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Vita di Castruccio
Castracani
Come accennavo, questa che vi proponiamo ad assaggi è la prima traduzione in finnico e ha il pregio di mantenere uno stile vario, vivo, molto vicino all'originale, rendendo appetibile al pubblico finlandese un'opera del rinascimento italiano. Lo studioso dell'Università di Jyväskylä, ricercatore in scienze politiche e maggior conoscitore attuale di Machiavelli, è autore di molti contributi sul rapporto di Machiavelli con la religione cristiana e il clero; tema non banale, su cui tanti si sono misurati, ma a cui non si è ancora data l'immagine esauriente. Chi vi scrive ha avuto il piacere di rileggere e di collaborare ad alcuni ritocchi del testo finlandese: come accade sempre, tradurre o trattare la traduzione significa comprendere a fondo il testo di partenza; è stata quindi un'occasione per rileggere o per leggere con occhi diversi (gli occhi di Giano a cui è dedicata questa rubrica) un testo che mi è sempre stato caro, sin dai tempi del liceo. Ora però vi voglio lasciare al testo, di cui vi propongo degli estratti paralleli italiano-finnico; per chi avesse voglia di leggere per intero il testo e di approfondire qualche aspetto del Machiavelli anticlericale e pericolosamente critico ed ironico sulla religione può trovare il testo in commercio, pubblicato dalla rivista di filosofia 'Niin&Näin' (http://www.netn.fi/2345.html).
[Il testo inizia, come di consuetudine per testi rinascimentali, con una dedica e una praefatio all'opera, che in questo caso inizia già in medias res con la nascita di Castruccio]
LA VITA DI CASTRUCCIO CASTRACANI DA LUCCA DESCRITTA DA NICCOLÒ MACHIAVELLI E MANDATA DA ZANOBI BUONDELMONTE E A LUIGI ALAMANNI SUOI AMICISSIMI. I. E' pare, Zanobi e Luigi carissimi, a quegli che la considerano, cosa maravigliosa che tutti coloro, o la maggiore parte di essi, che hanno in questo mondo operato grandissime cose, e intra gli altri della loro età siano stati eccellenti, abbino avuto il principio e il nascimento loro basso e oscuro, o vero dalla fortuna fuora d'ogni modo travagliato; perché tutti o ei sono stati esposti alle fiere, o egli hanno avuto sì vil padre che, vergognatisi di quello, si sono fatti figliuoli di Giove o di qualche altro Dio. Quali sieno stati questi, sendone a ciascheduno noti molti, sarebbe cosa a replicare fastidiosa e poco accetta a chi leggessi; perciò come superflua la omettereno. Credo bene che questo nasca che, volendo la fortuna dimostrare al mondo di essere quella che faccia gli uomini grandi, e non la prudenza, comincia a dimostrare le sue forze in tempo che la prudenza non ci possa avere alcuna parte, anzi da lei si abbi a ricognoscere il tutto. Fu adunque Castruccio Castracani da Lucca uno di quegli; el quale, secondo i tempi in ne' quali visse e la città donde nacque fece cose grandissime e, come gli altri, non ebbe più felice né più noto nascimento, come nel ragionare del corso della sua vita si intenderà. La quale mi è parso ridurre alla memoria delli uomini, parendomi avere trovato in essa molte cose, e quanto alla virtù e quanto alla fortuna, di grandissimo esemplo. E mi è parso indirizzarla a voi, come a quegli che più che altri uomini che io cognosca, delle azioni virtuose vi dilettate. Dico, adunque, che la famiglia de' Castracani è connumerata intra le famiglie nobili della città di Lucca, ancora ch'ella sia in questi tempi, secondo l'ordine di tutte le mondane cose, mancata. Di questa nacque già uno Antonio che, diventato religioso, fu calonaco di San Michele di Lucca, e in segno di onore era chiamato messer Antonio. Non aveva costui altri che una sirocchia, la quale maritò già a Buonaccorso Cennami; ma sendo Buonaccorso morto ed essa rimasta vedova, si ridusse a stare col fratello, con animo di non più rimaritarsi. Aveva messer Antonio, dietro alla casa che egli abitava, una vigna; in la quale, per avere a' confini di molti orti, da molte parti e sanza molta difficultà si poteva entrare. Occorse che andando una mattina, poco poi levata di sole, madonna Dianora (ché così si chiamava la sirocchia di messer Antonio) a spasso per la vigna, cogliendo, secondo el costume delle donne, certe erbe per farne certi suoi condimenti, sentì frascheggiare sotto una vite intra e' pampani, e, rivolti verso quella parte gli occhi, sentì come piangere. Onde che, tiratasi verso quello romore, scoperse le mani e il viso d'uno bambino che, rinvolto nelle