Soldati di Odino, Cuori Neri, un morto alla Stazione: l'estrema destra in Finlandia
di Giacomo Bottà   

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Intervista a Anton Monti sugli estremismi in Finlandia e in Italia

Il 10 settembre 2016, di fronte alla stazione di Helsinki, un ragazzo chiamato Jimi protesta a viva voce contro un picchetto di estrema destra. Un membro del picchetto reagisce con violenza e lo colpisce. Jimi cadendo, batte la testa e una settimana dopo muore. Le indagini forensi della polizia hanno da poco confermato che la morte è stata provocata dall’aggressione.

Per alcuni questa triste storia di violenza politica è arrivata come una sorpresa, uno shock nella pacificata vita politica finlandese. Per altri invece è stata una conferma di una situazione delicata, dove crisi economica, politiche conservatrici del governo in carica, il populismo di una parte del parlamento e il radicalismo politico sta generando qualcosa di inquietante e nuovo.
Per cercare di capire come siamo arrivati a questo, abbiamo deciso di parlarne con Anton Monti, autore di
Punaiset Prikaatit (Into 2016) e in procinto di pubblicare altri volumi sul radicalismo politico in Finlandia e Italia.

Come siamo arrivati ai fatti di Piazza della Stazione?
Ci incontrammo più o meno un anno fa, quando ti spiegai che avevo scritto un libro sulle Brigate Rosse. Parlammo di quanto si percepivano anche in Finlandia i primi segnali di violenza politica. In quella discussione ci augurammo anche che questa violenza non si estendesse. Nel corso dell’ultimo anno il fenomeno della violenza politica invece si è intensificato in Finlandia, con diversi episodi di attacchi ad esempio contro i centri di accoglienza, oppure con gruppi neofascisti che hanno attaccato persone che la pensano in modo diverso.

ImageC’è stata una specie di escalation che ha portato, un paio di mesi fa, alla morte di questo ragazzo di sinistra che passava accanto ad una manifestazione di neofascisti in Piazza della Stazione ed è stato picchiato, probabilmente non con l’intenzione di ucciderlo. Purtroppo, è caduto, ha sbattuto la testa ed è morto ed è una cosa drammatica, ma, ne parlammo un anno fa, era una cosa che in un certo senso era prevedibile.

Come è organizzata l’estrema destra in Finlandia?
È una questione sulla quale dobbiamo essere molto attenti con la terminologi per non confondere tra loro fenomeni che sono totalmente diversi.
Nei paesi scandinavi, e in Finlandia in particolare, esiste una destra populista, potremmo anche definirla una destra estrema populista che ha un supporto elettorale significativo; mi riferisco al partito dei Perussuomalaiset. È un partito che ha delle connotazioni fortemente anti-migranti e nazionaliste, ma bisogna stare attenti perché è un partito che non è mai stato legato ad episodi di violenza. È un partito che fa una politica con connotazioni forti, con una terminologia pesante, ma che agisce comunque nel pieno rispetto della legalità. Però questo partito ha avuto un significato importante nel modificare il discorso politico in Finlandia. Se fino a cinque anni fa, il discorso politico qui era molto corretto, molto politically correct, l’arrivo di questa nuova forza politica ha fatto sì che il discorso sia diventato molto duro e verbalmente ‘violento’, ma è un partito, ribadisco, che ha sempre agito nei termini della legalità.
Oltre a questo partito c’è un’area, sempre di estrema destra, extraparlamentare, fatta di piccoli gruppi che non si definiscono né neofascisti, né neonazisti, ma che dicono di essere contro quella che loro chiamano ‘l’islamizzazione della Finlandia’, contro i migranti e contro tutti quei cambiamenti culturali che potrebbero essere connessi all’aumento della popolazione migrante in Finlandia, che in Finlandia è la seconda più bassa d’Europa, dopo l’Albania. Questa è dunque la seconda area, fatta anche da persone con problemi d’inserimento sociale. Quest’area ha dato vita a fenomeni ‘spontanei’, tipo colui che si ubriaca di venerdì sera, fa una molotov artigianale e cerca di dare fuoco ad un centro d’accoglienza, con conseguenze ridicole, ma sempre col pericolo connesso al giocare col fuoco.
In questa seconda area c`è stato un fenomeno interessante, che ha attratto l’attenzione internazionale, i Soldiers of Odin, i Soldati di Odino, che sono gruppi di persone che organizzano ronde in città per garantire la “sicurezza” delle donne contro la da loro immaginata criminalità dei migranti. Un fenomeno durato meno di un anno del quale si è scritto molto in Finlandia.

