28 agosto, ha ospitato circa 49.000 persone. C'è di che essere soddisfatti, complimenti agli organizzatori. Un grazie particolare per la collaborazione rivolgo a Minerva Keltanen, curatrice della Mostra di Helsinki, e a Joanna Kilian della precedente a Varsavia.

(La Rondine – 13.12.2016)