I PRECEDENTI DI SPQI:

Sono pazzi questi italiani, ovvero l'Italia vista da qui.

Ecco una notizia apparsa su tutti i quotidiani nazionali il 12 febbraio scorso, con cui si segnala lo scontro durissimo tra componenti della maggioranza di governo a proposito della proposta di "Legge Boato" per la modifica delle procedure per la concessione della grazia.


Tv e citofoni esplodono anche dopo il taglio della corrente
Il paese assediato dal fuoco misterioso
Nel Messinese case, frigo e mobili in fiamme da due settimane. E c'è chi parla di folletti


... Apro la busta, e vedo si tratta della promozione delle European City Cards 2004, un'iniziativa volta a incoraggiare il turismo in varie città europee (tra cui helsinki e Turku), nel cui novero c'è, giustamente, anche Genova.


Riceviamo dal Comune di Genova, Settore promozione Città Turismo e Spettacolo, in data 6.2.04, la lettera seguente:


Gli SMS del Presidente e un sacco di juta ovvero
Addavenìpeppone


Lost and Found in Lapland
Cronaca drammatica, ma non seria, di un'italiana perduta e ritrovata in Lapponia
"Devi morire": ma è solo un gioco

Il piccolo muratorino mantovano
o le Barzellette su Toti


Roma, il biglietto via SMS e la rivincita dellUfficio Complicazioni


Declino e caduta della nostra compagnia di bandiera
Somalitalia


di Alessandro Maccari

Di recente ho scritto un pezzo sulla Finnair. Non erano parole gentili, tutt'altro. C'era più di una critica a questa compagnia aerea che in fondo tutti noi, re-immigrati o emigrati, amiamo, sia quando la usiamo per re-immigrare verso la nostra bella e rumorosa Italia, sia quando ci imbarchiamo sui suoi aerei con destinazione Helsinki-Vantaa. Ma la Finnair stessa non l'ha presa troppo male, chiedendomi addirittura di pubblicare una traduzione in finnico del mio pezzetto sulla loro rivista interna.

Chiaramente, questo mi lusinga ma non mi soddisfa, e terrò gli occhi aperti sui passi concreti che la freccia blu decide di fare per i clienti più esigenti, come me (a proposito, il mese prossimo verrò retrocesso da "gold" a semplice "silver", segno evidente che ho diminuito il numero delle ore che passo con un tavolino reclinabile davanti - forse c'è ancora speranza di vivere una vita normale un giorno o l'altro).

Ma oggi sono ben altre le problematiche che mi attanagliano. Infatti, se il caso della Finnair può essere assimilato alla fisima di un perfezionista, ce ne sono altri che meritano ben maggiore attenzione. In nome della par conditio, parto dall'equivalente italico della Finnair (solo perché è la compagnia di bandiera), ovvero l'Alitalia, affettuosamente soprannominata Somalitalia da alcuni miei colleghi che si fregiano del titolo di Freccia Alata, l'equivalente del Gold.

Pensandoci, il nomignolo è geniale: se Somalitalia fosse davvero il nome, lo slogan potrebbe essere: "la miglior linea aerea del Centrafrica", e probabilmente sarebbe molto vicino alla realtà. Invece, purtroppo, l'Alitalia non serve le tribù Hutu del Burundi, ma vola, con standard centroafricani, proprio quaggiù nella terra del culatello, e non c'è nulla di simpatico in tutto ciò.

L'Alitalia è, o almeno dovrebbe essere, una delle colonne portanti di un paese dove i due capoluoghi più distanti, Aosta e Palermo, sono separati da 1662.5 km di strada e un'ora di traghetto (in treno, se lo volete sapere, ci si mettono dalle diciannove alle ventidue ore, almeno secondo il pessimo sito web di Trenitalia, ma della rotaia parlerò un'altra volta).