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Esiste una terza area, molto circoscritta, che potremmo definire esplicitamente neofascista e ben strutturata. A quest’area è riconducibile la persona che ha picchiato il ragazzo deceduto. Questa terza area è quella più pericolosa in termini di sicurezza interna e in questo momento è monitorata dallo stato e degli apparati di sicurezza, anche perché si parla della possibilità di vietarne l’attività.
Naturalmente tra queste tre aree, che sono chiaramente separate, esistono delle contiguità, persone che si trovano ai limiti di queste tre aree e che creano zone un po’ grigie, non chiare, ma parliamo comunque di fenomeni molto marginali. Queste tre aree a mio parere sono chiaramente separate.
Oltre a queste tre aree, che fanno azione politica, esiste poi un’area intellettuale d’ispirazione tradizionalista ed evoliana che produce alcuni siti internet, una rivista web in particolare, e rappresentano delle posizioni teoriche molto simili a quelle espresse da Julius Evola. Fanno riferimento, anche esplicito, ad un tradizionalismo esistito in Italia negli anni cinquanta, sessanta e settanta e logicamente fanno riferimento anche ad una certa cultura di destra da Jünger a Brasillach, da Drieu La Rochelle a Pound, e altri personaggi della cultura della destra estrema.

Ci sono collegamenti tra le esperienze di politica radicale in Italia e in Finlandia sia di destra che di sinistra?
Gli anni settanta in Italia sono stati un enorme laboratorio di lotta politica. La cosa interessante è che l’esperienza italiana si è trasferita a tutte le aree di “estremismo” politico in Europa. Ad esempio l’esperienza dell’Autonomia italiana si è trasferita agli Autonomen tedeschi, ai casseurs francesi, al Black Bloc, e anche agli autonomi danesi e a vari gruppi operanti in Svezia e anche in Finlandia sia a livello pratico organizzativo che a livello di teoria. Lo stesso discorso vale anche per altri movimenti di periodi successivi in Italia, tipo gli anarco-insurrezionalisti, che hanno influito quest’area anarchica in tutta Europa.
Se guardiamo al caso particolare finlandese possiamo dire tre cose: il riferimento culturale della destra estrema finlandese si trova nel tradizionalismo, quindi gli intellettuali dell’estrema destra finlandese leggono con estremo interesse gli scritti di Julius Evola. A livello più concreto, se guardiamo a questo gruppo al quale appartiene questo ragazzo che ha ucciso un giovane di sinistra, possiamo segnalare alcuni episodi. Questo gruppo ha una web-radio e nella loro prima trasmissione hanno concluso suonando l’inno di Ordine Nuovo, La Vandean, con tanto di menzione da parte del cronista degli anni di piombo italiani. Questo gruppo è peraltro strutturato in nuclei all’interno del territorio finlandese che si definiscono con un termine rumeno, cuib, che vuol dire nido. Il cuib era il nucleo strutturale di Terza Posizione in Italia che a sua volta lo aveva ripreso dal fascismo rumeno di Corneliu Codreanu. C’è dunque un collegamento diretto tra i modi di strutturarsi di Terza Posizione in Italia alla fine degli anni settanta e questo gruppo finlandese. Gli esempi non finiscono qui.

ImageGli attivisti di CasaPound Italia hanno avuto degli incontri qui in Finlandia, la band di CasaPound, gli Zetazeroalfa, hanno suonato in Finlandia. Esiste anche un sito web fatto da neofascisti che si chiama "cuore nero" (musta sydän) e che è ispirato da Cuori Neri, un libro pubblicato in Italia. Tutta l’immagine visuale del sito è presa direttamente da riferimenti culturali dei cosiddetti “fascisti del terzo millennio” italiani.
Relativamente ai Soldiers of Odin possiamo aggiungere che il mito di Odino è molto presente nella mitologia del neofascismo Italiano, il grido di guerra di Terza Posizione era ‘Odino!’. La mitologia vichinga, che non è parte della cultura finlandese, e il collegamento diretto tra la mitologia nordica e il fascismo venne fatto nella Germania nazista, ma poi nei movimenti neofascisti del secondo dopoguerra venne prodotto in particolare da Evola e dall’area tradizionalista Italiana, da Avanguardia Nazionale a Terza Posizione.

Perché in Finlandia non esiste una presa di posizione netta sull’antifascismo come ad esempio in Italia e Germania?
L’antifascismo è strutturale per la maggioranza dei paesi europei, che si fondano sulla liberazione dal fascismo o dal nazismo o dall’occupazione nazista. In molti paesi è addirittura inscritto nella costituzione, come in Italia e in Germania. In altri paesi esiste una forte memoria storica su quello che fu la seconda guerra mondiale, la guerra contro i fascismi.
In Finlandia la situazione è diversa, nella seconda guerra mondiale era schierata per motivi geopolitici a fianco alla Germania nazista. Secondo la narrazione nazionale, la Finlandia fece una guerra separata dal resto della seconda guerra mondiale. Questo discorso, che è anche in parte veritiero dal punto di vista storico, perché comunque ci fu un tentativo di invasione nel 1939 da parte dell’Unione Sovietica, ha dei riflessi su come non viene considerato il discorso del fascismo e del nazismo.
Dopo la seconda guerra mondiale alla Finlandia venne imposto dall’Unione Sovietica, nel trattato di pace, il divieto assoluto di creare associazioni di tipo fascista e nazista. Questa regola, che in molti paesi era stata data dai paesi stessi, in Finlandia, è sempre stata vista come un’imposizione, non una scelta legislativa interna, ma qualcosa che veniva da fuori.
Nella metà degli anni venti, ci fu in Finlandia un vero movimento fascista che prendeva ispirazione dal fascismo italiano. Mussolini eraconsiderato un personaggio politico di riferimento e ci furono sequestri di persona e un’ attività antisindacale ed anticomunista. Questi movimenti non vennero presi seriamente dal governo o furono addirittura utilizzati in funzione antisindacale, ma verso la metà degli anni trenta, anche perché ci furono tentativi di ribellioni armate, lo stato reagì duramente e impedì questi fenomeni, che però non vennero mai esplicitamente vietati.
Esiste quindi un primo periodo con un vero e proprio movimento fascista finlandese tra le due guerre, poi un’alleanza con la Germania nazista, vista da una buona parte della società finlandese sicuramente in termini problematici, ma con settori dello stato che la vedevano anche di buon occhio. Con il trattato di pace del dopoguerra vengono vietate le associazioni naziste, ma questo divieto viene visto come esterno e non interno. Tutto questo ha fatto si che in Finlandia non si sia mai posto un discorso di comprensione di cosa è stata realmente l’esperienza fascista o nazista in Europa.