foglie, pareva che aiuto le domandasse. Tale che essa, parte maravigliata, parte sbigottita, ripiena di compassione e di stupore, lo ricolse e, portatolo a casa e lavatolo e rinvoltolo in panni bianchi come si costuma, lo presentò, alla tornata in casa, a messer Antonio. Il quale, udendo el caso e vedendo il fanciullo, non meno si riempié di maraviglia e di pietade che si fusse ripiena la donna, e consigliatisi intra loro quale partito dovessero pigliare, deliberorono allevarlo, sendo esso prete e quella non avendo figliuoli. Presa adunque in casa una nutrice, con quello amore che se loro figliuolo fusse, lo nutrirono; e avendolo fatto battezzare, per il nome di Castruccio loro padre lo nominorono. Cresceva in Castruccio con gli anni la grazia, e in ogni cosa dimostrava ingegno e prudenza; e presto, secondo la età, imparò quelle cose a che da messer Antonio era indirizzato. Il quale, disegnando di farlo sacerdote e con il tempo rinunziargli il calonacato e altri suoi benefizii, secondo tale fine lo ammaestrava. Ma aveva trovato subietto allo animo sacerdotale al tutto disforme; perché, come prima Castruccio pervenne alla età di quattordici anni, e che incominciò a pigliare uno poco di animo sopra messer Antonio, e madonna Dianora non temere punto, lasciati e' libri ecclesiastici da parte, cominciò a trattare le armi; né di altro si dilettava che o di maneggiare quelle, o con gli altri suoi equali correre, saltare, fare alle braccia, e simili esercizii; dove ei mostrava virtù di animo e di corpo grandissima, e di lunga tutti gli altri della sua età superava. E se pure ei leggeva alcuna volta, altre lezioni non gli piacevano che quelle che di guerre o di cose fatte da grandissimi uomini ragionassino; per la qual cosa messer Antonio ne riportava dolore e noia inestimabile. Era nella città di Lucca uno gentile uomo della famiglia de' Guinigi, chiamato messer Francesco, il quale per ricchezza e per grazia e per virtù passava di lunga tutti gli altri Lucchesi. Lo esercizio del quale era la guerra, e sotto i Visconti di Milano aveva lungamente militato; e perché ghibellino era, sopra tutti gli altri che quella parte in Lucca seguitavano, era stimato. Costui, trovandosi in Lucca, e ragunandosi sera e mattina con gli altri cittadini sotto la loggia del podestà, la quale è in testa della piazza di San Michele che è la prima piazza di Lucca, vidde più volte Castruccio con gli altri fanciulli della contrada in quegli esercizii che io dissi di sopra esercitarsi; e parendogli che oltre al superargli, egli avessi sopra di loro una autorità regia, e che quelli in certo modo lo amassino e riverissino, diventò sommamente desideroso di intendere di suo essere. Di che sendo informato dai circunstanti, si accese di maggiore desiderio di averlo appresso di sé. E un giorno chiamatolo, il dimandò dove più volentieri starebbe: o in casa d'uno gentile uomo che gli insegnasse cavalcare e trattare armi, o in casa di uno prete dove non si udisse mai altro che uffizii e messe. Cognobbe messer Francesco quanto Castruccio si rallegrò sentendo ricordare cavagli e armi; pure, stando un poco vergognoso, e dandogli animo messer Francesco a parlare, rispose che, quando piacesse al suo messere, che non potrebbe avere maggiore grazia che lasciare gli studii del prete e pigliare quelli del soldato. Piacque assai a messer Francesco la risposta, e in brevissimi giorni operò tanto che messer Antonio gliele concedette. A che lo spinse, più che alcuna altra cosa, la natura del fanciullo, giudicando non lo potere tenere molto tempo così. Passato pertanto Castruccio di casa messer Antonio Castracani calonaco in casa messer Francesco Guinigi condottiere, è cosa straordinaria a pensare in quanto brevissimo tempo ei diventò pieno di tutte quelle virtù e costumi che in uno vero gentile uomo si richieggono. In prima ei si fece uno eccellente cavalcatore, perché ogni ferocissimo cavallo con somma destrezza maneggiava: e nelle giostre e ne' torniamenti, ancora che giovinetto, era più che alcuno altro riguardevole; tanto che in ogni azione, o forte o destra, non trovava uomo che lo superasse. A che si aggiugnevano i costumi, dove si vedeva una modestia inestimabile; perché mai non se gli vedeva fare atto o sentivasegli dire parola che dispiacesse; ed era riverente ai maggiori, modesto cogli equali e cogli inferiori piacevole. Le quali cose lo facevano non solamente da tutta la famiglia de' Guinigi, ma da tutta la città di Lucca, amare.
