Il diavolo a Helsinki: "Oltre l'uomo"
di Nicola Rainò   

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Una città in analisi, da Giorgio Tricarico

Il sito Goodreads.com da qualche mese include nell'elenco dei romanzi che sono ambientati a Helsinki anche un racconto scritto da un autore italiano, di cui "La Rondine" ha ospitato diversi articoli.
Il romanzo, intitolato "Oltre l'Uomo" e pubblicato dall'editore torinese Golem a gennaio del 2015, reca in copertina le firme di Giorgio Tricarico, l'unico psicologo analista junghiano italiano a Helsinki, e di Giuseppe Vadalà, junghiano di Roma, che vive e lavora da anni a Milano.

Helsinki e la Finlandia fanno da sfondo alla maggior parte degli eventi narrati, e rappresentano il mondo occidentale al suo meglio, organizzato, razionale, funzionale. Eppure il paesaggio umano che circonda Matteo Ticinese, questo il nome del protagonista, è fatto soprattutto di isolamento, di egoismi, di desolazione e di una generale mancanza di senso.
Matteo è uno psicoanalista, ma è essenzialmente un disadattato, che non riesce ad adattarsi, appunto, al mondo che lo circonda. A partire dalla propria esperienza lavorativa e da quella della propria sofferenza, si interroga incessantemente sul senso del dolore del mondo, consapevole di vivere nell'era del tramonto di tutte le precedenti cornici di senso.
La rabbia è l'emozione che maggiormente lo accompagna nella difficilissima ricerca di senso alla presenza del male: rabbia verso Dio, verso il Diavolo, verso qualunque trascendenza, rabbia anche nei confronti dell'essere umano e della sua identità, costruita sulla volontà di potenza, sul dominio del più debole e sulla distruttività.

ImageIn un gelido pomeriggio di dicembre, un tipo assai bizzarro si para dinanzi a Matteo, nella piazza del Senato, all'ombra della grande cattedrale di Helsinki. Il suo nome è Pietari Jakola, commerciante di oggetti sacri nato a Turku, ma residente da tempo immemore a Roma.
A mano a mano che la storia si dipana, appare chiaro come Pietari non sia un essere di questo mondo. Che sia il Diavolo in persona, la Morte, o chissà quale entità non è dato di saperlo, ma proprio Pietari diventa l'interlocutore di Matteo sulle tematiche che angustiano la sua anima. Il racconto illustra soprattutto i loro densi dialoghi sulle questioni ultime dell'esistenza, ma segue anche alcune vicende della vita di Matteo, che offrono altri spunti di riflessione, sulle relazioni, sulla coppia, sulla bellezza, sulla ricerca di un modo diverso di stare al mondo. Ne parliamo con Giorgio Tricarico.

Come è nata l'idea di un racconto così?
Mi ero trasferito da pochi mesi a Helsinki, stavo cercando di costruire da zero una mia attività di analista, e dall'Italia mi portavo dietro tra le altre cose un fardello personale parecchio pesante. Mentre attraversavo la piazza del Senato, mi attraversò la mente un pensiero: incontrare il Diavolo, sedersi a un tavolino del caffè Engel e dare spazio a quel fardello di rabbia, riflessioni, emozioni che non erano più contenibili.
Il diavolo al caffè "angelo": il primo seme del racconto è stato questo pensiero.
Nei mesi successivi, ho iniziato a figurarmi alcuni episodi e un minimo di trama, ma non sapevo come avrei potuto dare vita al personaggio del "diavolo".
Allora mi tornò alla mente uno dei docenti conosciuto durante il mio training analitico a Milano, Giuseppe Vadalà.
Durante le sue interessanti lezioni sui lavori junghiani più difficili, come il Mysterium Coniunctionis, era emerso il suo grande interesse per la teologia, e una volta ci aveva raccontato delle sue esperienze di analista in contatto con gli esorcisti vaticani.
Lo chiamai per chiedergli di indicarmi una bibliografia per acquisire familiarità con la figura del Diavolo.

Ti prese per matto, immagino.