Come ha reagito la Finlandia all’episodio di violenza politica avvenuto in Piazza della Stazione?
La morte di questo ragazzo è stata per il paese un’esperienza per certi versi sconvolgente, perché era da più di sessant’anni che in Finlandia una persona non moriva per un atto di violenza politica. Il caso precedente era stato alla fine degli anni quaranta nel corso di uno sciopero nel quale morirono due manifestanti. Da allora, il concetto di violenza politica in Finlandia è stato completamente estraneo al modo finlandese di agire, anche per i movimenti radicali. Nel corso degli ultimi anni ci sono stati alcuni episodi, ma quello che è avvenuto in Piazza della Stazione è stato una sorpresa per la società finlandese. Non lo è stato per chi come me segue questi fenomeni e ha vissuto quello che è successo in Italia.
La morte di questo ragazzo ha dato modo a settori della popolazione di Helsinki di esprimere solidarietà e di protestare per quello che è successo. Una settimana dopo la morte di questo ragazzo c’è stata una grande manifestazione a Helsinki, Peli poikki! (Fine del gioco) con 15.000 persone, che è un numero incredibile, visto che in Finlandia non esiste una tradizione di manifestazioni di piazza. È stata una manifestazione pacifica, senza simboli politici, una manifestazione più di sgomento che di rabbia.

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In Finlandia esiste una sinistra radicale antifascista, ma fino a questo momento non ha reagito. Questo è un segnale positivo perché così non s’innesca una spirale di violenza politica. Personalmente sono preoccupato perché se il governo, gli organi di sicurezza, non danno una risposta decisa su quello che è successo, il rischio che s’inneschi una spirale esiste sempre.
La manifestazione si è conclusa con un comizio dove hanno parlato varie persone, tra le quali la ex-presidente Tarja Halonen, che han fatto un discorso breve e non connotato politicamente. Molto interesse ha creato il discorso fatto da Mikael Brunila che ha parlato, di fornte a questa vasta folla, in termini più noti ad un pubblico italiano, facendo riferimento al ‘No pasaran!’, alla guerra civile spagnola e alla costituzione italiana col divieto di ricostituzione del partito fascista.

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Io ho un sentimento ambivalente su tutto questo che vedo. Capisco bene la necessità, la voglia di dare un no alla violenza neofascista, dall’altro lato vedo sempre il rischio di innescarsi di una spirale. Spesso sento di riferimenti retorici alla guerra civile, alla resistenza, cose che andrebbero presi con le pinze oggi. Sono ambivalente su questa cosa. Se pensiamo all’Italia, negli anni della violenza politica morirono circa 500 persone tra 1970 e 1988 e migliaia furono feriti. Negli scontri tra giovani neofascisti e giovani di sinistra morirono circa quaranta, ripartiti tra i due gruppi. C’erano ragazzi di sedici, diciassette anni, molto giovani; storie tragiche che – molto brutto da dire – furono per certi versi morti inutili. Infatti in quegli anni alcuni settori della sinistra estrema italiana furono molto critici sulla retorica antifascista.

Si arriva infatti al 1983, con l’ultima morte di un neofascista, e improvvisamente si ferma tutto, e uno si domanda, alla fine degli anni ‘80 col sogno della rivoluzione sfumato, ma che senso ha avuto questa cosa? In quei momenti intensi degli anni ‘70 il senso forse c’era, il problema è che dalla storia bisogna anche imparare qualcosa, senza banalizzare, non tutti i morti sono uguali, ma anche quei morti, possono essere comunque tragicamente inutili.
L’insegnamento da dare ai giovani che in Finlandia si avvicinano alla vita politica nei movimenti radicali è quello di capire i rischi connessi a questa attività. Senza moralizzare, ma far capire che quello che può sembrare oggi una necessità storica tra vent’anni potrebbe essere qualcosa che non ha avuto senso.

Image A. Monti, a sinistra nella foto



(La Rondine - 24.11.2016)