II. [Dopo varie azioni militari e politiche riuscite a Castruccio, inizia l'irresistibile conquista di buona parte della Toscana da parte del capitano lucchese] I Pistolesi, udita la rotta, sanza differire, cacciata la parte amica a' Guelfi, si dettono a Castruccio. Il quale, non contento di questo, occupò Prato e tutte le castella del piano, così di là come di qua d'Arno; e si pose con le genti nel piano di Peretola, propinquo a Firenze a dua miglia; dove stette molti giorni a dividere la preda e a fare festa della vittoria avuta, faccendo in dispregio de' Fiorentini battere monete, correre palii a cavagli, a uomini e a meretrici. Né mancò di volere corrompere alcuno nobile cittadino, perché gli aprisse la notte le porte di Firenze; ma, scoperta la congiura, furono presi e decapitati Tommaso Lupacci e Lambertuccio Frescobaldi. Sbigottiti, adunque, i Fiorentini per la rotta, non vedevono rimedio a potere salvare la loro libertà; e per essere più certi degli aiuti, mandorono oratori a Ruberto re di Napoli, a dargli la città e il dominio di quella. Il che da quel re fu accettato, non tanto per lo onore fattogli dai Fiorentini, quanto perché sapeva di quale momento era allo stato suo che la parte guelfa mantenessi lo stato di Toscana. E convenuto con i Fiorentini di avere dugentomila fiorini l'anno, mandò a Firenze Carlo, suo figliuolo, con quattromila cavagli.
III. [Durante una battaglia decisiva contro i fiorentini accade che Castruccio, uomo attivo e completamente dedito al proprio ruolo di capo, venga colpito dal vento freddo: la malattia lo porterà alla morte in pochi giorni, giusto il tempo per lasciare ai posteri alcuni suoi detti proverbiali]
Ma la fortuna, inimica alla sua gloria, quando era tempo di dargli vita, gliene tolse, e interruppe quelli disegni che quello molto tempo innanzi aveva pensato di mandare ad effetto, né gliene poteva altro che la morte impedire. Erasi Castruccio nella battaglia tutto el giorno affaticato, quando, venuto el fine di essa, tutto pieno di affanno e di sudore, si fermò sopra la porta di Fucecchio, per aspettare le genti che tornassino dalla vittoria, e quelle con la presenzia sua ricevere e ringraziare, e parte, se pure cosa alcuna nascesse dai nimici che in qualche parte avessino fatto testa, potere essere pronto a rimediare; giudicando lo officio d'uno buono capitano essere montare il primo a cavallo e l'ultimo scenderne. Donde che, stando esposto a uno vento che il più delle volte a mezzo dì si leva di in su Arno, e suole essere quasi sempre pestifero, agghiacciò tutto; la quale cosa non essendo stimata da lui, come quello che a simili disagi era assuefatto, fu cagione della sua morte. Perché la notte seguente fu da una grandissima febbre assalito; la quale andando tuttavia in augumento, ed essendo il male da tutti e' medici giudicato mortale, e accorgendosene Castruccio chiamò Pagolo Guinigi e gli disse queste parole: - Se io avessi creduto, figliuolo mio, che la fortuna mi avesse voluto troncare nel mezzo del corso il cammino per andare a quella gloria che io mi avevo con tanti miei felici successi promessa, io mi sarei affaticato meno e a te arei lasciato, se minore stato, meno inimici e meno invidia. Perché, contento dello imperio di Lucca e di Pisa, non arei soggiogati e' Pistolesi e con tante ingiurie irritati e' Fiorentini; ma, fattomi e l'uno e l'altro di questi dua popoli amici, arei menata la mia vita, se non più lunga, al certo più quieta, e a te arei lasciato lo stato, se minore, sanza dubbio più sicuro e più fermo. Ma la fortuna, che vuole essere arbitra di tutte le cose umane, non mi ha dato tanto giudicio che io l'abbia potuta prima conoscere, né tanto tempo che io l'abbi potuta superare. Tu hai inteso, perché molti te lo hanno detto e io non l'ho mai negato, come io venni in casa di tuo padre ancora giovanetto e privo di tutte quelle speranze che deono in ogni generoso animo capire, e come io fui da quello nutrito e amato più assai che se io fussi nato del suo sangue; donde che io, sotto el governo suo, divenni valoroso e atto a essere capace di quella fortuna che tu medesimo hai veduta e vedi. E perché, venuto a morte, ei commisse alla mia fede te e tutte le fortune sue, io ho te con quello amore nutrito, ed esse con quella