Fatto sta che gli italiani viaggiano tantissimo, tanto che Fiumicino è il quinto aeroporto d'Europa per traffico, e che solo per i due aeroporti siciliani di Catania e Palermo in un anno transitano tanti passeggeri quanti ne passano in tutta la Finlandia (circa 11 milioni, se siete curiosi). I passeggeri italiani si dividono quasi equamente tra voli nazionali e internazionali. E sui primi la parte del leone la fa - la dovrebbe fare - l'Alitalia.

Invece la nostra compagnia di bandiera è ridotta a quel cadavere in avanzato stato di decomposizione di cui tutti sentiamo parlare. Chi, come me, regolarmente con Alitalia viaggia, vede uno spettacolo desolante: aerei decrepiti che sarebbero scomodi anche per un contorsionista e non rispettano i vincoli dell'Unione Europea sulle emissioni di rumore; ritardi cronici, particolarmente concentrati sulle rotte più frequentate, e che quindi affliggono più passeggeri; scioperi a catena, organizzati da sindacati ottocenteschi per ragioni incomprensibili (mi spiegate perché chiedete l'aumento quando già guadagnate più degli altri e lavorate meno?); personale di terra che la FIAT avrebbe difficoltà ad assumere per lavorare a una linea di montaggio della nuova Grande Punto (a proposito: complimenti per il design); inefficienze croniche nel processo di gestione degli aerei e dei bagagli; servizio al cliente non degno di questo nome e paragonabile solo a quello che si sperimenta in certi bar dei bassifondi di Kallio.

Manco a dirlo, tutto ciò viene offerto a tariffe spropositate rispetto al servizio offerto: la scorsa settimana mi è capitato di volare da Roma a Milano pagando 450 euro, e non è un caso isolato. Ciò nonostante, Alitalia perde soldi in modo sistematico, e nemmeno sembrano funzionare le cure dell'amministratore delegato Cimoli, che pure contribuì a riportare le ferrovie a livello europeo. In questi giorni la sua testa è in bilico, dopo l'annuncio di risultati finanziari peggiori del previsto con un buco di 130 milioni di euro accumulato in soli quattro mesi.

Prima di dire quello che ho da dire vorrei fare una parentesi, cercando di spiegare a un lettore comune quanti sono centotrenta milioni di euro, una somma spaventosa. Con quella somma potreste regalare, ad esempio, una copia del nuovo (ottimo) CD di Ligabue ad ognuno degli abitanti della Lombardia. Oppure, se vi andasse, potreste mettere tanta benzina nella vostra "farmari" da arrivare fino al pianeta Urano. In un attacco di loquacità, potreste chiamare dalla Finlandia all'Italia con il vostro cellulare e riattaccare 1485 anni dopo. Potreste offrire una birra a testa al giorno a tutti gli abitanti di Helsinki (compresi i neonati e gli astemi, se esistono) per nove settimane di seguito. O infine, decidere di comprare mille appartamenti da 80 metri quadri in zona Myyrmäki al prezzo attuale di mercato.

Pensate a quanti problemi si potrebbero risolvere con 130 milioni di euro ogni quattro mesi. E poi pensate che questi 130 milioni di euro non rappresentano la perdita della nostra beneamata linea aerea, nossignori, bensì il buco rispetto alla perdita programmata! Se continuasse di questo passo, Alitalia avrebbe perso un miliardo di euro durante tutto il 2005. Con quella cifra, hai voglia a leggi finanziarie, birre e appartamenti a Vantaa.

Non sorprende che il capo di Alitalia, pur bravo e temprato contro le situazioni di crisi, abbia finito le cartucce e sia a rischio licenziamento. Da una parte mi dispiace, perché è effettivamente in gamba, e soprattutto perché ha accettato una missione che era senza speranza fin dall'inizio (riportare l'Alitalia al pareggio? Siamo seri!). Ma dall'altra sono contento, perché ho una proposta da fare al governo Berlusconi sul suo successore. Ho in mente uno che potrebbe fare il lavoro meglio di lui e per un decimo del costo di qualsiasi altro aiuto di stato, che non farà che allungare l'agonia: si chiama Michael O'Leary, e guida la Ryanair, la maggiore linea aerea a basso costo d'Europa.

