di Dario Martinelli


carodario@larondine.fi

 


Guerra e Pace

Caro Dario,

siamo amici, noi lo sappiamo, ma facciamo finta che io sia un lettore qualunque. Però ti pongo una questione tutt'altro che qualunque, sulla quale mi aspetto un'opinione, di nuovo, non qualunque: la tua. Premessa: il tribunale internazionale dell'Aja, nell'atto di accusa contro Slobodan Milosevic ha notato: "La deportazione degli appartenenti a un gruppo etnico dalle loro terre e dalle loro case e la consegna del territorio ("etnicamente pulito") ad un altro gruppo etnico è un crimine contro l'umanita'....." Fine della premessa.

Un crimine contro l'umanità può diventare anche un atto dovuto e un atteso gesto distensivo, quando chi ne paga i danni sono i cittadini israeliani. Vorrei sapere come, in pienezza di coscienza, si possa arrivare a concepire tanto.

Le persone ebree, di cittadinanza israeliana, che abitano nella Striscia di Gaza sono circa 8.000 in un'area in cui abitano circa 1.500.000 di persone arabe. Le case in cui loro abitano, insieme alle terre che coltivano, sono state acquistate dai precedenti legittimi proprietari, oppure sono state rese fertili delle terre desertiche e lì sono stati costruiti gli insediamenti.

Mentre ti scrivo, e fino al 14 agosto, gli Ebrei celebrano uno dei momenti luttuosi del loro calendario, in cui si ricorda la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera degli Assiro-Babilonesi (70 a.C.). Sono giorni in cui il lutto è espresso con ristrettezze via via crescenti e culmina in 24 ore di digiuno. Circa metà degli Ebrei che subiranno la deportazione sono osservanti, quindi i soldati verranno a prenderli il giorno dopo il digiuno.

Ma il punto è: 8.000 persone sono un'infima minoranza di fronte a 1.500.000. Se quei territori dovranno far parte del nascente Stato Palestinese, che fastidio dà una minoranza etnica, soprattutto così esigua? Perché i leader arabi insistono che, nella terra che loro rivendicano, non deve abitare nemmeno un Ebreo? E perché invece in Israele quasi un quinto dei cittadini è di etnia araba e gode di ogni diritto civile e politico?

Secondo te è possibile dire che la rivendicazione di una terra priva di Ebrei sia una rivendicazione di stampo razzista?

Il Governo Sharon, tradendo le promesse elettorali, ha deciso di deportare i suoi cittadini. Si può pensare alla famosa e cinica ragion di Stato, per cui, per proteggere 8.000 persone, non vale la pena mobilitare mezzo esercito.

Ma di nuovo: perché serve mezzo esercito per difendere delle persone che, semplicemente, abitano nelle case e nelle terre che si sono comprate?

Da ultimo ti chiedo una previsione, basata possibilmente sui precedenti storici di concessioni unilaterali fatte da Israele agli Arabi (ritiro dal Sinai, ritiro dal Libano, accordi di Oslo). Secondo te, queste nuove concessioni unilaterali porteranno a una diminuzione della violenza da parte degli Arabi di Palestina?

Grazie per l'attenzione e per le risposte che mi darai.

Un saluto dalla "nostra" Bologna.

Mauro Pace


Caro Mauro,

Grazie per le tue lettere, per questa e per quella graditissima che mi hai spedito in privato.

Le nostre conversazioni hanno spesso avuto la questione israelo-palestinese come argomento, soprattutto da quando essa è diventata uno dei tuoi interessi culturali e politici principali. Specifico questo a beneficio di quei lettori e quelle lettrici che dovessero sorprendersi della forte enfasi, emozionale oltre che ideologica (e intendo entrambi gli aggettivi nella loro accezione più positiva), della tua lettera.

Mi chiedi un'opinione non qualunque, dunque cercherò di onorare questa preziosa investitura.