fede accresciute, che io era tenuto e sono. E perché non solamente fussi tuo quello che da tuo padre ti era stato lasciato, ma quello ancora che la fortuna e la virtù mia si guadagnava, non ho mai voluto prendere donna, acciò che lo amore de' figliuoli non mi avesse a impedire che in alcuna parte non mostrassi verso del sangue di tuo padre quella gratitudine che mi pareva essere tenuto di mostrare. Io ti lascio pertanto uno grande stato; di che io sono molto contento; ma perché io te lo lascio debole e infermo, io ne sono dolentissimo. E' ti rimane la città di Lucca, la quale non sarà mai bene contenta di vivere sotto lo imperio tuo. Rimanti Pisa, dove sono uomini di natura mobili e pieni di fallacia; la quale ancora che sia usa in varii tempi a servire, nondimeno sempre si sdegnerà di avere uno signore lucchese. Pistoia ancora ti resta, poco fedele, per essere divisa, e contro al sangue nostro dalle fresche ingiurie irritata. Hai per vicini e' Fiorentini, offesi e in mille modi da noi ingiuriati e non spenti; ai quali sarà più grato lo avviso della morte mia, che non sarebbe lo acquisto di Toscana. Negli principi di Milano e nello imperadore non puoi confidare, per essere discosto, pigri, e gli loro soccorsi tardi. Non dei pertanto sperare in alcuna cosa, fuora che nella tua industria e nella memoria della virtù mia e nella reputazione che ti arreca la presente vittoria, la quale se tu saprai con prudenza usare, ti darà aiuto a fare accordo con i Fiorentini, al quale, sendo sbigottiti per la presente rotta, doverranno con desiderio condescendere. I quali dove io cercavo di farmi inimici, e pensavo che la inimicizia loro mi avessi a recare potenza e gloria, tu hai con ogni forza a cercare di fartegli amici, perché la amicizia loro ti arrecherà securtà e commodo. È cosa in questo mondo di importanza assai cognoscere se stesso, e sapere misurare le forze dello animo e dello stato suo; e chi si cognosce non atto alla guerra, si debbe ingegnare con le arti della pace di regnare. A che è bene, per il consiglio mio, che tu ti volga, e t'ingegni per questa via di goderti le fatiche e pericoli miei; il che ti riuscirà facilmente, quando stimi essere veri questi miei ricordi. E arai ad avere meco duoi oblighi: l'uno, che io ti ho lasciato questo regno; l'altro, che io te lo ho insegnato mantenere. Di poi fatti venire quegli cittadini che di Lucca, di Pisa e di Pistoia seco militavano, e raccomandato a quegli Pagolo Guinigi, e fattigli giurare obedienza, si morì; lasciando, a tutti quegli che lo avevano sentito ricordare, di sé una felice memoria, e a quegli che gli erano stati amici tanto desiderio di lui, quanto alcuno altro principe che mai in qualunche altro tempo morissi. Furono le esequie sue celebrate onoratissimamente, e sepulto in San Francesco in Lucca. Ma non furno già la virtù e la fortuna tanto amiche a Pagolo Guinigi, quanto a Castruccio; perché non molto di poi perdé Pistoia, e appresso Pisa, e con fatica si mantenne il dominio di Lucca, il quale perseverò nella sua casa infino a Pagolo suo pronipote. Fu adunque Castruccio, per quanto si è dimostro, uno uomo non solamente raro ne' tempi sua, ma in molti di quegli che innanzi erono passati. Fu della persona più che l'ordinario di altezza, e ogni membro era all'altro rispondente; ed era di tanta grazia nello aspetto e con tanta umanità raccoglieva gli uomini, che non mai gli parlò alcuno che si partisse da quello mal contento. I capegli suoi pendevano in rosso, e portavagli tonduti sopra gli orecchi; e sempre, e d'ogni tempo, come che piovesse o nevicasse, andava con il capo scoperto. Era grato agli amici, agli inimici terribile, giusto con i sudditi, infedele con gli esterni; né mai potette vincere per fraude, che e' cercasse di vincere per forza; perché ei diceva che la vittoria, non el modo della vittoria, ti arrecava gloria. Niuno fu mai più audace a entrare ne' pericoli, né più cauto a uscirne; e usava di dire che gli uomini debbono tentare ogni cosa, né di alcuna sbigottire, e che Dio è amatore degli uomini forti, perché si vede che sempre gastiga gli impotenti con i potenti. Era ancora mirabile nel rispondere e mordere, o acutamente o urbanamente; e come non perdonava in questo modo di parlare ad alcuno, così non si adirava quando non era perdonato a lui. Donde si truovono di molte cose dette da lui acutamente, e molte udite pazientemente CASTRUCCIO CASTRACANIN ELÄMÄ, JOKA HÄN LÄHETTI HÄNEN HYVILLE YSTÄVILLEEN ZANOBI BUONDELMONTELLE JA LUIGI ALAMANNILLE
