Benvenuti nella Mia Finlandia
di Carlotta Serafini   

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Un anno incredibile vissuto meravigliosamente

Caro direttore,

lo scorso anno a quest'ora stavo compilando le carte per venire in Erasmus ad Helsinki. Adesso ormai il mio soggiorno-studio volge al termine e sto per lasciarmi alle spalle la bella Finlandia, non senza qualche lacrima. Ho amato così tanto questa mia esperienza che sento l’irresistibile bisogno di raccontarla, di condividerla. Riempire qualche riga mi dà l’occasione di ripercorrere questi mesi, facendoli momentaneamente rivivere ai vostri occhi. Quindi è il caso di dirlo: Tervetuloa minun Suomeeni!

È stato un anno incredibile. Devo ammettere che all’inizio ho fatto fatica ad accettare di essere qui. In Italia ho lasciato una persona che non se l’è sentita di starmi vicino per così tanto tempo, da lontano. Non è stato affatto facile superare la cosa, ma le esperienze di questi nove mesi mi hanno ampiamente ripagata. La scelta di partire la rifarei mille volte e non butterò via mai nulla di quello che ho vissuto qui.
Ho visto posti meravigliosi, girovagando con i miei amici per il nord Europa: Stoccolma e dintorni, Oslo, Göteborg, la costa oceanica danese e Copenhagen, San Pietroburgo, Mosca, Tallinn, Riga, Vilnius. E la Finlandia, ovviamente. Dal “caotico” sud urbano alle lande più disabitate e innevate della Lapponia, fino all’Oceano Artico. Ho nuotato nei laghi e sciato sul mare ghiacciato, ho rincorso scoiattoli e pescato salmoni.
Mi sono riempita gli occhi con i colori dell’autunno e ho guardato incantata la neve posarsi al suolo, centimetro dopo centimetro (o forse è il caso di dire metro dopo metro!). Ho sopportato le cupe ore invernali e ora mi sto godendo queste lunghissime sere di maggio, sempre più luminose e serene. Ho maledetto il termometro ogni singolo giorno di questo rigidissimo inverno, e ora accolgo con piacere una primavera ancora tiepida e sonnacchiosa. Finalmente sono sbocciati di nuovo i colori.

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Ho incontrato persone diversissime da me, trovando sempre qualcosa in comune con loro. Ho stretto amicizie bellissime, che spero si riveleranno utili per i miei futuri viaggi europei e non. Ho anche conosciuto decine e decine di studenti italiani, fondando con loro una temporanea Little Italy finnica. Con loro mi sento a casa e parlo quasi più italiano che inglese (ma questo probabilmente non è un bene…).
Ho ostinatamente cercato di interagire con i locali, ma è stata una cosa più facile a dirsi che a farsi. Sono proprio strani questi finlandesi. Mi spiace dover confermare gli stereotipi, ma è vero che da sobri sono molto chiusi e freddi. Non certo ostili, ma un tantino irraggiungibili. Ed è un peccato, perché secondo me sono persone che avrebbero molto da raccontare e da insegnarci. Image Con una bottiglia di Koskenkorva in mano sono anche troppo loquaci, ma perdono tutto il loro fascino, come tutti gli ubriachi del mondo credo.

Per fortuna ho più volte avuto occasione di incontrare splendide persone, trascorrendo piacevolissime ore in loro compagnia, magari in una sauna o lungo i sentieri di qualche parco cittadino. Non posso dire di conoscere i finlandesi, ma li scruto dall’esterno con sempre maggiore curiosità. È un anno che mi stanno intorno, quindi a poco a poco ho imparato a capirli e ad apprezzarli. Credo mi mancheranno, con i loro modi burberi e gli sguardi sinceri. Sono precisi, ordinati, responsabili e operosi. E silenziosi.

ImageFanno sentire a disagio me, trentina quieta e tranquilla. Vi lascio immaginare con che occhi squadrano gli altri italiani. Non voglio generalizzare, ma credo che qui più che altrove “Italia” sia sinonimo di “disordine e illegalità”. Ma anche di “buona cucina”, ovviamente.

Mi è capitato di assaggiare (spesso con estremo piacere) piatti tipici di molti paesi, compresi quelli di qualche ottima ravintola di Helsinki. Rimango però dell’opinione che la cucina italiana sia la migliore. Mi sono quindi impegnata ad educare molti dei miei amici stranieri in materia di cibo, o quantomeno di pasta (è sconvolgente scoprire quante diverse e disgustanti “teorie di cottura&condimento” esistano!).
Per quello che mi è stato possibile ho cercato di condividere l’entusiasmo dei finlandesi nei giorni di festa: l’inizio dell’anno accademico, l’Indipendenza, Natale, Pasqua, Vappu (il pazzo 1° maggio). Sono un popolo estremamente tranquillo, ma quando si tratta di festeggiare fanno le cose in grande! Sono molto uniti e partecipi, soprattutto gli studenti. Per le grandi occasioni indossano il cappello che ricevono con il diploma liceale e l’overall dell’università (ogni facoltà ne ha una di colore diverso), piena di toppe ricordo di ogni evento – l’effetto scenico è assicurato.

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E con indosso la mia (rigorosamente tricolore e con scritto “Universitas Helsingiensis, philologia italiana”), mi sono spesso sentita una di loro, con tanto di occhi azzurri, capelli biondi ed eventuale boccale di sidro. Mi sono anche messa alla prova tentando di imparare il finlandese. Non mi sento di dire che ho fallito (tutto sommato il mio livello di comprensione è piuttosto buono), ma di certo non ho raggiunto un livello apprezzabile nel parlare. Credo che dipenda dal fatto che i miei contatti finlandesi si contino sulle dita di una mano. In università e nella mia quotidianità cittadina uso l’inglese. Con gli studenti stranieri invece si parla “l’English Erasmus”, una strana lingua che vorrebbe essere inglese, ma che in realtà si avvicina di più all’Esperanto. Parlare inglese con francesi e spagnoli è quasi peggio che parlarlo con gli italiani. Mi duole dirlo, ma a livello europeo siamo senza alcun dubbio fra i più scarsi in materia di padronanza delle lingue straniere. Ma siamo anche quelli che gesticolano di più, quindi in un modo o nell’altro ci facciamo capire, sempre e comunque.
Purtroppo e per fortuna non ho vissuto al massimo la vita universitaria, dato che ho frequentato solo quattro corsi in un anno (tutti molto interessanti!). Ma avendo recuperato negli scorsi anni accademici un numero consistente di crediti, quest’anno non ho avuto bisogno di studiare poi così tanto… Da un lato mi spiace non aver frequentato per bene l’Università di Helsinki (è davvero ottima), ma d’altro canto non posso lamentarmi di tutto il tempo libero che ho avuto. Ho viaggiato, mi sono divertita, ho riposato e ho stuzzicato la mia curiosità nei modi più svariati. Credo di aver studiato troppo dalla prima elementare alla quinta liceo. Ho sempre dedicato molto tempo alla scuola, perdendomi tante altre cose. Avevo assolutamente bisogno di un periodo in cui fare ALTRO. E averlo potuto fare senza rimanere indietro con gli studi mi sembra una gran cosa!

ImageOra quest’anno entusiasmante sta per finire. Ancora un mese e poi tornerò in Italia. Leggerò di nuovo i libri di A. Paasilinna, sperando di ripescare un po’ di Finlandia. E mangerò una buona ed economica pizza.
Sognando però le karjalanpiirakka

Carlotta Serafini

(La Rondine - 12.5.2011)