Perché gli studenti finlandesi primeggiano al Pisa Test
La scuola che sa di buono

di Alessandro Buoni


I risultati del Pisa Test 2006 confermano la Finlandia al primo posto. I quindicenni  studenti finlandesi risultano ancora una volta i migliori al mondo nelle discipline scientifiche. L´Italia si classifica attorno al 35mo posto.
I seguaci di Evola potranno cercare un qualche picco dell´avvoltoio al di sopra del circolo polare artico dove i finlandesi avrebbero acquisito doti immaginifiche abbeverandosi a qualche fonte miracolosa. Io umanamente mi accontento della statistica e noto i massicci investimenti in istruzione, l´alta preparazione degli insegnanti sia dal punto di vista didattico che culturale e un approccio attivo nell´apprendimento teso a coinvolgere lo studente sia in aula sia nelle numerose attività pratiche (laboratori, lavori di gruppo, presentazioni orali).
Ma cosa misura il Pisa test? Il Pisa test misura la capacità di “problem solving” , ovvero non quello che uno sa, nozionisticamente, ma la capacità di risolvere i problemi.
Per gli ammiratori di Gentile questo rappresenta un duro colpo, dato che non possono giustificare le performance dell´Italia con “ai miei tempi si studiava di più” e “i giovani d´oggi non hanno voglia di far niente”. La scuola che voleva formare invece che informare ne esce con le ossa rotte insomma.
Come fa notare giustamente Maria Teresa Siniscalco, in un articolo recente sulla “Stampa”,   non basta aumentare la spesa pubblica in istruzione per migliorare le prestazioni. “L’Inghilterra ha fatto grandi riforme strutturali tra l’88 e il ‘96, ma è solo dopo che ha cominciato a lavorare sulla qualità dell’insegnamento che la situazione è migliorata.”
Il segreto dunque sta nella qualità della didattica e nello status di insegnante.
In base alla mia esperienza personale di Erasmus (2000-2001) e ora di dottorando, non ho mai assistito a lezioni strabilianti da parte dei docenti finlandesi. Le lezioni si limitano a delle fredde letture di power point. La differenza sta nel fatto che queste lezioni sono infarcite da contributi relativi all´ultima conferenza alla quale hanno assistito o aneddoti relativi allo stato dell´arte della materia. I professori qui, non sono solo anagraficamente vicini agli studenti, ma lo sono anche per stili di vita, racconti di esperienze, hobbies. E´gente che va al cinema, a teatro, che fa sport, ascolta la tua stessa musica, in una parola gente che vive.
La scuola è un luogo accogliente che sa di buono. Entri e ti senti intelligente e stimolato sia dall´ambiente che dai tuoi insegnanti.
I professori italiani in quanto ad erudizione un professore finlandese se lo mangiano. Se si tratta di prendere in mano un gesso e riempire la lavagna di formule, schemi, il professore è “il professore”, c´è poco da fare. Con sotto due marroni così. Peccato che siano ricoperti da uno strato di ragnatele, a eccezione di qualche pittoresco ex-sessantottino spennacchiato che arriva a scuola in bicicletta e sbrocca nei consigli di classe.
La scuola italiana anche archittettonicamente è una via di mezzo tra una caserma e un oratorio, ovvero i classici luoghi dell´astinenza.
Entri e senti odore di minestre riscaldate sulla stufa. Ci si può forse aspettare qualcosa di meglio da un ambiente così?
Ma qualcuno potrebbe obiettare dicendo che tutto sommato la scuola italiana ha prodotto una classe dirigente che ha traghettato un paese agro-pastorale verso uno industriale. Embé? Non a caso il modello italiano si chiama a “capitalismo familiare”. Un bravo tecnico è più che sufficiente. Non sono richiesti voli pindarici in una realtà di provincia! Tipicamente il laureato in economia fa il turboragioniere e niente piú. L´imprenditore che si è fatto da se, usa il naso per gli affari, non certo supermodelli decisionali! Tu sei un esecutore, un taglia costi e niente più. I problemi sorgono quando ci si deve muovere nel mercato globale. E´ allora che la gerontocrazia al potere si dimostra inadeguata alla modernità e con lei il modello scolastico che l´ha prodotta. Danno la colpa alla Cina, all´euro! Usano un linguaggio da massaie, perché incapaci di muoversi su scala globale, al di fuori della propria rete di amicizie e si guardano bene di lasciare il posto a questi giovani che vogliono tutto e subito e che non vogliono fare i sacrifici!
Vi ricordate la sparata di Fini sui maestri gay? Meglio un figlio ladro che uno frocio, ecco la cultura piccolo borghese, la base ideologica della scuola italiana. Cosa si chiede all´insegnante? Di produrre dei borghesucci  tutti casa e chiesa. Va da sé che la scuola attirerà individui mediocri, zitelle frustrate, biologi che insegnano matematica, fisici  poco genio e molta sregolatezza. Lo stato socio-culturale dell´insegnante italiano determina e deteriora il suo status. Se bisogna formare dei  bamboccioni è giusto sottopagare e sottostimare un insegnante. Questa logica penalizza tutti i bravi docenti che amano il proprio lavoro, si sentono sottostimati, trattati come dei burocrati costretti a dare numeri, compilare moduli, prestarsi a penosi dibattiti sulla rimozione/ripristino del crocifisso.
La scuola italiana, assieme a tutto il paese ovviamente, ha bisogno di un’opera di sprovincializzazione, di un ricambio generazionale e culturale. Non è una questione di preparazione, ma di livello culturale degli insegnanti. Il mestiere dell´insegnante deve attrarre persone che adesso preferiscono fare altro. Si tratta di dare alla scuola un´altra missione, un´altra base ideologica, ovvero quella di formare un individiduo pronto per una società multiculturale, rinunciando all´ideale piccolo borghese. La scuola per stimolare le giovani menti dovrebbe essere un luogo migliore di quello nel quale si è nati, un luogo pericoloso intellettualmente parlando.
Stipendi adeguati  e adeguati corsi di formazione all´arte dell´insegnamento attireranno insegnanti motivati e dinamici a cui viene spontaneo dare del tu. Dopo il burocratico lei, assolutamente coerente con la funzione dell´insegnante vecchio stampo, ora nelle scuole si è passati al “scusa prof non ho capito un cazzo”. La confidenza anglosassone, senza rinunciare al titolo. Una perfetta sintesi tra cultura corporativa (il professore, l´avvocato, il geometra) e giovanilismo ignorante.
C´è un´aristocrazia europea che ha amici in tutto il mondo, si muove senza nessuna barriera culturale, religiosa, tecnologica, enogastronomica. Gli studenti italiani hanno diritto a partecipare a questo banchetto e gli insegnanti italiani devono essere  selezionati allo scopo. In Finlandia non sono piú intelligenti di noi, a meno che non ci si voglia aggrappare a qualche bizzarra teoria antropologica. Allo scopo vale sempre il classico: “quando loro vivevano sugli alberi, noi eravamo già finocchi”.


