Storia degli italiani in Finlandia
di Nicola Guerra   

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Pubblicato un saggio di Luigi G. de Anna sull’emigrazione italiana nel paese nordico

In contemporanea con il n. 24 di Settentrione, esce nei Quaderni della stessa Rivista la monografia di Luigi G. de Anna Dall’Italia alla Finlandia passando per Turku. Un contributo alla storia dell’emigrazione italiana, (175 pagg.). Si tratta di un’opera da molto attesa, già in parte elaborata per i secoli più antichi per il Circolo, Notiziario degli Italiani in Finlandia che, a partire dal 1990 su iniziativa del benemerito Bruno Tavan, aveva cercato di tracciare le linee principali della nostra emigrazione in Finlandia.

Più di recente, una versione parziale sull'emigrazione fino all'Ottocento era uscita in varie puntate proprio sulla Rondine. Molte volte si è parlato di un ”Progetto della Memoria” riguardante i nostri “antenati” migranti, in cui de Anna cercò a suo tempo di coinvolgere sia le associazioni degli italiani di Helsinki, sia l’Ambasciata, quest’ultima particolarmente interessata, ed a proposito del quale de Anna ricorda un grande amico della cultura italiana come fu Pietro Lonardo, ma questa iniziativa purtroppo non è mai andata in porto per motivi che de Anna preferisce non approfondire. Il presente contributo di Luigi de Anna potrebbe però riaccendere le attenzioni su un futuro progetto di ricerca sulla presenza italiana in Finlandia e le sue implicazioni culturali, linguistiche e di integrazione europea.

ImageNell’Introduzione de Anna chiarisce i limiti della sua ricerca, che la rendono incompleta per quanto riguarda l’epoca moderno-contemporanea e perché prende in considerazione essenzialmente l’area di Turku e non l’intera Finlandia. Particolarmente dolorosa è l’assenza, comunque solo parziale, di Helsinki da questa panoramica. Il fatto è che sarebbe stato necessario non solo consultare gli archivi degli enti preposti all’immigrazione o che di essa si occupano o si occupavano in epoca zarista, ma anche ricostruire centinaia di itinerari e di biografie personali che avrebbero reso necessario un lavoro di équipe. E tale lavoro de Anna auspica sia finalmente intrapreso, dato che quanto egli ha dato alle stampe non è che un primo, necessariamente limitato contributo, alla ricostruzione di un itinerario che dall’Italia porta alla Finlandia.
La monografia si divide essenzialmente in due parti: la prima riguarda i secoli che vanno dal medioevo alla prima metà dell’Ottocento. Fondamentali sono stati qui gli studi, oltre che dello stesso de Anna per il medioevo, di Jorma Vallinkoski e di Yrjö Hirn. In realtà per questi secoli non si può parlare di “immigrazione”, data la scarsità del flusso migratorio, si tratta piuttosto di biografie individuali, alcune assai scarne per mancanza di documentazione, e altre invece fin troppo dettagliatamente delineate, come i membri della nobile famiglia Pinello, che nel Settecento e Ottocento di italiano non avevano praticamente più nulla. Questa discrepanza può essere giustificata con l’interesse che de Anna nutre per la storia nobiliare (un primo contributo sui Pinello era infatti già apparso su una rivista del campo: I Pinello, una famiglia genovese entrata a far parte della nobiltà svedese e finlandese, Nobiltà, 93, 2009). La parte nuova, e per chi, come il sottoscritto si occupa di storia dell’emigrazione moderna (ringrazio de Anna per avere benevolmente citato i miei lavori in materia) particolarmente interessante, è quella che riguarda il periodo che va dall’Unità d’Italia ad oggi. Impresa, dicevamo, veramente problematica, tanto che questi capitoli potrebbero essere semplicemente intitolati “storia dell’emigrazione degli italiani a Turku”.

