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Pubblicata la traduzione in finlandese del "Codice della vita italiana" di Prezzolini
È uscito per i tipi Savukeidas (Turku 2009) Laki Italialaisuudesta, raccolta di aforismi di Giuseppe Prezzolini dedicata agli italiani che già prendevano la rincorsa in aiuto del fascismo vincente. Prezzolini, come scrive Luigi G. de Anna nella Prefazione al volumetto, è stato un bastian contrario per vocazione, uno di quegli italiani difficili da catalogare capaci di piacere e dispiacere a tutti. Un'opera che si apre con questa dichiarazione: "I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi" sembra appena uscita da un talk show televisivo di oggi. A meno di pensare che quella definizione, "Italiani", non fosse davvero ecumenica. Alla fine della Prefazione di de Anna riproduciamo il testo italiano dei primi due capitoletti, dedicati ai furbi e ai fessi, e alla Giustizia. Annozero?
La traduzione è un' esperienza collegiale degli studenti del dipartimento di italiano dell'università di Turku, sotto la direzione di Pauliina de Anna. Riroduciamo qui la Prefazione al volumetto, opera di Luigi G. de Anna.
Prefazione
Giuseppe Prezzolini (1882-1982) è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento in Italia. Grazie alla sua lunga vita ha praticamente segnato un secolo di cultura con le sue opere, molte delle quali ancora valide ed attuali, come appunto questo Codice della vita italiana del 1921. E' certamente straordinario che un testo scritto poco meno di un secolo fa sia ancora così aderente alla realtà di oggi. Il Codice tratta degli italiani, del loro modo di essere e di comportarsi, sia nella sfera privata che pubblica. Poiché molti di questi aspetti sono ancora attuali, ne dovremmo concludere che gli italiani in tutti questi anni non sono cambiati, anche se è cambiata l'Italia. L'Italia degli inizi degli anni Venti del XX secolo non aveva ancora subito le profonde trasformazioni del passaggio da una società agricola a quella industriale, che avviene soltanto nei primi anni Sessanta. Inoltre, il libro venne scritto prima che il fascismo andasse al potere, quando ancora esisteva quell'Italia "dei galantuomini", come veniva definita, uscita dal Risorgimento che nel 1870 si era concluso con la proclamazione di Roma capitale della nuova Italia. Il fascismo è ora passato, come è passata la cosiddetta prima repubblica dominata dalla presenza del partito democristiano e ora viviamo l'era di Berlusconi. Grandi cambiamenti questi, addirittura sconvolgimenti, che però, e ce ne accorgiamo leggendo appunto il libro di Prezzolini, non hanno scalfito il modo di essere degli italiani. Ma forse la verità è che un popolo non cambia mai, restando sempre se stesso, nel bene e nel male. Gli italiani come i finlandesi. Menziono i finlandesi perché alcune delle osservazioni di Prezzolini vanno al di là dei confini geografici dell'Italia e potrebbero benissimo adattarsi anche alla lontana Finlandia e questo a conferma di come i popoli d'Europa abbiano molto in comune nel loro carattere e nel loro modo di comportarsi, e anche questo nel bene come nel male. E' la realtà dell'Europa di oggi, e per conoscere questa realtà la lettura del Codice risulterà molto utile.