Seija Tupasela è un esempio di insegnante finlandese, con un curriculum internazionale che, soprattutto, non smette di studiare. Docente di inglese alla English School, ha 12 anni di insegnamento, compresi Australia (Sydney Grammar School ) e Stati Uniti (Branford High School, Connecticut). Con laurea in Lingua e letteratura inglese alla Yale University. All’Università di Helsinki studia questioni di organizzazione e amministrazione statale a Scienze Politiche.
Le abbiamo chiesto quanto dei buoni risultati nei test di comprensione dipendano, oltre che dalla didattica e dalle condizioni interne alla scuola, anche dall’ambiente esterno.
“I finlandesi adulti leggono molto: libri, giornali, e il loro esempio viene seguito dai ragazzi. Le biblioteche pubbliche sono facilmente accessibili e molto frequentate. Il nostro è uno dei paesi più alfabetizzati in Europa. Il fatto poi che siamo un paese omogeneo, pon una bassa percentuale di immigrati, aiuta a restare intorno a una quota di alfabetizzazione del 100 per cento”
Che influenza ha, nel settore di sua competenza, il bilinguismo (in Finlandia ci sono due lingue ufficiali, finlandese e svedese)?
“Non penso che il bilinguismo finno-svedese abbia un’influenza diretta, ma è indubbio che, essendo il nostro un paese piccola e la nostra una lingua poco nota, ci sentiamo in dovere di imparare le altre. E certamente l’apprendimento di lingue straniere, spesso più di una, aumenta negli studenti la consapevolezza del linguaggio in generale migliorandone le capacità di apprendimento e utilizzo.”
Nell’apprendimento linguistico, che peso ha la televisione, e in particolare l’abitudine a seguire programmi in lingua originale con didascalie in finlandese e/o svedese?
“Penso che abbia un ruolo molto significativo. Le didascalie costringono la gente a leggere da un’età molto bassa anche nelle ore passate davanti al televisore. Qui posso citare la mia esperienza americana: lì ho amici che rifiutano di vedere film in lingua straniera perché considerano faticoso e noioso leggere le didascalie. Qui da noi, ormai, non ci accorgiamo nemmeno di leggere, mentre guardiamo un film.”