I. Ne, jotka pohtivat asiaa, rakkaimmat Zanobi ja Luigi, pitävät ihmeellisenä sitä että kaikkien niiden, tai suurimman osan niistä, jotka tässä maailmassa ovat tehneet suurenmoista asioista ja jotka ovat olleet aikalaistensa joukossa erinomaisia, syntyperä on alhainen tai hämärän peitossa, tai ainakin onnetar on heitä kaikin tavoin koetellut. Sillä kaikki heistä ovat joko joutuneet petojen seuraan tai heillä on ollut niin arvottomat isät, että näitä hävetessään he ovat tehneet itsestään Juppiterin tai jonkun muun jumalan poikia. Olisi tylsää toistaa, keitä nämä ovat, eikä se kiinnostaisi lukijoita, sillä monet heistä ovat tuttuja kaikille. heidän mainitsemisensa olisi siis turha. Uskon hyvin tämän johtuvan siitä, että koska Onnetar haluaa näyttää maailmalle että hän, eikä Viisaus, tekee ihmisistä suurenmoisia, hän aloittaa voimensa näyttämisen hetkellä jolloin Viisaudella ei voi olla mitään osaa asiassa, vaan kaikki täyttyy tunnustaa hänen ansiokseen. Niinpä siis luccalainen Castruccio Castracani oli yksi näistä. Elinaikanaan ja syntymäkaupungissaan hän teki suuria tekoja. Kuten toisilla, hänelläkään ei ollut kovin onnellinen tai kuuluisa syntyperä, mikä hänen elämänsä kulusta käy selväksi. Katson sopivaksi palauttaa hänen elämänsä ihmisten mieliin, koska olen löytänyt siitä monia asioita, niin kyvykkyyden kuin onnenkin kannalta, jotka ovat mitä suurenmoisimpia esimerkkejä. olen päättänyt omistaa sen teille, jotka kaikista tuntemistani ihmisistä eniten nautitte urhollisista teoista. Castracanin suku siis luetaan Luccan ylhäisten sukujen joukkoon, vaikkakin se on nykyisin hävinnyt, kuten kaikille tässä maailmassa käy. Tähän perheeseen syntyi kauan sitten muuan Antonio, joka ryhtyi munkiksi ja josta tuli Luccan San Michelen kanitikki ja jota kunnioituksen merkkinä kutsuttiin messer Antonioksi. Hänellä ei ollut lähisukulaisia lukuun ottamatta siskoa, jonka hän oli naittanut Buonaccorso Cennamille. Jäätyään Buonaccorson kuoleman jälkeen leskeksi, sisar jäi asumaan veljensä kanssa eikä aikonut enää mennä naimisiin. Messer Antoniolla oli talonsa takana viinitarha, johon pääsi ilman suuria vaikeuksia monesta suunnasta koska sitä reunustivat muut puutarhat. eräänä aamuna pian auringonnousun jälkeen tapahtui seuraavaa: kun madonna Dianora (jolla nimellä messer Antonion siskoa kutsuttiin) oli kävelemässä viinitarhassa ja, kuten naisilla on tapana, keräilemässä tiettyjä tehdäkseen mausteita, hän kuuli viiniköynnöksen lehtien havisen ja käännyttyään siihen suuntaan, kuuli itkua muistuttavaa ääntä. Niinpä, kuljettuaan ääntä kohti, hän havaitsi lehtien seassa kädet ja kasvot, jotka kuuluivat poikavauvalle, joka näytti anovan apua. Osittain ällistyneenä ja osittain pelästyneenä, täynnä myötätuntoa ja hämmennystä, hän otti pojan kattoi tämän taloon, jossa hän pesi ja kietoi tämän tavan mukaan valkoisiin kapaloihin ja esitteli messer Antoniolle tämän palattua kotiin. Kuultuaan tapauksen ja nähtyään lapsen hän ei ollut yhtään vähemmän täynnä ihmetystä ja sääliä kuin nainenkaan. Mietittyään yhdessä mitä heidän olisi tehtävä, he päättivät kasvattaa pojan, koska Antonio oli pappi ja hänen sisarensa oli lapseton. Niinpä he ottivat taloon imettäjän ja kasvattivat pojan yhtä rikastaen kuin tämä olisi ollut heidän oma lapsensa. Kasteessa he antoivat pojalle nimen Castruccio heidän isänsä mukaan. Vuosien myötä Castruccion viehätysvoima kasvoi ja hän osoittautui joka suhteessa pystyväksi ja viisaaksi -ja pian hän oppi ikänsä mukaisesti ne asiat joihin messer Antonio häntä ohjasi. Tämä alkoi tehdä hänestä papin jättääkseen hänelle seurakuntansa ja muut etunsa ja kasvatti häntä tätä päämäärää silmälläpitäen. Mutta hän oli löytänyt kasvatettavan, joka sopi erittäin huonosti papilliseen muottiin -sillä kun Castruccio oli täyttänyt neljätoista ja uskalsi vastustaa messer Antoniota eikä pelännyt madonna Dianoraa ollenkaan, hän jätti kirkolliset kirjat ja alkoi harrastaa aseita. Hän ei nauttinut muusta kuin niiden käsittelystä tai kavereidensa kanssa juoksemisesta, hyppimisesta, painimisesta