Da buon analista si incuriosì. Mi chiese a cosa mi serviva quel materiale, e io gli raccontai cosa avevo in mente di scrivere.
Invece di suggerirmi dei libri, si propose come Diavolo. Mi disse che avrebbe volentieri dato voce al personaggio soprannaturale del racconto, che ho chiamato Pietari Jakola.
Iniziai quindi a scrivere i primi capitoli, e quando il "diavolo" apparve sulla scena gli spedii il file. Iniziò il dialogo: lui scriveva le frasi pronunciate da Pietari e mi rimandava il file, io facevo altrettanto. Il dialogo che intendevo inscenare tra Matteo, il protagonista del racconto, e Pietari era diventato un dialogo reale, tra me e Giuseppe.
Non ci siamo mai messi d'accordo su nulla in anticipo. Le sue frasi sovvertivano sovente la trama che avevo in mente e mi costringevano ad adattarmi a ciò che emergeva dagli incontri tra Matteo e Pietari. Il risultato, a mio immodesto avviso, è ben amalgamato. Giuseppe è dunque l'autore delle parole pronunciate dal diavolo e di quelle di alcuni personaggi che appaiono in un capitolo. La cornice narrativa, Matteo e gli altri personaggi che incontra, le azioni, la trama, sono emersi tramite me.

Sembra molto interessante. L'incontro con il diavolo è un tema ricorrente nella letteratura. Ti sei ispirato a qualche altro autore? Penso ad esempio a Bulgakov, e al suo "Maestro e Margherita".
Poco tempo prima che quel pensiero di incontrare il diavolo al caffè Engel venisse nella mia mente (da dove?, ci si potrebbe chiedere), ero stato a Mosca, per la prima volta.
Mi avevano invitato a presentare un mio saggio, oggi pubblicato anche in inglese. Per prepararmi al viaggio, una mia collega russa mi suggerì di leggere proprio quel libro di Bulgakov. Lo terminai in aereo, arrivando in Russia. Durante quel viaggio, i miei colleghi mi portarono tra le altre cose a visitare l'appartamento dove visse Bulgakov e altri luoghi descritti nel suo romanzo.
Fu una visita molto suggestiva e toccante. Senza dubbio l'eco di quest'esperienza era viva nella mia mente, quando iniziai a scrivere.
A libro pubblicato, ho scoperto che nel folklore finlandese, specie quello della regione costiera di Vaasa, il tema dell'incontro con il diavolo è molto presente. Qualcuno potrebbe dire che sia stato contagiato da un "virus" presente in Finlandia, una sorta di genius loci.

Non ti chiedo nulla della storia, lasciamo che a scoprirla siano i lettori. È stato difficile pubblicare un libro di questo tipo?

È senz'altro un libro anomalo: sembra un racconto, ma i contenuti potrebbero essere anche espressi in un saggio filosofico. La natura ibrida del libro lo ha reso assai difficile da proporre. Se si va da un editore proponendo un racconto filosofico, il rifiuto è garantito a priori, specialmente se l'autore è un emerito sconosciuto come il sottoscritto.
Ci voleva un editore coraggioso e così è stato, con Golem.
Abbiamo avuto un'occasione assai particolare per presentare il racconto all'editore. Nel 2014, all'interno di un evento legato al Salone del Libro di Torino, siamo stati invitati a presentare ilromanzo, sebbene non fosse ancora stato pubblicato.
Il manoscritto era arrivato per passaggi casuali a una collega analista di Torino che era tra gli organizzatori dell'evento (una giornata di presentazione di libri presso il Circolo dei Lettori, a Torino). Il racconto le era piaciuto moltissimo e chiese che la presentazione venisse fatta inscenando il primo incontro tra Matteo e Pietari, al caffè Engel.

Vi siete quindi trovati a recitare quella parte del libro?
Esatto. Io ho interpretato Matteo, e Giuseppe ha interpretato Pietari, seduti a un tavolino in unamaestosa sala del palazzo Graneri a Torino.
La presentazione si è avvalsa anche di un commento musicale, composto appositamente per il racconto da Paola Livorsi, compositrice di musica contemporanea che vive e lavora a Helsinki.
Con lei mi sono divertito a registrare i passi di Pietari che scendeva dalla scalinata della cattedrale e i rumori del caffè Engel, stando seduti insieme a un tavolino. I suoni registrati sono diventati parte del commento sonoro composto da Paola.

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Alla presentazione recitata ha assistito anche Giancarlo Caselli, cioè l'editore Golem, che ha deciso poi di pubblicare il libro.

Come va sul mercato, il libro?
Io mi aspetto che vinca il premio come miglior libro NON venduto del 2015.

