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Bande, pali, bandiere e banderuole
Egregio Console onorario,
mi permetto di scriverLe dalle pagine della Rondine in merito al Tricolore esposto dalla pizzeria-ristorante Dennis di Turku. La questione è oramai diventata di dominio nazionale, sia in Finlandia che in Italia e quindi una precisazione in merito non mi pare essere fuor di luogo.
Preambolo
Guai chi l'itala bandiera/Temerario offenderà! (Giovanni Prati).
Confortato dall'invocazione del Poeta, riassumo per chiarezza i termini della vicenda. Il 3 settembre scorso, alla vigilia della visita del Presidente Napolitano in Finlandia, scrissi una lettera alla redazione del quotidiano di Turku Turun Sanomat, con preghiera di pubblicazione. Mi riferivo a due bandiere italiane esposte da tempo sulla facciata della pizzeria Dennis, sulle quali compare un cuoco che tiene in mano un piatto fumante. A parere mio e di altri connazionali di Turku, queste bandiere offendono la nostra sensibilità di italiani. Prima di rivolgermi al quotidiano in qualità di presidente del locale comitato della Dante Alighieri e di delegato per la Finlandia del Comitato Tricolore degli italiani nel mondo (CTIM), avevo pregato il personale della pizzeria, visto che il proprietario non era reperibile, di informarlo che alcuni italiani di Turku lo pregavano di non esporre più quelle bandiere. Chiesi anche a Lei, signor Console, di intervenire nella Sua qualità di rappresentante ufficiale dell'Italia nella nostra città, contando anche sul fatto che Lei è amico personale di Dennis Rafkin, il finlandese proprietario della omonima catena di ristoranti. Mandai per conoscenza copia della e-mail all'ambasciata d'Italia a Helsinki. Partii poi per una vacanza. Al mio ritorno, il 12 settembre, le bandiere erano ancora al loro posto. Nel frattempo c'era stata la visita del Presidente Napolitano nonché un coinvolgimento della stampa finlandese.
Il Turun Sanomat, il giorno 4 settembre, mi aveva infatti contattato in quanto l'argomento interessava e la redazione preferiva dedicargli un servizio. Mi convocarono davanti alla pizzeria per prendere una foto (imponendomi una grinta che non mi è abituale, ma che ricordava il "facite 'a faccia feroce" di borbonica memoria, memoria a me peraltro non sgradita) e per una breve intervista. L'articolo comparve il giorno 6 settembre con un certo risalto, col titolo Italian professori syyttää turkukaispizzeriaa lipun häpäisemisesta ("Professore d'italiano accusa una pizzeria di Turku di oltraggio alla bandiera"). Oltre alla mia opinione era riportata quella di Dennis Rafkin e la Sua. L'articolo veniva subito ripreso nell'edizione internet del quotidiano Ilta- Sanomat (del 6.9.08), un tabloid largamente diffuso in tutta la Finlandia, col titolo Professori Luigi de Anna suuttui turkulaispizzerialle ("Il professor Luigi de Anna si è arrabbiato con una pizzeria di Turku"). Lunedì 8 settembre lo stesso quotidiano tornava sull'argomento titolando Mamma mia, mikä lippusota! ("Mamma mia che guerra delle bandiere!") dove, oltre ad alcune esagerazioni biografiche sul conto del sottoscritto, si fornivano i risultati di un gallup fatto tra i lettori, la cui stragrande maggioranza affermava che la bandiera di Dennis NON offendeva l'Italia. L'articolo era corredato da una dichiarazione del sottoscritto fatta telefonicamente da Hammamet, nonché di Dennis Rafkin. Nel frattempo su Novella 2000 usciva un trafiletto contenente un'intervista all'ambasciatore d'Italia a Helsinki, in cui la dott.ssa Elisabetta Kelescian commentava l'episodio, intervista presto ripresa dalla Rondine. 
I termini della questione si riassumono dunque nei seguenti interrogativi: la bandiera esposta pubblicamente da Dennis Rafkin in duplice esemplare rappresenta una mancanza di rispetto, se non addirittura un vero e proprio vilipendio, nei confronti del nostro Tricolore? Si tratta a tutti gli effetti di una bandiera o invece di un puro e semplice drappo pubblicitario? La difesa di Dennis Rafkin da Lei fatta in qualità di console onorario d'Italia è opportuna? E infine, quale immagine intendiamo trasmettere dell'Italia in questo Paese che ci ospita?
Per rispondere a questi interrogativi dovrò dilungarmi su alcuni argomenti. Mi appello quindi alla pazienza del lettore. A causa di una implacabile deformazione professionale dovrò ricorrere a documentazioni e citazioni. Chiedo venia ai miei tre lettori.