ja vastaavista harjoituksista. Näissä hän osoitti hengen ja ruumiin voimien suuruutta ja selvästi ylitti ikätoverinsa. Jos hän joskus luki, häntä eivät miellyttäneet muut kuin sotaa käsittelevät teokset tai sellaiset, jotka käsittelivät suurimpien miesten tekoja. tästä johtuen messer Antonio kärsi mittaamatonta surua ja vaivaa. Luccan kaupungissa oli Guinigin suvussa muuan ylimys, jota kutsuttiin messer Francescoksi ja niin rikkauksissa, viehätysvoimissa, kuin kyvykkyydessäkin hän ohitti kaikki muut luccalaiset. Hänen toimensa oli sota, ja Milanon Viscontien palveluksessa hän oli kauan sitä harjoittanut; ja koska hän oli ghibelliini, tämän puolueen jäsenet Luccassa arvostivat häntä ylitse muiden. Ollessaan Luccassa ja keskustellessaan joka ilta ja aamu muiden kansalaisten kanssa podestàn palatsin loggian alla, joka on Luccan tärkeimmän aukion, San Michelin päässä, hän näki useita kertoja Castruccion ja muut seudun pojat niissä harjoituksissa, joita sanoin heillä olleen tapana harjoittaa. Huomattuaan, että tällä oli paremmuuden lisäksi eräänlaisen hallitsijan auktoriteetti muihin nähden ja että nämä tavallaan rakastivat ja kunnioittivat häntä, hän kiinnostui pojan tilanteesta. Kuultuaan sen seuralaisiltaan, hän halusi entistä enemmän pojan luokseen. Ja eräänä päivänä hän kutsui poikaa ja kysyi missä tämä mieluimmin asuisi: ylimyksen luona, joka opettaisi häntä ratsastamaan ja käsittelemään aseita, vai papin talossa, missä hän ei koskaan kuulisi muuta kuin pyhiä toimituksia ja messuja. Messer Francesco huomasi heti, kuinka Castruccio ilostui hevosten ja aseiden maininnasta. Niinpä, alun ujoudesta päästyään, kun messer Francesco rohkaisi häntä puhumaan, hän vastasi, että mikäli tämä miellyttäisi herraa, hän mitä mieluummin jättäisi papin opinnot ja lähteisi sotilaan oppiin. Vastukseen tyytyväisenä messer Francesco järjesti muutamassa päivässä niin, että messer Antonio luovutti pojan hänelle. Päätökseen vaikutti enemmän kuin mikään muu asia pojan luonne, sillä messer Antonio arveli ettei voisi kauan estellä poikaa. Niin Catsruccio siirtyi messer Antonio Castracanin, papin, talosta messer Francesco Guinigin, sotapäällikön, taloon. On ihmeellistä ajatella kuinka lyhyessä ajassa hän omaksui kaikki ne taidot ja tavat joita todelliselta ylimykseltä odotetaan. Ensinnäkin hänestä tuli loistava ratsastaja, joka pystyi hallitsemaan hurjintakin hevosta suurella taidolla; ja taidonmittelöissä ja turnaajissa hän nuoruudestaan huolimatta herätti huomiota, niin että kaikissa toimissa, vaativatpa ne voimaa tai taitoa, ei löydetty mistä joka olisi hänet ylittänyt. Lisäksi hänen käytöksensä osoitti uskomatonta vaatimattomuutta, sillä hänen ei koskaan nähty tekevän tekoa tai sanovan sanaa joka olisi ollut vastenmielinen; ja hän oli kunnioittava ylempiään kohtaan, vaatimaton vertaistensa seurassa, ja alempiarvoisia kohtaan miellyttävä. Näiden asioiden vuoksi ei ainoastaan Guinigin perhe, vaan koko Luccan kaupunki, rakasti häntä.
II. Kuultuaan tappiosta pistoialaiset ajoivat viivyttelemättä pois Gulfeille uskolliset ja antautuivat Castrucciolle. hän ei tyytynyt tähän vaan valtasi Praton ja kaikki tasangon linnoitukset Arnon molemmin puolin ja asettui miestensä kanssa Peretolan tasatangolle, kahden mailin päähän Firenzestä. Siellä hän vietti monta päivää jakaen saalista ja juhlien saavutettua voittoa, sekä pilkaten firenzeläisiä lyömällä rahaa ja järjestämällä hevosten, miesten ja ilotyttöjen juoksukilpailuja. Eikä hän unohtanut yrittää lahjoa muutamia ylimyksiä, jotta nämä avaisivat yöllä Firenzen portit, mutta juoni paljastui ja Tommaso Lupacci ja Lambertuccio Frescobaldi vangittiin ja heidät mestattiin. Tappion säikäyttäminä firenzeläiset eivät nähneet mitään keinoa, jolla he voisivat säilyttää vapautensa. Ollakseen varmoja avusta he lähettivät Napolin kuninkaan Robertin luo tarjoten tälle kaupunkia ja sen hallintaa. Tämän kuningas hyväksyi ei niinkään se kunnioituksen takia, jota firenzeläiset olivat hänelle osoittaneet, vaan koska hän tiesi kuinka tärkeää hänen omalle asemalleen oli että guelfit säilyttäisivät asemansa Toscanassa. Sovittuaan firenzeläisten kanssa että hän sai kaksisataatuhatta floriinia vuosittain, hän lähetti Firenzeen poikansa Carlon neljäntuhannen ratsumiehen kanssa.