La questione giuridica mi sembra chiara: la colonizzazione sionista dei territori di Gaza, avvenuta durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, è stata dichiarata illegale sin dal 1988 (risoluzione 242, poi rinforzata dagli accordi di Oslo). In termini di diritto internazionale, non si può proprio parlare di deportazione, ma semplicemente di abbandono del territorio da parte degli invasori. So che non sei d'accordo sulla maggior parte delle scelte terminologiche di questa frase, ma ai fini pratici questo è quello che sta succedendo. Di conseguenza, non sono d'accordo nell'attribuire neanche delle sfumature razziste a questi eventi. Soprattutto se si pensa alla mole impressionante di episodi realmente razzisti che hanno condito la questione israelo-palestinese sin dai suoi inizi (e non solo, come sai, in Israele e/o Palestina).

Inoltre, è stata l'intera comunità internazionale, e buona parte di quella israeliana stessa, a spingere per il ritiro da Gaza. Gli unici a protestare, oltre i coloni stessi, sono stati i rappresentanti dell'estrema destra ultra-nazionalista israeliana (più cinque membri dell'esecutivo di Tel Aviv, tutti appartenenti all'ala più reazionaria del Likud). Non ti ci vedo a sostenere una posizione del genere (ma, ovviamente, questo non intacca minimamente la legittimità delle tue opinioni).

Forse si può anche rincarare la dose, e dire che delle tre questioni sulle quali lo stato israeliano è stato chiamato ad operare, ovvero il problema dei profughi, Gerusalemme e il ritiro da Gaza, quest'ultimo costituiva il provvedimento più semplice ed indolore (per non parlare dell'ingente risparmio israeliano in termini di protezione militare ai coloni), e quindi i maligni potrebbero anche leggerci una dimostrazione callida e demagogica di buona volontà dinanzi alla comunità internazionale, per poi omettere di risolvere problemi ben più tragici. E sappiamo benissimo che Israele non accetterà mai di risolvere il problema dei profughi (in parte comprensibilmente, dato che nel frattempo questi si sono moltiplicati in modo esponenziale). Quanto a Gerusalemme… piuttosto la guerra atomica.

A livello personale, mi sento di aggiungere che gli 8000 coloni di Gaza fanno parte della fazione più estremista ed intransigente dell'intero insediamento israeliano nei territori palestinesi (la strage compiuta da Baruch Goldstein nel 1994 può fungere da prototipo). Se siamo interessati alla democratizzazione politica e alla moderazione morale di quell'area geografica, non dico che dovremmo stappare una bottiglia di spumante, ma quasi.

Un altro aspetto è che i coloni riceveranno un indennizzo tra i 200 e i 400 mila dollari (ovvero fino a 385 mila euro) per l'abbandono non forzato dei territori. Non ci sputerei sopra: io da Trani me ne sono dovuto andare gratis. Per fortuna il biglietto aereo me lo hanno comprato i miei. Questa gente, infine, non avrà nessun problema di ricollocamento (a differenza dei profughi palestinesi): ricominceranno da quello che avevano dovuto interrompere, solo che anziché coltivare pompelmi a Gaza lo faranno in territorio legittimamente israeliano.

 Un altro tuo paragone che non mi convince del tutto è quello che mette sullo stesso piano i coloni in terra palestinese con la minoranza araba in Israele. Sono sicuro che sei d'accordo con me nel sostenere che sia una pericolosa approssimazione quella di equiparare il concetto di etnia a quello di cittadinanza. Gli arabi di Israele sono cittadini di Israele, e in questo senso sono perfettamente (e più propriamente) paragonabili a &emdash; chessò &emdash; gli algerini cittadini francesi, gli svedesi cittadini finlandesi, i neozelandesi cittadini del Costa Rica (ammesso che ve ne siano). Se intendi dirmi che gli 8000 coloni diventerebbero volentieri cittadini dell'ANP, allora d'accordo. Ma sai meglio di me che uno scenario simile è più che improbabile: è ridicolo. Sia da una parte (coloni estremisti che accettano di diventare cittadini dell'ANP) e sia dall'altra (palestinesi che accettano i più odiati tra i loro nemici come concittadini). Mantenere i coloni così come sono, come minoranza etnica autonoma e con i privilegi di cui fino ad ora hanno goduto (in primis, l'accesso alle risorse idriche, di quasi sette volte superiore a quello concesso ai palestinesi: 584 litri pro capite al giorno contro solo 88), significa volere la guerra a tutti i costi.