Forse è una coincidenza, ma giusto un paio di mesi fa ho preso un volo Ryanair che, in poco più di un'ora e mezza, mi ha portato da Roma Ciampino a Baden Baden in Germania. L'esperienza, sia all'andata sia al ritorno, è stata assolutamente priva di qualsiasi inconveniente, direi quasi piacevole (e detto da uno che normalmente sale su un aereo dalle 2 alle 6 volte alla settimana significa parecchio). L'accettazione (in romano: cechìnne) non è durata più di qualche minuto nonostante la coda all'apparenza lunghissima. Entrambi i voli di andata e ritorno sono arrivati in anticipo (!) rispetto all'orario, e la spesa, tasse incluse, si è aggirata sui 67 euro. Praticamente, una cena per due in pizzeria. Da quella volta ho deciso che volerò Ryanair quando potrò, anche per lavoro.

Dal giorno del mio ritorno dalla Baviera ho trascorso almeno tre serate in un salone sovraffollato di qualche aeroporto (quando si decideranno a chiudere Linate ed espandere Catania sarà sempre troppo tardi), nell'attesa che si liberasse un posto a sedere nel breve termine, e che qualcuno si prendesse la briga di quantificare il ritardo del mio volo invece di allungarlo di mezz'ora ogni mezz'ora nel medio-lungo termine. Ho visto passeggeri entrare nel volo sbagliato senza che nessuno li controllasse. Ho sperimentato la trepidazione mista ad ansia di chi è in lista di attesa non confermata e rischia di rimanere a piedi. Mi è capitato di vedermi anche il volo delle otto e trenta cancellato senza preavviso, e di essere trasferito in quello delle sette e quaranta, che ovviamente partiva dopo le otto e trenta causa "ritardato arrivo dell'aeromobile".

Qui devo aprire un'altra parentesi e farvi una domanda personale: non vi fa venire istinti omicidi di secondo grado quando il pilota di un aereo si scusa per il ritardo "dovuto al ritardo" nell'arrivo dell'aeromobile? Che diavolo di giustificazione è? Se fate tardi vi scusate e basta, ormai siamo rassegnati. Se proprio volete spiegarci perché avete fatto tardi dite qualcosa come: "ci scusiamo per il ritardo dovuto all'incompetenza e alla poca voglia di lavorare dei controllori di volo che rubano lo stipendio all'aeroporto di Cagliari Elmas". Oppure provate a dire: "vi chiediamo scusa per il ritardo dovuto al fatto che siamo un'azienda sull'orlo del collasso con manager incompetenti e corrotti, e quindi per risparmiare abbiamo ridotto il personale a terra causandovi così disagi, arrabbiature e una litigata con vostra moglie". Oppure anche "ci scusiamo per il ritardo, che ogni persona di intelligenza anche solo di poco superiore a quella di una scimmia spastica o di un centravanti di serie A attribuirebbe alla pioggia che sta cadendo a dirotto da dieci giorni all'aeroporto di Fiumicino". Non vi pare suoni meglio?

Ma torniamo alle mie infinite attese al wine bar di Linate (almeno questo ce l'hanno) o davanti alla macchinetta del caffè di Fontanarossa (no comment). Ho passato quelle ore a pensare come funzionerebbero le cose se invece del verde pisello dell'Alitalia (pardon: Somalitalia) fossi circondato dall'efficiente giallo-blu della Ryanair. Ho immaginato voli nazionali che spaccano il minuto a cinque euro andata e ritorno più le tasse, a posti liberi all'interno dell'aereo (mi voglio sedere dove pare a me, non nel posto 34L che di solito mi date!) e a un servizio di accettazione efficiente e gentile. Ho sognato operazioni di imbarco ben oliate dove nulla va storto e aerei nuovi e puliti, dove lo schienale non va giù da solo durante il decollo a causa del peso e da cui non si esce con i lividi alle ginocchia per le botte sui ferri del sedile davanti. Ho sentito cosa si prova quando si è circondati da assistenti di volo che parlano bene l'inglese e che conoscono il significato della parola umorismo, e provato la gioia di arrivare al nastro del bagaglio con le valigie che già girano lì davanti.