III. Mutta hänen kunniaansa virtava Onnetar, juuri kun olisi ollut aika antaa hänelle elämä, otti sen pois ja keskeytti suunnitelmat jotka hän oli jo kauan aikaa sitten aikonut laittaa toimeen ja jotka vain kuolema pystyi estämään. Castruccio oli väsynyt koko päivän taistelusta ja sen loputtua hän seisoi hengästyneenä ja hikisenä Fucecchion portilla odottaen voitosta palaavia miehiään ottaakseen nämä vastaan henkilökohtaisesti ja kiittääkseen heitä, ja senkin varalta että jos vihollinen sattuisi jossakin kohtaa murtautumaan läpi, hän voisi puuttua siihen nopeasti -hän uskoi että hyvän johtajan velvollisuus oli nousta ensimmäisenä hevosen selkään ja laskeutua viimeisenä. Seisoessaan siinä hän joutui Arnolta keksipäiväisin nousevan, melkein aina vahingollisen tuulen armoille ja jähmettyi. Tottuneena moiseen epämukavuuteen hän ei välittänyt tästä ja se koitui hänen kuolemakseen, sillä seuraavana yönä hänelle nousi korkea kuume. Koska se vain jatkoi nousemaan ja tauti oli kaikkein lääkärien mielestä tappava, Castruccio, ymmärrettyään tämän, kutsui Pagolo Guinigin ja sanoi tälle seuraavat sanat: -Jos olisin uskonut, poikani, että Onnetar halusi keskeyttää matkani kohti kunniaa, jonka oli monien onnellisten menestysteni vuoksi itselleni luvannut, olisin hikoillut vähemmän ja jättänyt sinulle, joskin pienemmän valtion, myös vähemmän vihollisia ja vähemmän kateutta. Sillä olisin tyytynyt Luccan ja Pisan herruuteen enkä olisi alistanut pistoialaisia enkä suututtanut firenzeläisiä monilla loukkauksilla, vaan olisin tehnyt molemmista kansoista ystäviäni ja elänyt elämääni, ellen pidempään niin ainakin levollisemmin, ja jättänyt sinulle valtion, joskin pienempänä, niin epäilemättä myös turvallisempana ja vahvempana. Mutta Onnetar, joka haluaa olla kaikkien inhimillisten asioiden valtias, ei ole antanut minulle tarpeeksi arvostelukykyä, jotta olisin osannut ennakoida hänen voittaa. Tiedät, sillä monet ovat sen sinulle sanoneet enkä minä ole sitä koskaan kieltänyt, että tulin isäsi taloon kun olin vielä nuori eikä minulla ollut lainkaan sitä toivoa, jonka tulisi asua jokaisessa jalossa sielussa, ja kuinka hän kasvatti ja rakasti muna enemmän kuin jos olisin ollut hänen omaa vertaan; ja kuinka minä, hänen kasvatettavanaan, tulin urhoolliseksi ja kyvykkäksi saavuttamaan se menestyksen, jonka sinä itse olet nähnyt ja näet. Ja koska hän kuollessaan uskoi sinut ja koko omaisuutensa minun hallintaani, olen kasvattanut sinua sillä rakkaudella ja lisännyt omaisuutta sillä uskollisuudella, joka sitoi minua silloin ja sitoo edelleen. Ja jotta et saisi vain sitä, minkä isäsi on sinulle jättänyt, vaan myös sen, minkä onnella ja kyvykkydellä olen pystynyt hankkimaan, en ole koskaan halunnut ottaa vaimoa, ettei rakkaus lapsi kohtaan estäisi minua niin etten voisi joka asiassa osoittaa sellaista kiitollisuutta isäsi sukua kohtaan kuin uskon olevani velvoitettu osoittamaan. Siispä jätän sinulle suuren valtion, mistä olen hyvin tyytyväinen. Mutta koska jätän sen sinulle heikkona ja raihnaisena, olen siitä hyvin surullinen. Sinulle jää Lucca kaupunki, joka ei tule koskaan olemaan tyytyväinen elämään sinun hallinnassasi. Sinulle jää Pisa, jossa ihmiset ovat luonnostaan ailahtelevaisia ja täynnä petosta. Myös tämä kaupunki, vaikka se on saanut tottua monesti olemaan muiden käskyvallassa, siitä huolimatta tulee aina halveksimaan luccalaista hallitsijaa. Myös Pistoia jää sinulle, vähemmän uskollisena, jakautuneena, ja vastustaen meidän sukuamme viimeaikaisten loukkausten