No, dai, seriamente!
È stato pubblicato da pochi mesi, in un paese, l'Italia, dove si pubblicano migliaia e migliaia di nuovi titoli ogni anno, ma che è in fondo alla classifica europea dei lettori...
"Oltre l'Uomo" è un libro che non si legge per svago, e che tocca tematiche tanto cruciali quanto sottaciute nel mondo contemporaneo. Eppure è uscita una recensione, molto bella e lusinghiera, sulla "Gazzetta di Parma", in maggio.
I libri, secondo me, sono dei semi, che si gettano nel mondo.
Penso che la cosa più importante sia che il vento li faccia circolare. Poi faranno la loro strada. Magari daranno dei frutti, magari no. Scrivere, contribuire all'esistenza di questo seme, mi ha già dato moltissimo.

ImageRiproduciamo qui di seguito, per gentile concessione dell'editore, le prime pagine del romanzo.

“Stai attento a non cadere.” Questa frase accompagnava ogni suo passo, mentre procedeva con lentezza lungo Rauhankatu, accanto all’ambasciata lituana e dal modo esitante che aveva di camminare, sarebbe stato chiaro a chiunque l’avesse osservato che questo era il suo primo inverno nel paese.
Il ghiaccio sul marciapiede componeva un’orografia irregolare che le suole delle sue scarpe, seppur scolpite, non erano in grado di padroneggiare con sufficiente sicurezza. Giunto all’incrocio, alzò lo sguardo verso sinistra e tra i vapori intermittenti del proprio respiro e i palazzi ricoperti di neve apparve, bianchissima, la Tuomiokirkko, in rilievo sullo sfondo nero e uniforme del cielo pomeridiano. Le sue cupole innevate rivelavano in vari punti la loro vera anima verde rame, su cui erano appuntate stelle dorate. Quella visuale lo aveva spesso colto di sorpresa, costringendolo a fermarsi e a restare lì, sul bordo dell’immaginazione.
Attraversati i binari del tram, percorse una lieve salita e ad un tratto un’insidiosa agitazione prese a tormentarlo. Era come se la presenza di un pericoloso animale si fosse fatta percepire, all’improvviso.
L’animale si stava avvicinando, non v’era alcun dubbio. Nelle orecchie udì i tonfi del proprio cuore e quel suono di tamburo imbottito, insieme con il rumore dei propri passi nervosi sul marciapiede, diede vita a un tempo irregolare che non fece altro che aumentare la frequenza del suo respiro e la certezza di essere in grave pericolo. Si ritrovò a correre lungo Unioninkatu, sempre più veloce, in discesa, finché un semaforo rosso non lo costrinse a bloccarsi, ansimante e a piegare il busto, le mani poggiate appena sopra le ginocchia. Il rumore delle ruote da neve delle auto non riusciva a coprire quello dei battiti del suo cuore, tanto meno a lenire la sensazione che l’animale stesse a sua volta correndo dietro di lui, lungo la stessa Unioninkatu.
Non appena la luce gialla preannunciò l’arrivo del verde, si affannò ad attraversare la strada sotto lo sguardo assente di alcuni passanti e puntò verso il parco di Kaisaniemi, nella speranza alquanto sciocca di seminare l’animale in un ambiente naturale.
Fuori allenamento, dovette in breve fermarsi a riprendere fiato. Il cuore gli si agitava nel petto, più per l’angoscia che per la corsa e in bocca avvertiva un sapore ferroso di sangue. Soprattutto, l’animale stava arrivando, lo poteva sentire.
Dopo quella corsa, però, le energie erano sufficienti solo per camminare verso una panchina innevata poco lontano. E così fece, con rassegnazione. Scostata la neve con i guanti, lasciò cadere sulla panchina un vecchio giornale che aveva nella tracolla blu di stoffa, si sedette e attese qualche istante l’animale, che comparve trotterellando e lo raggiunse, senza particolare foga.
L’animale era un giovane ricordo.
Posò i suoi occhi vispi su diversi particolari, prima di decidere che si sarebbe accucciato sulla panchina, accanto a lui, appoggiandogli una zampa sulla coscia, mentre un treno appena partito dalla stazione sibilava sui binari alle sue spalle.
E il ricordo dispiegò tutto il suo contenuto, col sibilo del treno a sfumare in esso.
Il buio dell’inverno finlandese si dissolse ed egli si trovò nelle vicinanze di un’altra stazione, assai più piccola, nella luce intensa di una mattina di fine estate, in Italia.

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(La Rondine – 26.9.2015)