Giuseppe Prezzolini era nato a Perugia, nella regione dell'Umbria, nel 1882, ma, come lui stesso ebbe a dire, Perugia non era la sua vera città natale. Perché lui era toscano, di famiglia senese da generazioni. Non si può capire Prezzolini, e di conseguenza lo spirito con cui scrisse il Codice, se non teniamo presente questa sua origine toscana. La Toscana è il cuore, anzi, il cervello dell'Italia. Qui è nata la nostra lingua, qui è nata la nostra letteratura tra Duecento e Trecento, qui si è formato il Rinascimento, qui sono di conseguenza le radici culturali di Prezzolini. Ma non solo. La Toscana, e i suoi abitanti, ha una peculiarità che la distingue dalle altre regioni d'Italia. E' quella dell'esaltazione dell'individualità, sia a livello personale che sociale. E mi spiego: i toscani sono persone di grandi qualità, e tra tutte eccelle quella della critica. Il fiorentino Dante Alighieri fu il grande critico del suo tempo. La Divina Commedia non è solo un itinerario dall'uomo verso Dio, ma anche tra uomo e uomo e quest'uomo del suo tempo Dante ferocemente critica. I difetti degli italiani che Prezzolini impietosamente elenca nel Codice sli ritroviamo nell'Inferno dantesco, seicento anni prima. Nihil sub sole novi, dicevano i Latini e, chissà, forse gli stessi vizi (e le poche virtù) che Prezzolini attribuisce agli italiani erano già radicati nei suoi antenati romani. La Toscana è la regione delle "fazioni", che non sono soltanto differenti partiti ideologici o politici tra loro nemici, ma anche modi di concepire la vita cittadina, fatta di lotte tra clan familiari, una volta distinti dai colori (i "neri" e i "bianchi" della Firenze di Dante) e oggi dai partiti politici. Ciò che in realtà distingue un "partito" dall'altro non è un fatto ideologico, ma, appunto, questa vocazione alla critica, sempre e comunque espressa, che rende il toscano perennemente insoddisfatto degli altri (ma soddisfattissimo di se stesso). E questo aspetto della toscanità è vivissimo anche in altri grandi intellettuali del Novecento, come il pratese Curzio Malaparte (1898-1957), il quale nel suo libro Maledetti toscani concluse la Prefazione dicendo che l'Italia sarebbe un bellissimo paese se ci fossero meno italiani e più toscani. E lo stesso pensava Indro Montanelli (1909-2001), il grande giornalista di Fucecchio vicino Firenze, amico della Finlandia (scrisse Sankareiden sota dedicato alla guerra d'inverno), che, per dirla con Dante Aligheri quando parla di Farinata degli Uberti, il capo della fazione ghibellina in Toscana, condannato alle fiamme eterne dell'inferno, aveva anch'egli "il mondo in gran dispitto". Dunque, la toscanità di Prezzolini è il terreno in cui si nutre il suo Codice, che forse nessun altro italiano, se non appunto nato in quella regione di eterni insoddisfatti, avrebbe potuto o voluto scrivere. Vivo da molti anni in Finlandia, e sempre mi colpisce, quando torno a Firenze, dove ho passato la mia gioventù, il senso di polemica, di critica fatta per il piacere della critica, che i miei concittadini hanno. Era famoso Gino Bartali, ovviamente toscano, un campione del ciclismo, che finiva ogni dichiarazione alla stampa con "gli è tutto da rifare". Nulla andrà mai bene dunque a chi è nato in quella terra e guarderà ai suoi connazionali (se non sono toscani gli sembreranno quasi stranieri) come a gente di un altro Paese, che non è, non può essere il suo. E Prezzolini, a giudizio unanime della critica, è infatti impregnato di questa coscienza della sua superiorità rispetto agli altri. Certo, è modesto, non esalta se stesso o le sue virtù a contrasto dei difetti degli altri, ma si capisce che un "vero" italiano esiste, e questo è lui. Ma anche qui dobbiamo tenere presente che Prezzolini non è soltanto toscano, ma senese. E Siena è la città del Palio, e cioè di quella festa popolare che vede la città, divisa in quartieri, le "contrade", combattere una violenta guerra per la vittoria nella gara di cavalli del Palio. Non si è dunque soltanto senesi, e questo sarebbe già limitante a livello di identità nazionale, ma si è parte di un minuscolo microcosmo che è appunto la propria contrada, poche strade, non molte case, ma comunque un mondo "perfetto". Prezzolini portò sempre con sé questo carattere senese.
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