Tampere Film Festival 2013
di Carmelenzo Labate   

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Sempre più internazionale, ma con qualche pecca

A due settimane dalla notte degli Oscar, la Finlandia occidentale ha vissuto la sua più prestigiosa rassegna cinematografica invernale, dal 6 al 10 marzo. Molti i prodotti nazionali da valorizzare, ma porte aperte a pellicole di etichette indipendenti e provenienti da ogni angolo della Terra per un festival che prova a darsi un tono sempre più internazionale e che, in questa occasione, si è spinto fino alle lontane Filippine.

Vince il Grand Prix del festival The Mass Of Men di Gabriel Gauchet (UK). Vanno in scena le preoccupazioni di un disoccupato pigro e perennemente in ritardo alle chiamate dell’ufficio collocamento, che, sul punto di perdere i suoi diritti in vista di un impiego, trova collaborazione in un assassino estemporaneo armato di sparachiodi: dipendenti ridotti a groviera, meeting annullato, disoccupato salvo.

Image The Mass Of Men, Asesinato En Junìn Gates of Life e Sonntag 3

Una narrazione realistica e a tratti agghiacciante, che ruota intorno a un protagonista ignavo, disperato, cinico e ansiogeno al tempo stesso, e risolta da un deus ex machina fuori dalle righe. Premio per la Miglior Fiction ad Asesinato En Junìn di Andrew Sala (Argentina): scene di un omicidio in un campo aperto. Se è vero che “cripticità” è la parola d’ordine, è altrettanto vero che, inquadrature non banali a parte, il corto in questione non presenti né capo né coda. Gates Of Life di Hannes Vartiainen e Pekka Veikkolainen (Finlandia) si aggiudica il premio come Miglior Documentario: viaggiatori sconosciuti alla stazione ferroviaria, frammentati in bande orizzontali che si sovrappongono e, a seconda della particolare combinazione, creano l’illusione ottica di corpi in movimento. Cinema sperimentale, bella l’idea, un lavoro immane per partorirlo. Ma che mal di testa, 6 minuti interminabili! Miglior Film d’Animazione il tedesco Sonntag 3 di Jochen Kuhn: improbabile appuntamento al buio tra un gentiluomo in età avanzata e la cancelliera Angela Merkel. Divertente, originale e tecnicamente di ottima fattura, non è una sorpresa la sua candidatura al titolo di miglior corto europeo ai prossimi European Film Academy Awards.

Diploma di merito all’iraniano Pomegranate: The Fruit of Paradise di Teymour Ghader, storia di due bambini in un villaggio mediorientale in mezzo al nulla, che provano a vivere i loro anni a dispetto di pregiudizi storici e sociali. Una storia che fa sorridere il cuore.

Image When One Stops, Thoughts About Dying e The Child Of Silent Winter

Tra i premiati della competizione nazionale, spicca il corto d’animazione When One Stops di Jenni Rahkonen. Enigma allo stato puro: dalla perdita di una persona cara, al pianeta che compie la sua rotazione quotidiana, all’illusionista che mangia coltelli, ai corvi con gli occhi al contrario che mandano a fuoco un palazzo. L’applauso, partito anche per inerzia, ci stava, ma non pochi spettatori si sono guardati attorno con l’espressione ebete di chi non ci aveva capito nulla. Si guadagna uno spot tra i citabili anche Thoughts About Dying di Jani Ilomäki, vortice di elucubrazioni mentali di un bambino di fronte alla fresca scoperta del concetto della morte. Scene grottesche che si accavallano tra surrealtà e black humour, interrotte o culminanti - dipende dal punto di vista - con un incidente automobilistico. Reale e che non lascia scampo. Nel complesso, un prodotto discutibile, con un finale in grado di zittire in mezzo secondo le risate stucchevoli di pochi esaltati tra l’audience. Premio speciale, infine, per il documentario The Child of Silent Winter di Iiris Härmä. È la storia di Katja, 24 anni, che vive sulla propria pelle quel dramma dell’emarginazione che affligge il 7% dell’intera popolazione finlandese. Maledettamente vero. Da rabbrividire.
Premi ufficiali a parte, una paio di vincitori di fatto meritano di essere segnalati.

ImageLa noia. Filo conduttore del festival grazie alle innumerevoli proiezioni eccitanti quanto un sonnifero. Sarà anche arte moderna ma, inerme davanti a 15 minuti di inquadratura fissa su acqua corrente, non puoi che consegnarti integralmente alle braccia di Morfeo, sperando di non generare indesiderati effetti sonori o essere colpito da un improvviso attacco di sonnambulismo.

Un’ organizzazione deficiente. Accezione latina, nessuna offesa. Emblema di un meccanismo generale chiaramente a corto di olio, è la gestione del sistema accrediti stampa/media alla maniera degli anziani che vanno a ritirare la pensione alla posta. A dispetto dei benefit offerti dalla tecnologia odierna, nessuna procedura on-line viene messa a disposizione, il che si traduce in una fila quotidiana di persone accreditabili in paziente e forzata attesa del proprio turno al Guest Info Point. Magari per sentirsi dire - cosa che accade spesso - un aprioristico “mi dispiace, sold out” quando le sale sono ancora mezze vuote. E tali rimangono.
- Ok, allora posso ritirare il pass per domani?
- Mi dispiace, ma se vuoi il pass per domani, devi rimetterti in coda domani e attendere il tuo turno.

Un approccio opinabile che, al di là del dispiacere più o meno di facciata, comporta una perdita di credibilità su cui il festival deve ancora lavorare parecchio. Del resto, ci si chiede: ma l’obiettivo di una simile manifestazione è dare la massima visibilità a prodotti indipendenti che difficilmente entrano nei circuiti di distribuzione o favorirne la visione a pochi intimi (regista, attori e parenti in primis)? Qualcosa non torna.

(La Rondine - 19.3.2013)