Ho fatto proprio un bel sogno. E poi ho riaperto gli occhi per vedere cinquanta persone al banco della lista di attesa e nessuno a servirli dall'altra parte. Ho osservato con orrore voli lunghi cinquanta minuti partire con ritardi che si accumulavano fino a superare le quattro ore. Ho notato rassegnato i voli delle altre compagnie (esclusa Air France, che mi pare si sia ben adeguata ai livelli dell'alleanza Skyteam) imbarcare e partire senza sbavature, nonostante sui loro aerei cadesse la stessa pioggia. Ho ricordato con rabbia l'ora netta di coda che mi era toccato fare poco prima al check-in, con metà dei banchi chiusi per mancanza di personale.

No, signori, mi dispiace: siamo alla frutta. Forse neanche un O'Leary di quelli tosti potrebbe riportare l'Alitalia alla sua missione originaria, cioè quella di portare il maggior numero possibile di persone da una città all'altra con il minor numero possibile di ritardi e inconvenienti, e al più basso costo possibile. I problemi strutturali sono troppi e troppo radicati per nutrire ancora speranze di vederla funzionare come una qualsiasi linea aerea che non venga dal Centrafrica. Ma vedendo cosa il nostro Michael ha fatto con la Ryanair, partita nel 1978 con la rotta Londra-Dublino e diventata uno dei più begli esempi mondiali di imprenditoria, anche al di fuori del settore dei trasporti, credo che forse si possa ancora fare qualcosa.

 

Cosa ci vuole? Una bella dose di coraggio, poteri pieni anche con i sindacati, l'introduzione del pugno di ferro con i dipendenti più recalcitranti e il varo di un sistema di incentivi che porti le persone a dare finalmente del loro meglio, legando i salari alle prestazioni dell'azienda. Ci vuole il rinnovo totale del sistema informativo, compreso il decrepito sito web, il ripensamento delle procedure di accettazione (compreso il fast check-in che fast non lo è proprio e talvolta neanche check-in) e, soprattutto e prima di tutto, ci vuole un enorme, profondo, radicale cambio di mentalità.

Lacrime e sangue, signori dell'Alitalia: questo vi aspetta. E vale per tutti, dall'amministratore delegato fino all'ultimo scaricabagagli. La Sabena e la Swissair insegnano: in questo modo la direzione è una sola: il fallimento - basta rileggere i giornali di qualche anno fa. Se lo capite e vi impegnate tutti, lo promettiamo, noi passeggeri saremo con voi. Sopporteremo con piacere qualche altro anno di servizi di trasporto pessimi, di ritardi e di inefficienze. Resisteremo stoici a code interminabili, e vi daremo volentieri un po' del nostro tempo libero o lavorativo. Capiremo i vostri sforzi nella transizione, e vi sosterremo con la meravigliosa rassegnazione al disagio che è tipica degli italiani, e soprattutto dei romani.

Ma ci dovrete far vedere che state cambiando. Dovrà entrare in voi quello spirito di autocritica e quella voglia di cambiare che tanto bene ha fatto ad altre aziende italiane in crisi (guardate le poste!) e che è il solo appiglio che vi può salvare la vita. Vorremo vedere la luce nei vostri occhi, ci dovrete dimostrare che state facendo di tutto per cambiare e trattarci finalmente da clienti e non da sventurati pellegrini. Altrimenti vi abbandoneremo, e gli unici a guadagnarci saranno la Ryanair, che sta già offrendo voli nazionali a costo quasi zero, le altre low-cost e le ferrovie con il loro Pendolino, che già conviene se si va dal centro di Milano al centro di Roma, e che sarà imbattibile appena finiranno questo benedetto tunnel sotto l'Appennino. Se sarete cambiati, diventando come una qualsiasi linea aerea civile, vi seguiremo volentieri. Ma se arriverete a quel punto nelle condizioni in cui siete adesso, il prossimo sciopero servirà a molto poco. Compagnia aerea avvisata, mezza salvata.

 

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