suututtamana. Sinulla on naapureina katkerat firenzeläiset, joita olemme tuhansin tavoin vahingoittaneet, mutta emme tuhonneet. Heitä uutinen kuolemastani tyydyttää enemmän kuin heitä tyydyttäisi koko Toscanan valtaaminen. Milanon ruhtinaisiin ja kaisariin et voi luottaa, koska he ovat kaukana, laiskoja ja heidän apunsa saapuu myöhään. Et voi siis luottaa mihinkään paisti omiin ponnistuksiisi ja minun kyvykkyyteni muistoon ja viimeisimmän voiton sinulle tuomaan kunniaan. Tämä jos osaat käyttää sitä viisaasti, auttaa sinua tekemään sovinnon firenzeläisten kanssa, koska he varmaankin viimeisimmän tappion tyrmistyttäminä mielellään siihen suostuvat. Siinä missä minä yritin tehdä heistä vihollisia ja ajattelin, että heidän vihollisuutensa toisi minulle valtaa ja kunniaa, sinun täytyy kaikin voimin pyrkiä tekemään heistä liittolaisia, sillä heidän ystävyytensä tuo sinulle turvaa ja hyötyä. Tässä maailmassa on erittäin tärkeää tuntea itsensä ja tietää rohkeutensa ja asemansa vahvuus, ja sen, joka tietää, ettei hän sovellu sotaan, pitäisi yrittää hallita rauhanomaisin keinoin. Neuvon, että sinun on parasta kääntyä rauhaan ja yrittää tällä tavoin nauttia vaivojeni ja kohtaamieni vaarojen hedelmistä. Selviydyt tästä helposti, jos suhtaudut vakavasti näihin huomautuksiini. Ja saat olla minulle kiitollinen kahdesta seikasta: ensiksi, että olen neuvonut kuinka se säilytetään'. Sitten kutsuttuaan luokseen ne kansalaiset Luccasta, Pisasta ja Pistoiasta, jotka olivat hänen komennossaan ja puhuttuaan heille Pagolo Guinigin puolesta ja käskettyään heitä vannomaan uskollisuudenvalan, hän kuoli, jättäen itsestään hyvän muiston kaikkiin niihin, jotka olivat olleet ystäviä, samanlaisen kaipauksen kuin kuka tahansa muu ruhtinas, joka milloinkaan on kuollut. Hänen hautajaisensa olivat juhlavat, ja hänet haudattiin Luccan San Francescon kirkkoon. Mutta kyvykkyys ja onni eivät suosineet Pagolo Guinigia samalla kuin Castrucciota, sillä pian tämän jälkeen hän menetti Pistoian ja heti perään Pisan ja pysyi vaivoin Luccan hallitsijana, joka pysyi hänen suvullaan hänen pojanpojanpajalleen Pagololle asti. Castruccio ei siis ollut, kuten edellä on osoitettu, poikkeuksellinen mies ainoastaan omana aikanaan, vaan olisi ollut sitä myös monina aiempinakin aikoina. Hän oli tavallista pidempi ja jokainen jäsen oli sopusuhtainen. Hän oli ulkonäöltään niin miellyttävä ja otti ihmiset vastaan sellaisella ystävällisyydellä, ettei kukaan, joka puhui hänen kanssaan, koskaan poistunut hänen luotaan tyytymättömänä. Hänen hiuksensa olivat punertavat ja hän piti niitä leikattuina korviensa yläpuolelle, ja aina ja kaikilla säillä, vaikka satoi vettä tai lunta, hän kulki pää paljaana. Hän oli ystäviään kohtaan miellyttävä, vihollisilleen kauhea, oikeudenmukainen alamaisilleen ja epäluotettava muille. Jos hän pystyi voittamaan oveluudella, hän ei koskaan pyrkinyt voittamaan voimalla, sillä hän sanoi että kunniaa toi voitto, eikä voiton tapa. Kukaan ei ole ollut koskaan rohkeampi astumaan vaaroihin, eikä varovaisempi niistä poistumaan. Hänellä oli tapana sanoa, että ihmisten tulisi kokeilla kaikkea eikä kavahtaa mitään, ja että Jumala rakastaa voimakkaita, sillä näemmehän kuinka hän rankaisee voimattomia vahvojen kautta. Hän oli myös loistava vastamaan purevasti, joko terävästi tai kohteliaasti, ja koska hän ei tällä tavalla puhuessaan säästänyt ketään, hän ei myöskään suuttunut kun häntä ei säästetty. Niinpä muistetaan monia asioita, jotka hän sanoi terävästi, ja monia. Joita hän kuunteli kärsivällisesti. |