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Uno dei motivi di questa limitazione è che l’unico studio scientificamente valido fino ad oggi prodotto su questo argomento è la tesi di laurea in storia finlandese di Roberto Tanzi Albi (Turun italialainen siirtokunta 1899-1939) del 1983, egli stesso discendente della “dinastia” dei Tanzi-Albi e attualmente ambasciatore della Finlandia al Cairo, a testimonianza della straordinaria integrazione e crescita professionale che gli immigrati italiani hanno saputo compiere nel giro di appena tre generazioni. De Anna proietta le vicende degli italiani che arrivarono in Finlandia (interessante è constatare che la grande maggioranza era formata non da meridionali, come si potrebbe pensare, ma da parmensi, genovesi e lucchesi) nel più vasto contesto migratorio che portò milioni di italiani a lasciare la madrepatria. Quello che arriva in Finlandia è un rivolo numericamente di poca rilevanza, ma in questo microcosmo si ripetono tutti i trend tipici dell’emigrazione nostrana. Basti citare la professione di venditori ambulanti, oppure di suonatori di organetto.
Una caratteristica che risalta immediata è la rapida ascesa sociale ed economica di questi nuclei migratori. Già la prima generazione riesce dopo alcuni anni a stabilirsi in città lasciando il lavoro di ambulante o di suonatore. Gli italiani aprono attività di commercio che occupano quegli spazi di vendita che la Finlandia offriva, e cioè commerciano in quei generi che ancora mancavano, “inventandone” addirittura di nuovi, come i giocattoli di Luigi Battilana. E’ sempre Battilana a diffondere, se non proprio portare, il gelato italiano in Finlandia. Strano rispetto alle caratteristiche professionali dei migranti italiani in altre nazione è invece il ritardo dell’approdo della gastronomia nostrana, visto che per anni l’unico ristorante italiano fu quello, famoso, aperto a Lappeenranta negli anni Sessanta da Adriano Vinciguerra (commemorato, qui sulla Rondine, proprio da de Anna nell'anno della scomparsa).

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Invece la pizza a Turku fu portata solo nel 1975 dal gestore di Pippurimylly (de Anna sfata così la leggenda che la prima pizzeria sia stata quella di Dennis in Linnankatu, nota, aggiunge de Anna, non solo per le sue orrende manipolazioni gastronomiche, ma anche per avere offeso il tricolore italiano esposto a mo’ di comica banderuola fuori dal locale). I “veri” ristoranti italiani arriveranno ancora più tardi, ma si tratta di una storia ancora tutta da scrivere. E’ ovvio che, avvicinandosi ai nostri giorni, l’informazione di de Anna si faccia lacunosa. Nel libro, pecca non veniale, manca l’indice dei nomi, anche se sospetto il malizioso intento dell’Autore di non fornire ai “curiosi” italiani di Finlandia un rapido approdo al proprio nome, obbligandoli a scorrere tutte le pagine degli ultimi capitoli. Indubbiamente molti nomi mancano, soprattutto dell’area esterna a Turku, ma di questo de Anna chiede venia già nell’Introduzione, come lo chiede per quanto riguarda i dati biografici, alcuni dei quali probabilmente errati oppure invecchiati.
Forse stupirà e non mancherà di destare polemiche lo spazio dedicato a una persona di origine italiana molto nota a Turku, che de Anna tratteggia in lunghe pagine, che si concludono con la definizione di “un uomo del nostro tempo”. Si tratta del ritratto, a tratti impietoso, di chi ha saputo allontanarsi dalla propria origine umile per diventare uno dei personaggi più in vista della propria città. Al tempo stesso de Anna traccia l’identikit del discendente di emigrati, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue frustrazioni e i suoi orgogli.

Image Un libro questo, in conclusione, che si legge tutto d’un fiato, stimolati, ammettiamolo, da una certa curiosità, anche personale.
Il volume può essere richiesto (20 e. comprese le spese postali) a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

(La Rondine - 11.1.2013)