Egregio Direttore,

sono una ragazza di 22 anni, il mio nome è Chiara e vivo in Italia, in Lombardia per l'esattezza. Non so se Lei può aiutarmi, ma spero di sì!

 Sono alla ricerca di un lavoro stagionale ad Helsinki per la prossima estate, all'incirca da fine giugno a  metà settembre, e sarei davvero onorata di poterLe in qualche modo essere utile, per qualsiasi mansione. Sto  terminando i miei studi in Interpretazione e Traduzione e parlo correntemente Inglese e Francese. Mi laureerò il prossimo autunno.

 L'estate scorsa ho avuto l'immenso piacere di trascorrere un paio di settimane in Finlandia, poichè ero ospite di una mia corrispondente di lunga data a Vantaa. Sono rimasta affascinata da questo Paese, dalla sua gente e dalla combinazione apparentemente contraddittoria di una natura incontaminata ed un mondo tecnologico efficientissimo e all'avanguardia. Per questo motivo ho deciso di tentare di trascorrervi un periodo di tempo più lungo e di lavorare per acquisire così un'esperienza che mi permetta di capire e conoscere più a fondo la cultura e la gente finlandesi, oltre - perchè no - alla lingua, di cui conosco solo gli elementi basilari.

 Se Lei non può aiutarmi, apprezzerei molto avere altre informazioni su come muovermi per cercare un'occupazione, le istituzioni a cui rivolgermi, le opportunità e i campi in cui potrei rendermi utile nonostante la limitatissima conoscenza del finlandese. Ho avute alcune esperienze come cameriera, segretaria e anche come interprete presso alcuni congressi, cui ho lavorato per la mia Università. Sarei felicissima anche di poter d'essere d'aiuto in eventuali lezioni di italiano che il Circolo degli Italiani in Finlandia tiene a diversi livelli, come ho già fatto sapere a quest'ultimo, magari come assistente per conversazioni madrelingua, oltre che per qualsiasi altra mansione per cui potrei rendermi utile. Se lo ritiene opportuno, potrei farLe avere il mio curriculum Vitae.

 Resto in attesa di una risposta e di eventuali delucidazioni. Colgo l'occasione per augurare a Lei e alla Sua redazione Buon Natale! Sicuramente non vi è luogo migliore della Finlandia in cui sentirsi immersi nel clima natalizio.

 

Cordiali saluti,

                     Chiara Torchio


Cara Chiara,

grazie della lettera, che mi colpisce soprattutto per il suo carattere, per così dire, paradigmatico. Vorrei cominciare con una esortazione, se mi permetti data la tua giovane età, "paterna": non dire mai a nessuno (e due volte) di essere disponibile "per qualsiasi mansione". Stai per laurearti, hai una professione (almeno sulla carta), devi imparare a contare sulle tue capacità. Anche il mercato ci conta.

Ma torniamo alla tua lettera, interessante per una questione più generale che sottende.

Vi compaiono gli aspetti fondamentali della fascinazione che, di questi tempi, la Finlandia esercita sugli italiani (ma non solo). In primo luogo quella "combinazione, come tu scrivi, apparentemente contraddittoria di una natura incontaminata ed un mondo tecnologico efficientissimo e all'avanguardia".

L'altro aspetto, che riassumi nella voglia di "capire e conoscere più a fondo la cultura e la gente finlandesi, oltre - perchè no - la lingua", a mio parere è dal primo dipendente. In effetti, è dalla dicotomia natura/cultura che scaturisce una delle spinte fondamentali a venire fin qui: perché della sua cultura, a quanto mi risulta, gli italiani sanno ben poco, per non dire nulla. Mentre è dal mito, molto coltivato dai media, di un paese fondamentalmente primitivo (boschi e laghi, sauna e sci di fondo, bevute di vodka ed aurore boreali) coniugato con un altissimo livello tecnologico (Nokia e internet in ogni fattoria), è da quel mito che nasce la curiosità di andare (di persona) a vedere come sia possibile questa "combinazione apparentemente contraddittoria". E mi viene da domandarmi: perché "contraddittoria"? E se tale, perché quell'avverbio "apparentemente"? La contraddizione sta nella difficoltà di immaginare dei "mangiatori di renne" (come li definisce finemente un nostro statista mangiatore di prosciutti) alle prese con l'alta tecnologia, o, al contrario, nel concepire della gente molto civile e scientificamente preparata che sia anche capace di non buttare le cartacce per terra e dar fuoco alle sue foreste? In altre parole: dove sta la contraddizione? Di certo non nei finlandesi, per come li conosco io. Mentre invece è quell'"apparentemente" che sembra mettere sulla giusta strada...

Ma poi aggiungi, un po' come una concessione: "perché no? la lingua..."; mentre invece proprio qui la tua curiosità dovrebbe essere più convinta, e convincente. Il tuo mestiere di interprete e traduttrice dovrebbe metterti in condizione di percepire, di questa lingua, il fascino della distanza. Culturale. Sì, perché si tratta di una lingua a poca distanza (relativa) da casa nostra, ma lontana morfologicamente quanto una dell'estremo oriente. E non per i famigerati "quindici o sedici casi" (sbandierati sistematicamente da giornalisti e letterati di passaggio, quasi che i cosiddetti "casi", nelle altre lingue, non esistessero, anche se diversamente realizzati!), ma per via di un lessico e una struttura di frase così differenti da risultare, per così dire, eccitanti.

E dunque, cara amica, ti faccio una duplice esortazione. Primo: se ne hai voglia, comincia a leggere qualche cosa sull'accoppiata natura/cultura in questo paese (comincerei coi Sette fratelli di Aleksis Kivi, edizioni Utet, e con uno dei più bei libri mai "composti" sul tema: Sentieri della Finlandia, di Franco Figari, Piero Amighetti editore). Secondo, mi procurerei un bel manuale di lingua finlandese, e verificherei quanto dura lo stato d'eccitazione: quando un cartello con la scritta "Ei talvikunnossapitoa!" cessa di suonarti osceno, o ceceno, sarai pronta per fare i bagagli.

Resto in attesa del tuo Curriculum, che, dopo aver letto, volentieri invierò a scuole e istituzioni che possono avere bisogno della tua collaborazione.

Quanto al clima natalizio, conto di tornarci su in un'altra occasione: non c'è nulla meglio del Natale in Finlandia per spiegare quel tuo avverbio inquietante: "apparentemente"...

Un abbraccio cordiale. E buon anno.

Nicola Rainò