 Poni anche una questione di rispetto del calendario religioso ebraico. Si può essere d'accordo che si poteva fare una scelta più accorta, a riguardo, però non posso esimermi da un minimo di laico cinismo: 1) Tra ricorrenze militari, istituzionali e religiose, in uno stato moderno è sempre più difficile trovare un giorno senza digiuni, messe speciali, discorsi del presidente, parate militari e quant'altro. Chi vive in Finlandia non può fare a meno di notare l'impressionante frequenza con cui le strade vengono decorate con la bandiera nazionale. 2) Il ritiro, a Gaza, è scattato il giorno dopo il digiuno, con 48 ore a disposizione per sloggiare (senza contare che la decisione del ritiro è stato presa da un po' di giorni). Di cosa ti preoccupi? Che i coloni, dopo aver digiunato, fossero un po' deboli per traslocare? Da come hanno reagito, non sembra che abbiano rinunciato ad una bella colazione calorica. Una volta io e mio fratello abbiamo provato a digiunare per quattro giorni, perché avevamo sentito da qualche parte che ogni tanto fa bene e purifica il corpo. Il terzo giorno stavamo giocando a tennis, e non so se hai presente le partite di tennis tra me e mio fratello: scontri all'ultimo sangue che finiscono inevitabilmente al quinto set dopo vari tie-break. Ce le diamo di santa ragione.

Battute a parte (e scusami, perché non erano necessarie, se non ad alleggerire un po' i toni), quello che intendo dire è che, sì, si poteva trovare un giorno migliore, però non mi sembra un'aggravante così scandalosa.

Per quanto riguarda la tua ultima domanda, purtroppo non c'è tanto da essere ottimisti: dubito che gli attentati finiranno, dubito che l'esercito israeliano la finirà con i cosiddetti "targeted killings" (un eufemismo davvero agghiacciante), e dubito che in generale tutto questo lungo, insaziabile orrore finirà. Le due fazioni, accecate da una rabbia storica, religiosa e nazionalista, non sono a mio modo di vedere mature per un processo di pace.

Perché la pace, a differenza della guerra, richiede maturità.

Un abbraccio. Per favore, ricambia i saluti alla nostra Bologna.

Dario

... i precedenti

... e chi sei?
Circa un mese fa ho ricevuto un invito dalla ditta Tamore per una serata italiana.



Accidenti. E' solo la seconda lettera e gia' non so piu' cosa rispondere

Vorrei sottoporti alcune mie osservazioni riguardo alla lettera della signora Elisa ...


Mi spiego: oserei dire che le pubblicità rispecchino...
Caro Dario (ti do del tu, spero che non ti dispiaccia, visto che siamo quasi coetanei), ...


PACIFISMO-GUERRA all'Iraq
Normalmente non comunico con incompenti


no-global come lei e tutto il suo enturage di ...


...solo un po di supporto e complimenti per la risposta efficace (e concisa) al signor Renato.


Mi interesserebbe molto conoscere la Sua opinione in merito ad alcune dichiarazioni rilasciate dal presidente del consiglio circa un anno e mezzo fa, in cui sosteneva che la società islamica stesse vivendo il suo medioevo,


ho da poco iniziato a leggere 'la Rondine' di cui un conoscente mi ha parlato qualche tempo fa.


...e il fatto di constatare che gli italiani all'estero (anch'io sono fra questi) non sono soltanto dei poveri disperati che vanno via da casa...


Mi chiamo Cristiano e sono un frequentatore della Rondine, un giornale che apprezzo per la sua ironia,


Anche se sono un'altra penna (sporadica) della Rondine,


...
rapporto che esiste tra i finlandesi/ le finlandesi ed i valori di 'continuita' familiari...