La pizza di Dennis
La storia della ristorazione italiana in Finlandia non è stata ancora scritta; inizia con la locanda inaugurata nel 1794 a Viipuri da Giovanni Motti (1771-1833). Il ristorante Motti vivrà in seguito una seconda vita; nel 1940 a Helsinki all'indomani della Guerra d'inverno fu infatti aperto un locale coll'antico, e prestigioso, nome, divenuto presto uno dei migliori e più esclusivi del Paese, frequentato da uomini d'affari, ma anche da intellettuali e politici (si trovava del resto vicino al parlamento), tra i quali il futuro presidente della repubblica Urho Kekkonen e la leader comunista Hertta Kuusinen. Su questo e altri argomenti riguardanti la comunità italiana di Finlandia devo però per brevità rimandare al saggio sugli italiani in Finlandia che sto ultimando.
I più anziani della nostra comunità ricordano il ristorante Adriano che Adriano Vinciguerra gestiva a Lappeenranta negli anni Sessanta. A dire il vero la sua pizza non era del tutto ortodossa, ma ebbe comunque successo. A Turku la pizza arriva verso la metà degli anni Settanta col ristorante Pippurimylly. Poco dopo Dennis Rafkin, già pasticciere a Helsinki, ma dotato di uno spiccato senso degli affari, apre in Linnankatu il suo locale, subito diventato popolare grazie alla sua posizione centrale. Nel suo sito la pizzeria Dennis è generosamente indicata come "forse la più famosa del Paese" . Il successo non mancò, e Dennis non solo aprirà altri locali a Turku (Länsikeskus) e Helsinki (a Kamppi, una ventina di anni fa) e più recentemente a Tampere (Aleksanterinkatu), ma si darà a partire dal 1983 alla produzione industriale della pizza surgelata e di salse da insalata con la Dennis Yhtiöt Oy. Per alcuni anni sponsorizzerà anche una squadra di pallamano che porta il suo nome.
La pizza di Dennis, come egli stesso ha avuto occasione di dichiarare, in realtà non viene dall'Italia. Abbandonata la tradizionale napoletana, il Nostro ha importato in Finlandia la pizza americana, e cioè quel "piatto" (non ce la sentiamo di definirla "pizza") arricchito di ingredienti eterodossi, come ha giustamente sottolineato proprio La Rondine. Eppure Dennis, invece delle star and stripes che meglio si sarebbero adattate alla sua cultura e sensibilità gastronomica, ha preferito utilizzare come messaggio di richiamo l'italianità. Così i tendoni sulla strada portano in grande evidenza i colori della nostra bandiera, il logo è un pizzaiolo dalle chiare fattezze caricaturali del meridionale (è lo stesso che compare sulle bandiere) e sull'ingresso troneggia l'enorme e soddisfatto (per gli incassi) faccione del proprietario. Oltre ad un certo narcisismo, il faccione indica un ulteriore richiamo all'italianità, infatti Dennis ha indubbiamente fattezze non finlandesi (è un ebreo di origine russa) e si considera alquanto piacente, infatti su Ilta-Sanomat ammette che non è colpa sua se è bello. Per la precisione dichiara: ”Ma P-kele [espressione molto comune nel linguaggio finlandese che però non sta bene scrivere per esteso], sembro quello che sembro! Cosa ci posso fare se mi è capitato di essere bello, scuro e con i baffi! De Anna invece ha i capelli grigi”. Se l'ultima asserzione è assolutamente vera ed innegabile, la prima può lasciare alquanto perplessi. Ma de gustibus non est disputandum.
Dennis si era lanciato in questo panegirico estetizzante in quanto il sottoscritto aveva dichiarato al quotidiano che, insomma, Dennis dopotutto non solo non è italiano, pur sfruttando l'immagine del nostro Paese, ma non conosce neppure la nostra lingua, infatti per molti anni davanti alla pizzeria si leggeva "bienvenuto", e dentro, sul menu, comparivano i soliti comici errori che corredano le liste delle pizzerie all'estero. Lo ammetto, caro Console, la mia è una deformazione professionale, ed è del resto innegabile da parte mia un certo senso di insofferenza nei confronti di una persona che molti a Turku credono essere italiana, ma che di italiano non ha nulla, anzi, col suo gesticolare e il suo ricorrente intercalare delle poche parole che conosce nella nostra lingua (dubito che conosca altre allocuzioni italiche a parte "mamma mia") sembra una caricatura dell'italiano, né dell'Italia del resto, appunto, pare curarsene eccessivamente. Naturalmente oggigiorno la pizza non è più una prerogativa nostra, essendo divenuta piatto internazionale, ma i colori della nostra bandiera con tanta magnificenza esposti dal Suo amico Dennis su tendoni e bandiere, questo sì, caro Console, è ancora patrimonio del nostro Paese.
Il giornalista del Turun Sanomat, Salla Tuomola, ha intervistato Dennis Rafkin, il quale ha escluso che la "banderuola" (usa la parola finlandese "viiri") possa essere confusa con una bandiera, sia per il formato che per essere le bande di dimensioni diverse (cioè quella bianca è più stretta delle altre). Che il proprietario delle bandiere, costategli una certa somma, non intenda toglierle e quindi le difenda è comprensibile, anche se un gesto di simpatia nei confronti degli italiani che glielo chiedevano sarebbe stato apprezzabile, se non altro come promozione commerciale. Dennis ha invece annunciato che ora metterà le bandiere col cuoco anche sui ristoranti di Tampere e Helsinki.
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