Festa di sant’Enrico a Roma

Tradizionale celebrazione ecumenica finlandese, in occasione della festa di S. Enrico di Finlandia, sabato 19 gennaio alle ore 16.00, nella basilica romana di Santa Maria sopra Minerva. La celebrazione sarà presieduta da S. E. Mons. Józef Wróbel, S.C.I., Vescovo della Diocesi cattolica di Helsinki. L’orazione sarà tenuta dal Rev.mo Kari Mäkinen, vescovo della Arcidiocesi evangelico-luterana di Turku. I canti saranno eseguiti dal coro della diocesi di S. Enrico di Turku. La celebrazione ecumenica è organizzata dalla Chiesa evangelico-luterana di Finlandia e dalla Chiesa Cattolica in Finlandia in collaborazione con l’Ambasciata di Finlandia presso la Santa Sede. Dopo la celebrazione ci sarà un rinfresco nella casa di Santa Brigida, piazza Farnese 96.
Sant’Enrico
visse nel XII secolo e divenne apostolo della Finlandia. Originario
dell’Inghilterra, operò in Svezia
lottando contro il paganesimo. Verso la metà del XII secolo
compare quale vescovo di Uppsala, ove secondo la tradizione locale
avrebbe inaugurato la nuova cattedrale edificata da sant’Erick IX,
re di Svezia. In seguito accompagnò il sovrano in una crociata
volta alla cristianizzazione della Finlandia e si fermò nella
regione per continuare l’opera intrapresa. Vinti i capi locali, li
battezzò forzatamente alla fonte di Kuppis, nei pressi di
Turku. Poche notizie sono comunque state tramandate circa la sua
attività missionaria: secondo la tradizione sarebbe giunto
sino al villaggio di Ylistaro, nel territorio di Kokemäki, ove
ancora oggi sopravvivono le rovine della casa in cui il santo vescovo
avrebbe predicato.
Enrico trovò la morte nel primo inverno
dal suo arrivo in Finlandia per mano di un contadino di nome Lalli,
cui egli aveva imposto penitenza per un precedente omicidio.
L’omicidio avvenne nella palude di Köyliö
e secondo varie leggende Lalli avrebbe anche staccato il pollice del
vescovo al quale era infilato l’anello pastorale sulla cui pietra
era inciso il suo sigillo. In primavera il dito con l’anello ancora
infilato sarebbe stato rinvenuto su un pezzo di ghiaccio galleggiante
ed un cieco avrebbe riacquistato immediatamente la vista
stroppiciandosi gli occhi con la reliquia. Il capitolo del duomo di
Turku, in Finlandia, conserva ancora oggi come suo sigillo l’immagine
del dito con l’anello.
Enrico avrebbe predetto per tempo la sua
morte e diede disposizione ai suoi compagni che il suo cadavere fosse
attaccato ad un paio di buoi e, ove questi l’avessero casualmente
trascinato, lì venisse sepolto e fosse eretta una chiesa. Così
avvenne presso Nousiainen, ma in seguito i suoi resti furono
racchiusi in un prezioso reliquiario e traslati nel nuovo duomo di
Turku. Durante l’occupazione russa della Finlandia, lo zar Pietro I
nel 1720 fece spedire in Russia il reliquiario e da allora scomparve.
La sua tomba originaria nella chiesa di Nousiainen continuò
comunque ad essere considerata un luogo sacro, tanto che dopo secoli
vi fu eretto un monumento recante l’immagine del santo ed alcune
scene della sua vita.
Ufficialmente pare che Enrico di Uppsala non
sia mai stato canonizzato, ma abitualmente al suo nome da tempo
immemorabile venne anteposto l’attributo di “santo”. Invocato
quale protettore della Finlandia, gli furono dedicate le feste del 20
gennaio e del 18 giugno ed in molte chiese finlandesi e svedesi era
posta la sua effige. Oggi la cristianità in Finlandia è
divisa fra cattolici, luterani ed ortodossi, e ormai da tempo è
invalsa una consuetudine secondo cui ogni anno il 20 gennaio, festa
che cade provvidenzialmente durante la Settimana di Preghiera per
l’Unità dei Cristiani, una delegazione ecumenica dalla
Finlandia si reca in visita dal Vescovo di Roma.